#RileggiamoConVoi – libri che riscaldano e infiammano – febbraio 2026



Buongiorno a chi ci legge,
anche se dopo i Giorni della Merla si spera di essere fuori dall'inverno, non dobbiamo illuderci: febbraio porta con sé un sacco di freddo. Per il mese più corto dell'anno, la Redazione ha quindi pensato a titoli caldi: romanzi che ci scaldano il cuore, infiammano la mente, accendono le passioni. Così, in attesa della primavera, possiamo trovare conforto tra le pagine.

Buone letture,
la Redazione

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Alessia consiglia 
Cuore l’innamorato di Lily King (Fazi)
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Perché: Cuore l’innamorato è un romanzo che parla di scelte, di desideri che resistono al tempo e di ciò che resta quando l’amore non prende la direzione che avevamo immaginato. Lily King torna a interrogare il rapporto tra vita e scrittura, mostrando come entrambe siano fatte di tentativi, rinunce e improvvise rivelazioni. La protagonista è una giovane donna che sogna di diventare scrittrice e che, durante gli anni dell’università, si trova coinvolta in una relazione complessa e irrisolta. Il romanzo si muove su più piani temporali: da un lato il passato, carico di slanci e di incertezze; dall’altro il presente, in cui la memoria diventa strumento di comprensione e, forse, di riconciliazione. È proprio questo continuo andare avanti e indietro che permette a King di riflettere su ciò che l’amore lascia dietro di sé, anche quando sembra finito. Al centro del libro non c’è soltanto una storia sentimentale, ma una riflessione più ampia sul crescere, sul diventare adulti e sul prezzo delle scelte che compiamo quando siamo giovani. Cuore l’innamorato racconta il momento in cui capiamo che non tutto può essere tenuto insieme: l’amore, l’ambizione, il talento, la libertà. E che ogni decisione, anche quella più necessaria, comporta una perdita.
La scrittura di Lily King è intima, a tratti quasi confessionale, capace di soffermarsi sui dettagli emotivi senza mai risultare artificiosa. La prosa accompagna il lettore dentro i pensieri della protagonista, rendendo credibili i suoi dubbi, le sue fragilità e quella sensazione persistente di “e se fosse andata diversamente?” che attraversa tutto il romanzo. È un libro che parla a chi ha amato, a chi ha scelto, a chi si è trovato a fare i conti con il tempo e con le versioni di sé che avrebbe potuto diventare.
A chi: a chi ama i romanzi introspettivi, le storie in cui l’amore non è mai semplice né consolatorio, e per chi crede che la letteratura sia uno spazio in cui interrogare la propria vita, non solo raccontarla.


Carlotta consiglia 
Le parole della pioggia di Laura Imai Messina (Einaudi)
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Perché: Laura Imai Messina si conferma, con ogni sua opera, come un'attenta interprete e ascoltatrice dell'anima umana e in questa nuova pubblicazione ci insegna a prendercene cura. 
La pioggia non è solo acqua che cade e che bagna, ma è vera e propria poesia che sa consolare e rincuorare. Non c'è un solo tipo di pioggia ma essa ci parla in tanti e diversissimi modi, dobbiamo solo imparare ad ascoltarla. Solo così potremo farci accompagnare dalle donne-ombrello, ovvero delle donne che in Giappone accompagnano i passanti proteggendoli sotto i loro grandi ombrelli , offrendosi di ascoltare le loro storie.
A chi: A chiunque abbia bisogno di sentirsi visto, desiderato, ascoltato e protetto. Una vera coccola che fa stare bene e che scalda il cuore dei più freddi, anche quando fuori... piove.


