di Laura Imai Messina
– Sono nata in un giorno di pioggia.Se l’altro non ci ha sentite, stiamo in silenzio un momento e poi ripetiamo: – Sono nata in un giorno di pioggia.Non aspettiamo neppure che vengano sbrigate le formalità, che i clienti mostrino il codice di prenotazione sul cellulare o che, a un primo sguardo, li si possa considerare brave persone.Innanzitutto diciamo: – Sono nata in un giorno di pioggia –. Solo allora impugniamo l’immenso ombrello che ci sovrasta, allunghiamo il piede in strada e prendiamo a camminare con loro per la città. (p. 3)
In Occidente siamo abituati a considerare la pioggia come un fastidio, un impedimento alla gioia: porta caos per le strade, sporca le scarpe e bagna i nostri indumenti. In Oriente invece, e nello specifico a Tokyo, in Giappone, ci sono le cosiddette donne ombrello, che come una sorta di Uber umano offrono un servizio di riparo e ascolto a chiunque ne abbia bisogno. Tra queste donne, c'è Aya, che non lo fa solo come mestiere ma come vocazione innata, e con lei, i lettori di ogni dove, imparano ad amarla, la pioggia.
In questo breve ma intenso romanzo, Laura Imai Messina ci fa scoprire la poesia nascosta dietro al suono quasi magico della pioggia. Dapprima, visivamente, grazie alle bellissime illustrazioni di Emiliano Ponzi, che si alternano alle pagine del libro, poi con la delicatezza soppesata dietro ogni singola parola raccontata, un dono prezioso che solo l'autrice sa trasmettere così bene. Il lettore si immerge in questa dimensione lontana, in cui il tempo rallenta e tutto si dilata fino a inghiottirlo completamente. La sensazione è simile a quella di un abbraccio, lungo, caldo e poetico. Questo libro, allo stesso modo, infatti, fa stare bene.
In giapponese non esiste un solo modo per esprimere la pioggia: c'è la pioggia per la rabbia, quella per l'inquietudine, quella per la gioia o quella sottile come un pelo di gatto. L'accudimento femminile è centrale in questo testo, perché sembra che ogni donna ombrello si faccia carico, nel bene e nel male, degli esseri umani che accompagna, e per questo, spazio e tempo perdono di valore e di importanza, qui ciò che conta è il senso di attenzione, cura e premura che si ha verso l'altro.
Per il lavoro che facciamo, siamo in grado di capire la pasta di un uomo da come impugna l'ombrello, se lo sfrutta come un'arma per fendere la folla o se lo piega in modo da riparare chi ha accanto, un bambino o un cane, più ancora che se stesso. (p. 35)
Le parole della pioggia si compone di due parti narrative: la prima corale e in prima persona plurale, in cui ascoltiamo la voce delle donne ombrello; la seconda in terza singolare, in cui la narrazione segue la vita di Aya, la più giovane ma la più esperta di pioggia. Una ragazza che ama la pioggia, figlia di artigiani di ombrelli e che ogni giorno spera di incontrare Toru, un pugile che non vince. Ma anche le sconfitte ci offrono un profondo insegnamento: ci fanno abbracciare la nostra fragilità e ci ricordano che anche sbagliare o cadere serve nella vita, forse per apprezzarla ancora di più. Aya è un personaggio poetico, minuziosamente costruito e in netto contrasto con la figura del pugile. La sua curiosità per tutto ciò che cade e la sua dedizione nel portare sempre con sé una copia del Dizionario delle parole della pioggia, sono quella componente di spensieratezza che rende questo nuovo libro di Laura Imai Messina una poesia per l'anima.
Accade anche per i sei giorni successivi: Aya ripercorre le possibili vite di Toru sulla pelle di sedici diversi clienti. Il giovane pugile è ovunque, anche se lui non si fa vedere, e anche se lei non lo va a cercare. Lo insegue però nelle storie della gente quando a Tokyo piove, e lo rintraccia soprattutto nei libri, perché nulla la fa pensare, nulla le fa capire la vita come la letteratura. Le esistenze degli altri, in cui pure non si ritrova uguale, fanno ripercorrere ad Aya il ricordo delle proprie vicende. (p. 91)
Questa fiaba metropolitana incanta per l'uso del linguaggio, per le atmosfere e per la bellezza del suo simbolismo. Ogni libro dell'autrice è, a mio avviso, un viaggio alla scoperta del Giappone, delle sue tradizioni, dei suoi usi e delle sue molteplici sfumature. Ma è allo stesso tempo una scoperta di sé, delle nostre origini, e del nostro vissuto, lasciando sempre quel velo di magia e speranza, che è rincuorante. Terminando questa lettura, si ha unicamente voglia di sperare in un giorno di pioggia. E voi, in quanti modi saprete dire la pioggia?
Carlotta Lini

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