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Svelare il passato richiedere un lungo passaggio nel buio: "Camere oscure" di Rebecca Hannigan

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camere oscure



Camere oscure
di Rebecca Hannigan
Bompiani, giugno 2026

Traduzione di Patrizia Managò

pp. 400
€ 19 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

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L’estate del 1999 è stata memorabile per la piccola comunità irlandese di Bannakilduf. È stata l’estate in cui due bambine, Roisin e Caitlin, si sono inoltrate nel misterioso bosco di Hanging Woods e hanno cambiato per sempre la loro storia e quella dell’intera comunità. Anni dopo c’è chi cerca ancora una verità sulla sparizione di Roisin e il ritorno in solitaria di Caitlin, che ha poi cambiato vita, trasferendosi altrove.


Con un salto temporale di vent'anni ritroviamo Deedee, sorella di Roisin, la bambina scomparsa, che adesso è una poliziotta in cerca di risposte, e Caitlin, costretta a tornare in Irlanda, col carico di una vita allo sbando, quando la madre muore. Il loro destino si incrocia e si scontra come i due modi adottati per reagire all’evento. Se la vita di Deedee è stata condizionata dal trauma, perché la sorella è scomparsa dopo una lite avuta con lei e quindi ora vuole rimettere a posto le cose, quella di Caitlin è stata una fuga costante da quel trauma e una continua e inarrestabile caduta verso il baratro.


Le due protagoniste femminili appaiono quindi molto controverse e problematiche, non entrano subito in sintonia con il lettore, impegnate a mostrare il loro lato negativo. Deedee ha una posizione scomoda perché il suo coinvolgimento emotivo e il dolore costante che la accompagna la rendono una delle vittime del caso che dovrebbe risolvere.


Per Caitlin la morte della madre svolge la funzione narrativa del richiamo, lei è costretta a tornare nel luogo dal quale era fuggita. Ma il ritorno non coincide automaticamente con una riconciliazione. Il ritorno diventa quindi una sorta di indagine intima nel suo passato, attraverso oggetti, persone care e ricordi perduti: Caitlin non cerca soltanto Roisin, ma la bambina che era e il momento in cui la sua esistenza ha deviato dal proprio corso.


Più che domandarsi chi abbia ucciso o rapito Roisin, il romanzo sembra interrogarsi su che cosa la sua assenza abbia fatto alle persone sopravvissute. E soprattutto la domanda diventa corale a un certo punto, perché è l’intera comunità che deve analizzare come questo evento abbia cambiato la vita di tutti.


Il meccanismo di narrazione dosa benissimo il racconto personale con i colpi di scena. Il bosco è  un elemento narrativo classico nonché il luogo in cui si abbandonano le regole della comunità, si perde l’orientamento e si attraversa una soglia. Se per le due bambine rappresenta il passaggio traumatico dall’infanzia all’età adulta, per la comunità diventa la parte rimossa della memoria e anche il deposito delle leggende locali. 


Se lo spazio funge da contesto ideale e riporta anche ad uno stereotipo classico, il tempo è efficacemente rappresentato dal riferimento al solstizio d’estate, che intensifica l’ambiguità: il giorno più luminoso dell’anno diventa quello in cui si produce la zona più oscura della storia, così come le camere oscure sono quelle in cui dal buio nasce l’immagine, che una volta stampata non può più restare nascosta, ma deve riemergere. Entrambi i riferimenti, che sono anche espedienti narrativi portano il lettore a capire quanto sia difficile accettare la verità, aprire certi segreti, guardarsi indietro e comprendere quanto abbiamo deciso di portare con noi e quanto abbiamo voluto seppellire, nel raccontarci la verità così come la volevamo e non come in realtà era. 


Un romanzo molto ben costruito, che svela nel finale i suoi lati oscuri, e costruisce la storia in modo che anche i suoi punti di forza emergano pian piano, insieme alle protagoniste, che ricordano la complessità della natura umana e con il loro chiaroscuri ci fanno riflettere sull’ambiguità che alberga in ognuno di noi, e che può emergere solo dopo un processo di sviluppo, come fossimo tutti negativi in attesa di diventare immagini ben fissate e definite. 


Samantha Viva