Claudia consiglia
Cento giorni che non torno di Valentina Furlanetto (Laterza)
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Perché: è un volume che infiamma la coscienza raccontando l'eredità di Franco Basaglia, lo psichiatra che per primo sollevò il velo sulla reale complessità delle malattie mentali e che si interrogò sull'istituzione manicomiale e sui suoi compiti. Un volume che ci interroga su tutto quello che tutt'oggi la società civile fa fatica a capire, sulla strada che c'è ancora da fare per dare alle persone con disturbi mentali il diritto di condurre una vita sempre più libera, dignitosa e piena. Cento giorni che non torno ha un'anima agile, con dinamismo si muove tra ieri e oggi tenendo insieme alcune grandi domande di fondo: cosa significa malattia e cosa significa cura? Che dialettica possiamo trovare tra questi due poli? Chi sono i malati di mente? E in che misura lo siamo tutti?
A chi: a chi coltiva l'esercizio del dubbio. Ai vulcanologi della mente che osservano i movimenti della psiche e le loro evoluzioni, le segnalano, le registrano ma accettano di non poterle controllare del tutto.


Corinna consiglia:
Cime tempestose di Emily Brontë (Garzanti)
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Perché: tornato nell’occhio del ciclone in vista della prossima uscita in sala dell’adattamento cinematografico firmato Emerald Fennell, con protagonisti Margot Robbie nelle vesti della tormentata Catherine e Jacob Elordi in quelle del selvaggio Heathcliff, Cime tempestose resta un classico intramontabile della letteratura, sempre in grado di infiammare le menti dei lettori che negli anni hanno avuto la fortuna di sfogliarne le pagine e innamorarsi delle vicende di personaggi dalla statura narrativa imponente, protagonisti di sentimenti, tanto positivi quanto negativi, brucianti e totalizzanti, così in contrasto con la rigidità climatica della brughiera inglese che fa da cornice al racconto.
A chi: a chi non ama le mezze misure ma desidera romanzi intensi, coinvolgenti e, ovviamente, scritti in modo sublime.


Deborah D'Addetta consiglia 
L'oscena Signora D di Hilda Hilst (Castelvecchi)
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Perché: per la prima volta tradotto in Italia, questo testo della scrittrice brasiliana Hilda Hilst, promette di essere qualcosa di più: non è un romanzo canonico, non è un racconto, non è un memoir, ma un mix di tutte queste forme narrative, il cui stile, tipico dell'autrice – come ci viene spiegato nella postfazione – risulta «denso di riferimenti non solo letterari e filosofici ma anche scientifici, spesso ermetici [...] come flussi di coscienza in cui sembrano alternarsi più voci, unisce un forte slancio mistico a un linguaggio quotidiano, triviale, con accenti blasfemi, a volte pornografici». Blasfemia e pornografia effettivamente sono connotazioni presenti nel testo: una donna – la signora D del titolo, che nel libro prende il nome di Hillé – intrattiene una conversazione quasi delirante con il marito scomparso, Ehud, decidendo di ritirarsi a vita in un sottoscala per affrontare la perdita. L'attributo "oscena" si giustifica proprio nello stile e nei toni che la donna usa: non si fa remore a bestemmiare, a invocare Dio in modo "improprio", a ricordare rapporti sessuali, a tempestare l'uomo di domande. 
A chi: ricorda molto Marguerite Duras. Nel connubio amore/morte – o meglio amore/follia – impregnato di sensualità e lussuria, onestamente esplicito, le due autrici si assomigliano molto. 


Debora Lambruschini consiglia 
84 Charing Cross Road di Helene Hanff (Bordolibero)
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Perché: ancora e sempre abbiamo bisogno delle storie e delle connessioni umane che talvolta sanno creare. Nello scambio di lettere tra l’autrice, una scrittrice statunitense, e Frank, il responsabile acquisti di una libreria antiquaria di Londra, c’è il calore di un rapporto che diventa personale nonostante la distanza, le differenze culturali, il mondo che cambia. Le parole, le storie, a connettere le persone 
A chi: ai lettori e alle lettrici che credono nella forza delle parole, a chi cerca una storia piccola, umanissima, che scalda il cuore, piena di libri e ironia.  


