Roberto Calasso affronta la Bibbia non solo come un testo religioso da spiegare, ma come la più vasta costruzione narrativa dell’Occidente. Il suo obiettivo non è semplificare le Scritture, bensì restituire al lettore la complessità delle storie che le compongono, mostrando come ogni episodio trovi senso soltanto nel dialogo con gli altri.
È un’idea che l’autore sintetizza già nella quarta di copertina, quando scrive che:
«Le storie ebraiche, come le storie greche, sono intricate e interdipendenti. Capirne una è la via per capirle tutte. E, per capirne una, occorre averle percorse tutte».
Uno dei temi più interessanti del libro riguarda il rapporto fra parola e rito. Calasso mostra come nella tradizione biblica esistano azioni che nessun sacrificio può sostituire. Riflettendo sul capro espiatorio osserva infatti che:
«Occorreva il nudo potere della parola. Ma pronunciata toccando la testa di un animale. E quell'animale doveva poi essere abbandonato nel deserto, come le parole della confessione, che dovevano essere pronunciate e gettate in una terra arida». (p. 251)
«Questo Thotmes potrebbe essere il mio Mosè, e io potrei vantarmi di averlo indovinato.» Quell'ignoto Thotmes poteva anche essere una fantasticheria momentanea, presto dimenticata. Ma, quattro anni dopo, quando finalmente il Mosè venne pubblicato, l'ignoto Thotmes riaffiorava: Freud lo presentò come un seguace della religione di Aton, ma in contrasto con il meditabondo re, era energico e appassionato. (p. 307)
«I profeti avevano qualcosa del sacerdote e qualcosa del re. Ma non erano né l’uno né l’altro. Questa era la loro debolezza. I profeti esortavano e venivano uccisi. Ricapitolando il corso dell'intera storia a partire da Abramo, Esdra così definì la sorte che ai profeti era toccata: Hanno ucciso i profeti che li esortavano a tornare a te». (p. 419)
In questa osservazione è racchiusa tutta la loro forza narrativa. I profeti non governano, non amministrano il culto e proprio per questo possono parlare con una libertà che li espone continuamente al rifiuto e alla violenza. La loro autorevolezza nasce dalla parola, non dalla posizione sociale. È proprio questa capacità di mettere in relazione episodi lontanissimi tra loro, testi biblici, interpretazioni filosofiche e riflessioni moderne a rendere Il libro di tutti i libri qualcosa di molto diverso da un semplice saggio divulgativo.
Roberto Calasso costruisce una grande narrazione in cui la Bibbia diventa un archivio inesauribile di simboli, idee e domande sull’uomo. È una lettura che richiede tempo, attenzione e una certa familiarità con i riferimenti culturali, ma restituisce al lettore una visione della Bibbia come uno dei più straordinari laboratori narrativi della civiltà occidentale.
Alessia Alfonsi
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