Scorza
di Daniele
Dionisi
Giulio
Perone Editore, giugno 2026
pp. 272
€ 19 (cartaceo)
«L’agenzia di tua moglie è il contrario della tua. Incompetenti come scimpanzé, ma fighi da morire. Impiattano la merda come fossero Cracco e te la fanno sembrare una quenelle.» (p. 80)
Le prime
pagine del nuovo libro di Daniele Dionisi ci mostrano un romanzo che sembra voglia affrontare il
tema di come la differenza d’età fra un uomo e una donna possa condizionare
i rapporti interpersonali col passare del tempo. D’altronde Fausto Scorza e sua
moglie Tania si passano quindici anni, e anche la distanza fra Fausto e suo
figlio è notevole. Eppure non è questo il cuore del romanzo. Perché il problema
non è che i cinquantacinque anni di Fausto sono troppi rispetto ai quaranta di
Tania – anche quando il mondo intorno a loro sembra andare a velocità diverse,
mosso da regole che funzionavano bene magari negli anni Novanta, mentre nei
nuovi anni Dieci emanano odore di muffa – bensì che Fausto è un personaggio
terribile: uno che non solo farebbe di tutto per uscire vincitore in qualsiasi
campo, ma che soprattutto è un pessimo perdente. E questi sono difetti che, se stanno male a un qualsiasi essere umano, come fossero un vestito
fuori misura, stanno ancora peggio addosso al direttore di una grande azienda,
al marito di una donna con cui divide la carriera e al padre di un figlio
adolescente.
Nelle circa trecento pagine di cui è composto il romanzo, seguiamo Fausto nei suoi tentativi disperati di tenere insieme tutto – il lavoro, la famiglia, persino un’impensabile carriera come sindaco di Narni – e compiere atti meschini pur di cavarsela, per poi agitare le gambe, alzare la voce e mettere in scena piccole e insignificanti ritorsioni quando le sue macchinazioni vengono scoperte. In quei momenti, l’uomo alla soglia dei sessant’anni, quello che dovrebbe essere un simbolo per la moglie e soprattutto per il figlio – ma anche, perché no, per i colleghi e i concittadini – si rivela per quello che è: una creatura fragile che non sa gestire la propria mania di controllo. Dionisi è bravo nel descrivere i ragionamenti meschini del suo personaggio, che sempre – filtrati dalla lente d’ingrandimento della prima persona – appaiono più eroici di quanto siano. Anche le reazioni delle persone che ruotano intorno a Fausto Scorza, e che dovrebbero essere tragiche vista la portata dei suoi fallimenti, rivelano una componente comica: perché come si può reagire nel trovare il proprio ex marito con le braghe calate all’interno del suo vecchio ufficio, mentre sta tentando di orinare sulla sua vecchia scrivania per fare un dispetto come fanno gli adolescenti?
Fausto Scorza
è un personaggio terribile, si è detto, che tenta di giustificare ogni proprio
comportamento tramite riflessioni che si basano su un solo presupposto: ciò che
ho davanti mi appartiene, ho faticato per averlo, è mio, e dunque qualsiasi
atto serva a preservare la mia posizione di potere è legittimo. Anche qui,
Dionisi è abile nel far propri i ragionamenti del suo personaggio senza
interferire con i propri giudizi, e lasciando al lettore l’onere di valutare il
tutto. È ovvio – date le conseguenze – che i pensieri e gli atti di Fausto
Scorza siano adeguati a una certa visione del mondo; eppure è altrettanto ovvio
che la sua prospettiva unica sia destinata al naufragio, perché non tiene conto
degli altri che, stufi di essere utilizzati come mezzi e mai come fini, non
possono che ribellarsi a questo dominio.
Scorza è un romanzo acido, che mostra le fragilità di un uomo nato e cresciuto in un sistema di valori in cui contano solo la forza e la sopraffazione, in cui la debolezza umana è un peccato capitale e gli affetti sono solo d’intralcio all’autorealizzazione. È un romanzo reale, che costringe a fare i conti con la pietà che si può provare verso determinati tipi di persone, nonostante tutto.
David
Valentini

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