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"Le nostre estati a Panic Beach" di Sara Stridsberg: il racconto di una famiglia mediocre

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Le nostre estati a Panic Beach
 
di Sara Stridsberg 
Guanda, aprile 2026 

Traduzione di Monica Corbetta 

pp. 345 
€ 20,00 (cartaceo) 
€ 11,99 (ebook) 

I drammi familiari sono, forse, il genere più intenso e fruito tra gli altri. Tutti bene o male possiedono una famiglia che è turbolenta e caotica a suo modo. Per quanto vi siano differenze tra caso e caso, mi chiedo, come si può innovare un genere così tanto e per tanto a lungo battuto? Sara Stridsberg con il suo nuovo romanzo Le nostre estati a Panic Beach riesce nell'impresa. 

L'autrice svedese racconta, per il tramite della protagonista Nina, la storia degli ultimi cent'anni della famiglia Stjärne, fatta di persone ordinarie ma complesse e problematiche. Nessuno di loro ha un talento particolare né una vita mirabolante. I lutti improvvisi e le morti violente, misteriose, avvolgono di un'ombra pesante come un manto chi rimane vivo. Proprio questa ordinarietà costituisce un primo tratto originale del romanzo di Stridsberg, dal momento che in letteratura si sta scoprendo una stagione di donne straordinarie, uomini filantropi e geniali. I personaggi, qui, invece, di speciale non hanno nulla e anzi rendono le vite altrui contorte e insopportabili. I ricordi di Nina sono molto realistici, e non perché siano sempre precisi ma piuttosto perché emergono d'improvviso, si confondono con i sogni e si affastellano ad altre reminiscenze. 

Il legame con suo padre Matti, però, è il tema portante dell'intero romanzo. Lo sguardo di Nina è costante sugli errori e sulle debolezze paterne sin dalla tenera età. Per mezzo della protagonista, Stridsberg compie un ritratto eccelso di un essere umano così contorto, tanto da suscitare in chi legge la cosiddetta empatia negativa. Matti fa delle azioni orribili, le confessa, le nega, a volte le rivendica perfino, ma il nostro giudizio su di lui è viziato e più indulgente. Grazie a una ricostruzione lucidissima di Nina, giungiamo a conoscere il passato dell'uomo, la perdita della madre e del padre, l'abuso di alcol che pare trasmettersi di generazione in generazione, e il presente da anziano infiacchito e pentito. La narratrice stessa è incerta sui sentimenti verso suo padre: dovrebbe amarlo, odiarlo, comprenderlo? Questo stesso senso di mistero lo trasmette al lettore, che ha il compito di interpretare alcune svolte narrative drammatiche. 

«Torna alle origini quando sei in difficoltà». (p. 214) 

Nel romanzo, però, non c'è solo la semplice narrazione di eventi. Un'altra originale protagonista è la luce. C'è sempre un raggio che fende un ambiente oscuro; il sole di Panic Beach che acceca Nina; l'amore stesso è descritto come una luce improvvisa che avvolge la vita dei protagonisti: «pensavamo che l'amore fosse quel luogo nella luce dove nulla può raggiungerti, ma non sapevamo come fare a rimanerci» (p. 132). Tuttavia, ad accompagnare lo splendore e il chiarore di alcuni rari eventi sopraggiunge anche la tenebra. Come Matti, che ha profondi e spaventosi pozzi neri dentro di sé e improvvisi attimi confortanti. Questa dicotomia sottolinea un'altra tematica intensa: la lotta interna tra bene e male che divide un individuo. La scrittura di Stridsberg è a volte delicata, altre volte molto violenta, proprio come la maggior parte dei personaggi che passano dall'equilibrio alla depressione o all'euforia. 

Infine, un ultimo personaggio chiave è Eddie, la sorella minore di Nina, colei la quale tormenta i ricordi della protagonista, li abita con sogni e apparizioni criptiche. Riempie anche le pagine dei momenti più teneri e profondi di tutto il romanzo, che possiede una scrittura armoniosa e raffinata, per quanto sempre tesa e diretta verso l'elemento sconvolgente. Quella di Le nostre estati a Panic Beach è una lettura piacevolissima e al tempo stesso complessa, che porta piena soddisfazione e partecipazione nel lettore. 

Camilla Elleboro