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Sulla vitalità femminile: l'horror della rimozione ne "La carta da parati gialla"

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La carta da parati gialla e altri racconti

di Charlotte Perkins Gilman
Mondadori, 2023

A cura di Stella Sacchini

pp. 208
€ 12,50 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Correva l'anno 1892 quando su «New England Magazine» uscì il racconto La carta da parati gialla di Charlotte Perkins Gilman. Come molte opere perturbanti redatte da donne — fa scuola l'esempio della successiva Shirley Jackson, sommersa di lettere di protesta per La lotteria — destò scalpore, in parte per i riferimenti autobiografici, in parte per l'aperta critica contenuta al suo interno. Fu infatti pubblicato su un altro giornale un intervento in risposta intitolato Robaccia pericolosa, il cui fine era mettere in guardia i lettori e istigare le riviste a censurare questo tipo di narrativa. Non era la prima volta che ostacoli simili si erano presentati lungo la via dell'autrice: per anni infatti aveva tentato di pubblicare Il glicine gigante, una storia breve incentrata sulla perdita di un bambino che, secoli dopo, torna a farsi sentire sotto forma fantasmatica.

La raccolta edita da Mondadori include entrambi gli scritti e molti altri esempi del suo vasto corpus, a partire proprio dall'omonimo racconto che assieme a Quando ero una strega è l'unico a essere narrato in prima persona. L'io diaristico della protagonista senza nome rappresenta infatti fuga nei confronti della reclusione impostale dal marito medico, che trova nella cura del riposo la risposta a ogni male. «John è la praticità fatta persona. Non ha pazienza con le credenze, le superstizioni gli fanno orrore e, di fronte alle cose che non si possono percepire con i sensi, vedere con gli occhi, toccare con mano e tradurre in cifre, sfodera tutto il suo sarcasmo» (p. 29). Così le prescrive tranquillità e assoluto disimpegno intellettuale, precetti a cui la moglie trasgredisce, scrivendo. Ma la nuova stanza, una nursery dalle pareti color canarino, comincia ad animarsi e l'io oscilla, si sfrangia, fino a diventare man mano un «noi»: la donna comincia a intravedere un'altra persona intrappolata fra le fitte trame disegnate sul muro. 

Una storia di prigionia che si intreccia alla propria esperienza di depressione postpartum e al sentirsi una madre degenere - espressione che darà titolo a un altro racconto - per aver scelto di affidare la figlia alle cure paterne. Un periodo di oscurità interrotto grazie alle pressioni di un'amica che la convince nuovamente a riappropriarsi della penna e a trasmutare il proprio dolore. Così Perkins Gilman non cambia solo il proprio destino, ma anche un po' il mondo: in una sua nota infatti lei stessa spiega come La carta da parati gialla abbia salvato una paziente nella sua stessa condizione e come abbia spinto numerosi psichiatri, compreso il proprio, a rivalutare gli effetti di tali terapie. 

Un accenno di speranza che si è ripercosso sul resto della sua produzione, come si vede all'interno di questa antologia, che non si limita a indagare tematiche come la maternità e il rapporto uomo-donna, ma anche a offrire soluzioni basate sull'autodeterminazione. È il caso di Cambiamento, che ci regala un'inedita alleanza fra suocera e nuora dopo l'iniziale competizione per la gestione del neonato: il punto di contatto fra le due diventa il lavoro e, a partire dalle proprie passioni, — i bambini per l'anziana e il canto per la giovane — decidono di fondare una scuola materna. Lo stesso vale per L'uomo di casa, dove una famosa attrice, rimasta vedova, sposa il suo dirimpettaio che accetta le sue aspirazioni e la sua vitalità. L'amore per la vita e la rivendicazione di tale sentimento scorrono lungo queste pagine e l'orrore, quando è presente, è solo sintomo di un femminile a cui è negata la gioia di esistere. 

E a dimostrazione di questa tesi viene in aiuto il personaggio di Quando ero una strega tramite cui l'autrice sembra dichiarare la propria poetica, augurandosi che 

«le donne, tutte le donne, possano finalmente vivere a pieno la propria condizione femminile; il potere, l'orgoglio, la consapevolezza di avere un posto nel mondo; che possano riconoscere il proprio dovere di madri dell'umanità intera - amare e proteggere qualsiasi creatura vivente; che possano riconoscere il marcio negli uomini - scegliere soltanto i migliori, e allevare e crescere uomini migliori dei loro padri; che possano riconoscere il proprio dovere di esseri umani, e buttarsi nella vita e nel lavoro senza riserve, costruendosi da sole la propria felicità» (p. 115).

Francesca Pozzo