di Martin Suter
Sellerio Editore, gennaio 2026
Traduzione di Alice Gardoncini
pp. 248
€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Martin Suter ci racconta un altro caso affidato al suo dandy preferito Allmen e in questa nuova avventura fa incontrare, all’esperto di furti, un altro suo riuscito personaggio, il collezionista d’arte Weynfeldt.
La Allmen International Inquires viene quindi coinvolta, grazie all’incontro fortuito tra Allmen e Weynfeldt in un misterioso caso che arriva al momento giusto, vista la mancanza di liquidità del solito Allmen e porta Carlos e Maria, i due altri soci di Johann Friedrich, a investigare sulla scomparsa delle Baigneuses au ballon 4, un quadro di Picasso, scomparso dalla collezione di Weynfeldt, dopo un ricevimento a casa sua, insieme ad alcuni amici.
Il proprietario non può chiamare la Polizia, perché non può credere che tra i suoi amici possa esserci il ladro e poi lo stesso dipinto non si sa se sia vero o falso. Ma la ricerca si tinge di ulteriore suspence, perché una delle sospettate muore, non si sa se per caso o per mano di qualcuno.
Più che un giallo, Suter mette in scena, con la consueta eleganza, un catalogo di personaggi emblematici, tutti appartenenti ad un certo ambiente sociale ma accomunati da insoddisfazioni, lati ambigui e poca chiarezza, rispetto a ciò che vorrebbero far credere. Tutti che potrebbero essere veri o falsi, come il famigerato quadro di Picasso, che potrebbe essere autentico e valere milioni o essere falso e non valere niente. Eppure questa sua peculiarità lo rende il più caro tra tutti al suo proprietario.
Suter sembra voler suggerire che le cose che ci piacciono, come i legami che scegliamo di coltivare, sono peculiari non per il valore in sé ma per quello che decidiamo di investire nel coltivare quel legame. Però questa inchiesta mette in moto anche un processo di consapevolezza per Weynfeldt:
«Appena prima», continuò Weynfeldt, «mi sembrava impossibile pensare che qualcuno del mio giro, che vedo tutti i giovedì qui a pranzo, avesse potuto rubare quel quadro. E ora? Ora sospetto di tutti». (p. 194)
Più che sull’azione, Suter punta sulla tensione psicologica e sulla satira sociale. L’alta borghesia che descrive è un microcosmo con le sue regole, dove il denaro non basta a comprare la fiducia e l’eleganza nasconde le crepe. Il delitto – o presunto tale – è quasi un pretesto per osservare l’inconsistenza morale di un mondo che teme più lo scandalo che la colpa.
Al centro della vicenda una maestosa Zurigo, con i suoi riti, gli aperitivi nei luoghi iconici, i ristoranti di lusso, la musica che diventa sigla per le serate intime. Il lusso è nella scelta di onorare il bello, anche nella scelta di mangiare e bere godendosi la vita, anche se si va a Roma per continuare l’indagine, non manca mai la sosta per godere di qualcosa di buono.
A risolvere il caso non saranno i poliziotti, che dopo la morte di una sospettata Allmen deve coinvolgere, ma la brava e furba Maria, socia dell’agenzia e anche domestica, come Carlos.
Alla fine, ciò che resta non è tanto la soluzione del caso, quanto la consapevolezza che ogni relazione è un atto di fede. Come un’opera d’arte, può essere autentica o apocrifa, ma il suo valore dipende dallo sguardo di chi la contempla. Suter ci ricorda che il vero rischio non è perdere un Picasso, ma perdere l’illusione di conoscere davvero chi ci siede accanto a tavola, o forse concedersi il lusso di continuare a illudersi e scegliere di non sapere tutto.
Samantha Viva

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