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"Gli antropologi" di Ayşegül Savaş, diventare adulti in terra straniera

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Gli antropologi
di Ayşegül Savaş
Feltrinelli Gramma, Settembre 2025

Traduzione di Gioia Guerzoni
 
pp. 176 
€ 18,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
 

Questa non è una storia tragica o romantica, non è un’avventura allucinata o la biografia di un personaggio illustre. Questa è la storia autentica, prosaica e quotidiana, di una coppia che si evolve in una città straniera.

Il libro di Ayşegül Savaş parla di crescita e la racconta con modalità narrative davvero efficaci, perché non romanticizza, ma nemmeno banalizza o impreziosisce. Grazie alla struttura e alla forma, la scrittrice racconta lo stile di vita di chi è lontano da casa e cerca di ricrearla, una casa. Gli antropologi, edito da Feltrinelli e uscito per la neonata collana Gramma, parla di due expat: Asya e Manu.
Lontani dai rispettivi paesi ormai da anni, i due protagonisti sono consapevoli di vivere in una terra di mezzo che ancora non gli appartiene e con cui non sono sicuri di volersi identificare:

Facevo fatica a leggere interi romanzi nella lingua di questa città e le librerie, come le piazze affollate, mi davano la dolorosa sensazione di essere esclusa. (p. 22)

Per mettere fine a questa incertezza apolide, la coppia tenta di ricreare intorno a sé le sacre ritualità che ha perso allontanandosi dalle famiglie e le cerca nei luoghi in cui può spingersi con le sue forze. Ma come ricostruire il prezioso tempio del focolare? Innanzitutto le cose essenziali: una casa e una famiglia.
Le due grosse spinte di trama, trama che non esiste davvero ma che anzi intelligentemente scompare per lasciare il campo a una narrazione più libera, sono la relazione con l’Altro e la ricerca di un luogo che funga da tana, da rifugio per gli anni a venire. Entrambe si rivelano però scelte difficili, dato che in esse la coppia scopre se stessa e non cerca soltanto di eliminare dalla lista alcune tappe predefinite della vita borghese.  
La scelta dei protagonisti diventa quindi la concretizzazione di futuri possibili e lungamente immaginati, la firma su idee trasognate al college, un’avanscoperta verso la loro identità, non è solo un tampone per i buchi lasciati dal lontano paese d’origine.  Il racconto della conseguente incertezza e lotta silenziosa è il libro. 
 
Questa battaglia verso la crescita viene combattuta dai protagonisti attraverso la costruzioni di rapporti, di una nuova famiglia. Prima gerarchicamente fra le relazioni della coppia è quella con Ravi. Emigrato anche lui, rappresenta la figura del fratello, ovvero l’elemento sociale simile a te, nella tua stessa condizione, con cui puoi aprirti e paragonarti, una figura di riferimento per Asya e Manu. Ravi, infatti, condivide coi protagonisti interessi, stile di vita, idee, limiti e soprattutto tempi morti, quei momenti della giornata lontani dalla performatività e vicini alla parte più autentica dei due.
Il pantheon di amicizie e conoscenze della coppia non si esaurisce così facilmente, anzi, proprio nella complessità delle frequentazioni occasionali e degli amici satellite si mostrano le zone grigie dell’amicizia in età adulta. Lena, unica amica autoctona e proiezione della relazione con la città; Tereza, figura materna e sostitutiva dei parenti lontani; Sharon e Paul, coppia borghese che si pone come possibilità alternativa di vita dei due protagonisti; Sara, amica di un passato sempre più distante ma ancora intima. 
Ognuno di questi numi del tempio è imprescindibile per comprendere la complessità dell’olimpo di relazioni di una vita pur comune come quella dei due protagonisti. Per esempio, si potrebbe vedere in Lena solo un personaggio secondario, eppure svolge un ruolo centrale nei movimenti del libro. Tramite lei, Asya attua continuamente la comparazione quasi violenta di sé con la città.
Lena, quindi, permette alla storia di raccontare una parte della psicologia quotidiana e dell’esistenza di questioni irrisolte nelle vite di Asya e Manu.
Così anche Tereza che nella prima parte del romanzo sembra soltanto una vecchia vicina invadente e chiacchierona ma simpatica, si rivela poi una necessaria proiezione del genitore lontano che durante l’assenza è invecchiato, che richiede sempre più cure e col quale ormai ci si avvalora di strategie protettive come la bugia :

La porta è aperta. Entriamo, gridando ciaooo. Abbiamo portato un pollo arrosto e una crostata di pere. Tereza non è né in cucina né in soggiorno. La chiamiamo.
Sì? grida Tereza. Chi è?
È seduta sul bordo del letto in camicia da notte.
Che sorpresa! Esclama. E noi non le facciamo notare che avevamo in programma di cenare insieme. (p. 134)


Così l’autrice costruisce non un diorama immobile, ma un ingranaggio di relazioni realistico nella sua semplicità, nella sua accuratezza e nell’attenzione ai dettagli in cui ci racconta la volontà dei due di creare un nuovo focolare.

A dare colore alla narrazione sono le scelte formali di Savaş. La principale tra queste è la scelta di raccontare tramite una serie di brevi frammenti, come appunti di diario, le varie scene di vita della coppia. Il lettore diventa così uno studioso delle loro vite e gli viene permesso di soffermarsi sui loro rapporti, le loro abitudini, i loro linguaggi, le loro paure e la loro progettualità. 
Altro tocco di classe è il punto di vista: non parla la coppia e nemmeno un narratore esterno onnisciente, ma Asya, sfruttando a pieno la parzialità della focalizzazione per ricreare ancora una volta tramite la forma sia l’appunto di studio antropologico, sia la confidenza diaristica. Questi brevi frammenti sembrano scenette casuali, invece, sempre sulla linea dello scritto di un antropologo, alcuni rari titoli si ripetono suggerendo la scoperta di un pattern comportamentale ripetitivo che non è altro se non la trama sottesa del libro. Gli esempi da me raccolti: principi di parentela, modi di vivere, al parco, identità future.

Uno scrittore italiano durante un’intervista disse che un libro non è il frutto di un’idea, ma la costante aggiunta di idee sopra altre idee che poggiano sull’idea iniziale. Gli antropologi è il risultato di un’idea  (la scrittura per frammenti) a cui ne sono state impilate sopra tante altre sempre coerenti con l’intuizione originale (linguaggio quotidiano, costruzione non lineare della storia, assenza di una trama troppo marcata, scelta di scene coerenti con l'ambientazione e i personaggi). Il brillante risultato è un libro in cui la forma dialoga in continuazione col contenuto. Ogni rapporto e riflessione sociale trova il suo corrispettivo in concetti di forma di cui la scrittrice si serve per comunicare col lettore senza appesantirlo. 

Gli antropologi di Ayşegül Savaş è un libro da recuperare perché, mentre intrattiene il lettore, lo interroga con naturalezza sulle sue scelte e sui rapporti che lo circondano, ma con delicatezza, senza giudizio, con la bontà e la genuinità di chi vive gli stessi piccoli drammi quotidiani di cui scrive.

Paolo Sciortino