Giulia consiglia
Fuga d'amore di Tracy Rees (Neri Pozza)
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Perché: Rowena Blythe è bella, ricca, ha già ricevuto una decina di proposte di matrimonio dai più ambiti scapoli della Londra tardo vittoriana, ma nessuno l'ha conquistata. Lei sogna l'avventura, un giovane affascinante che la salvi da una vita di noia. Quando Bartek, artista suadente, viene ingaggiato per farle il ritratto, bastano una sola frase pronunciata nel suo musicale accento polacco, pochi complimenti ben mirati e il l'idea di una vita bohémienne e ricca di amore per farla capitolare. Peccato che questa passione divorante non sarà a favore di Rowena: le norme sociali per le fanciulle di buona famiglia non contemplano certo l'amore libero con un qualunque artista di strada.
A chi: a chi ama la cruda realtà dietro quelle che sembrano storie romantiche e si infiamma per le ingiustizie che le regole sociali impongono alle donne di ogni epoca e nazione.


Gloria consiglia
Momenti di gioia imperfetta di Catherine Newman (Bollati Boringhieri)
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Perché: certe vacanze in famiglia sono veramente un toccasana contro la solitudine e la sindrome da nido vuoto, ma sono anche un bel momento di confronto e basta poco a "scaldarsi" e a rimpiangere di non essersi tenuti un po' di tempo per sé. Eppure in questo romanzo genitori e figli si parlano, sanno fin dove spingersi senza urtare le fragilità altrui, ma conoscono bene anche quei ricordi che possono con una battuta e un po' di nostalgia rievocare i vecchi tempi. E in fondo cosa c'è di più caldo di un abbraccio al momento giusto?
A chi: a chi crede che sia anzitutto parlando che ci si può incontrare e abbracciare. Ma anche a chi ama le commedie che entrano nelle pieghe più riposte di una famiglia, indagando segreti mai rivelati, che riemergono senza forzature, al momento giusto. 


Marianna consiglia 
La cena delle anime di Maria Laura Berlinguer (HarperCollins)
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Perché: La cena delle anime è un libro che scalda lentamente e poi infiamma, come un fuoco acceso nel focolare di un’antica casa. Scalda perché avvolge il lettore in una Sardegna viva, sensoriale, fatta di riti, profumi, gesti tramandati e legami familiari profondi. Infiamma perché porta alla luce segreti sepolti, passioni proibite e verità taciute che attraversano le generazioni. Il romanzo brucia soprattutto nel modo in cui racconta il peso del passato: ciò che non viene detto continua a vivere, a condizionare, a pretendere ascolto. Amori impossibili, desiderio di libertà, sapere femminile e forze arcane rendono la storia intensa, inquieta, emotivamente coinvolgente.
A chi: a chi ama i libri d’atmosfera che si sentono sulla pelle, come il vento e il fumo. Ma anche il profumo dei dolcetti sardi, i papassini.


Sabrina consiglia 
Storia del mondo in 12 partite di calcio di Stefano Bizzotto (IlSaggiatore)
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Perché: non c'è nulla che scaldi come il calcio e come il tifo, ché se sei allo stadio a -2 e la tua squadra al novantesimo segna il gol della vittoria, ti senti come ai Caraibi. Convogliare il sentimento calcistico con un bella lettura sembra impossibile e invece no, basta addentrarsi nelle pagine di questo bel libro che sceglie il calcio come chiave di lettura per raccontare alcuni degli snodi storici più importanti del Novecento, dalla divisione della Germania al golpe del Cile, dal conflitto mondiale alle guerre balcaniche. Un'epopea collettiva che racconta il nostro mondo e il nostro passato attraverso le storie di ventidue giocatori che scendono in campo.
A chi: imperdibile per chi ama il calcio e lo sport in generale e per tutti coloro che sono appassionati di storia e che amano leggerla e analizzarla sotto angolature diverse.