Gli ultimi sei
di Akinari Asakura
Feltrinelli, maggio 2026
pp. 271
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
Un caso editoriale da 70mila copie in Giappone, approda ora in Italia. A scriverlo è uno degli autori emergenti più interessanti, del panorama nipponico, Akinari Asakura, coautore tra l’altro del manga Show-ha Shoten. Gli ultimi sei, pubblicato da Feltrinelli con la traduzione di Federica Lippi, è un romanzo ricco di suspense e colpi di scena, dove il nucleo centrale ruota attorno alle dinamiche di selezione del lavoro, mettendone in discussione la validità.
Il plot gira attorno alla spietata competizione per contendersi un ambito lavoro. Dopo una estenuante selezione, sono rimasti in sei e apparentemente tutti avranno un posto alla Spiralinks, o almeno così credono. In realtà, dopo aver lavorato in team e costruito dei rapporti tra loro, arriva la notizia che sconvolge i loro piani: solo uno sarà assunto e dovranno essere gli altri, motivando la loro scelta, a votarlo. Se questo già non bastasse, il giorno della decisione arrivano delle misteriose buste che contengono i segreti di ognuno dei candidati e che potrebbero ribaltare l’idea che il gruppo può essersi fatto dei vari componenti. Si alternano due voci narranti: il ventunenne Shōgo Hatano, che racconta gli ultimi istanti della selezione finale e il vincitore della selezione, che racconta quello che è successo dopo.
Tutto avviene durante le concitate fasi della discussione finale. Mentre la tensione sale e le alleanze cambiano a ogni voto, Shōgo dovrà capire chi ha pianificato il complotto e convincere gli altri di meritare il lavoro, prima che qualcuno lo elimini dal gioco. Addirittura una eliminazione che potrebbe essere definitiva.
Mi sentii soffocare e alzai lo sguardo, incrociando quello degli altri. Si stavano scrutando a vicenda con sospetto. Ma la cosa che faceva più paura, da mettersi quasi a urlare, era che avevano tutti lo stesso identico terrore negli occhi. (p. 64)
La trama è giocata su una doppia tensione, quella immediata della stanza, del voto, delle accuse e quella successiva degli otto anni dopo, quando il narratore lascia intuire che ciò che è accaduto ha avuto conseguenze più profonde; qualcuno è arrivato a fare qualcosa di incredibile, per ottener il posto. Una persona, tra i sei, indaga su ciò che accadde quel giorno, scoprendo nuovi punti di vista e verità ormai sepolte.
Il titolo originale giapponese, Rokunin no usotsuki na daigakusei, rimanda all’idea dei “sei studenti bugiardi” o “sei universitari bugiardi”, e già questo tocca un punto importante del romanzo, ovvero che il meccanismo di selezione è tale che tutti preferiscono costruire una versione selettiva di sé e non parlare sinceramente. Nel corso del romanzo questo tema torna più volte, una maschera sociale che ci protegge dai nostri stessi limiti e che ci fa apparire forti e motivati, ma che può sgretolarsi di fronte al minimo sospetto.
Ancora oggi penso che quella del voto ogni mezz’ora fosse una buona idea, Ma, naturalmente, era basata sull’ipotesi che la discussione si sarebbe svolta in maniera normale. Invece quel sistema stava iniziando a interagire in modo perverso con quelle maledette buste. (p. 90)
Anche l’apparente unione del team propone, all’inizio, i candidati che collaborano, imparano a fidarsi, si percepiscono come gruppo. Poi la regola cambia: da comunità diventano avversari. Il romanzo mostra così la fragilità di certi linguaggi aziendali, soprattutto quando dietro agisce una logica ferocemente competitiva. In quest’ottica perdere la selezione può voler dire perdere la narrazione di sè come individuo vincente.
La suspense non nasce solo dall’azione, ma dalla continua revisione delle percezioni. Il lettore cambia idea sui personaggi insieme al gruppo, sperimentando la stessa instabilità morale dei candidati.
Il sollievo che provai durò solo un istante. Com’era possibile che tutti avessero un alibi? Mentre mi abbandonavo sospirando sullo schienale della sedia per riflettere, finalmente mi resi conto di quanto ero stato incredibilmente stupido. (p. 126)
Asakura è noto per la sua visione molto lucida dei meccanismi sociali del Giappone, ma qui possiamo intuire come il mondo giovanile giapponese sia anche uno specchio universale, basato sul precariato, sull’ansia da prestazione, sulla competizione permanente, sul culto del successo e sulla paura di non essere abbastanza.
Inoltre il contesto della stanza come laboratorio sociale, che rende il romanzo quasi un giallo della camera chiusa, alimenta il clima teso dei thriller psicologici; lo spazio ristretto non serve solo a creare tensione, ma a portare al limite ii rapporti umani, fino a farli esplodere.
Samantha Viva

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