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Voce: Bernardine Evaristo in dialogo con Igiaba Scego a BookCity Milano 2020 con "Ragazza, donna, altro"

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Ragazza, donna, altro
di Bernardine Evaristo
Edizioni SUR, novembre 2020

Traduzione di Martina Testa

pp. 520
20,00 € (cartaceo)
12,99 € (ebook)



A Modo Nostro
O Niente.
(p. 21)

Il mondo di Bernardine Evaristo nel romanzo Ragazza, donna, altro (appena pubblicato in Italia da Edizioni SUR in una splendida traduzione di Martina Testa) è un mondo profondamente reale. Meglio ancora, è un mondo complesso, intertestuale, vero, senza abbellimenti fittizi. C’è tanta onestà, autenticità, cuore, nel mondo di Ragazza, donna, altro, il cui obiettivo è preciso: raccontare di donne nere inglesi. “I had enough of us being invisible” (“ne avevo abbastanza del nostro essere invisibili”), dice l’autrice durante un’illuminante chiacchierata tenutasi giovedì 12 novembre durante il festival letterario Bookcity Milano 2020 insieme alla scrittrice Igiaba Scego, voce inconfondibile della letteratura contemporanea italiana. La scelta di mettere in dialogo queste due autrici si rivela particolarmente stimolante: entrambe sono donne di colore, nate da genitori di origini differenti e radicate con fortezza e profonda consapevolezza nelle proprie radici. Igiaba Scego è somalo-italiana, Bernardine Evaristo anglo-nigeriana. Sulla base di questo common ground esperienziale, si avverte chimica tra le due dall’inizio dell’incontro, nonché ammirazione da parte di Scego per la sua interlocutrice d’oltremanica. Trasmette la sua emozione anche a chi ha assistito all’incontro ed è contagiosa. 

Nel corso dell’intervista, discutono delle molte sfaccettature del romanzo, delle verità che si fa carico di portare e della carriera di Evaristo. Come la sua protagonista principale, Amma, una donna di teatro di cinquantanove anni, lesbica e dalla personalità prorompente, Bernardine Evaristo ha una formazione teatrale alle spalle e racconta di quanto il teatro, soprattutto in adolescenza, l’abbia aiutata a formare un proprio mindset creativo individuale, di quanto formativi siano stati gli anni che ha trascorso insieme ad alcune ex compagne dell’università a seguito della formazione della loro compagnia teatrale di “all Black British women”. Il femminismo, quello intenso degli anni ‘80 fino a quello odierno, il passaggio generazionale tra lei e i genitori, l’urgenza di sentirsi rappresentate, maggiormente considerate, apprezzate, ascoltate in quanto donne di colore e componenti attivi della società britannica: tutte queste sfaccettature del presente e molto altro fungono da base teorica e metodologica per la struttura narrativa di Ragazza, donna, altro, che onora un focus del tutto queer.
Un romanzo che, infine, a me sembra semplicemente importante.

Che fosse tale, lo hanno capito anche i membri della giuria del Booker Prize 2019, il più importante premio letterario anglosassone, quando hanno deciso di dividere l’assegnazione dello scorso anno tra Bernardine Evaristo per questo strabiliante romanzo corale e l’ampiamente acclamata autrice canadese Margaret Atwood. Un traguardo importantissimo per le donne di colore e per la letteratura nera in Inghilterra, così come conferma anche Evaristo alla Scego. La vittoria le ha infatti permesso di portare grande visibilità alla sua opera e alle tematiche che percorre, nonché nuova vita alle sue pubblicazioni precedenti e alla sua intera carriera di scrittrice, seppur da sempre supportata con fiducia, a detta dell’autrice, dal suo editore storico, Penguin.

Sono dodici le protagoniste di questo libro, dodici donne nere inglesi, molto diverse tra loro per età, estrazione sociale, professione, natali, preferenze sessuali e politiche. Tra storie e passati intrecciati, prospettive incrociate e salti temporali, Bernardine Evaristo costruisce la narrazione con maestria, rivelando a poco a poco dettagli e visioni del mondo delle sue protagoniste, figure femminili forti, emotivamente fiere, coraggiose.

Foto di Lucrezia Bivona

L’ispirazione che scaturisce dalla lettura di questo romanzo è profonda e il coinvolgimento altrettanto potente. E non solo per le donne inglesi di colore, ma per il concetto stesso di donna contemporanea, che punta sempre più all'equità, che pretende ascolto, rispetto, complessità di opinione, nonché del concetto stesso di minoranza, su cui tanto si è discusso e teorizzato e di cui forse compreso ancora troppo poco. In dimostrazione della sua riflessione sulla centralità della Black culture in questo momento storico ben preciso, Evaristo viene interpellata dalla sua interlocutrice riguardo al suo ruolo di curatrice per la nascente collana di Penguin “Black Britain: Writing Back”, al momento in fase di elaborazione. Il progetto punta a riscoprire titoli e autori britannici neri da tempo dimenticati o non più ripubblicati, tenendo a mente come obiettivo l’incremento della diversificazione culturale e la volontà di dare spazio alla Black literature, con particolare focus sul Regno Unito. 

la prima volta che ha sentito la storia Amma ha deciso che
di sicuro se la facevano fra loro, perché non succede
sempre così quando si tengono separati i sessi?
e da lì è nata l’idea dello spettacolo

l’ultima amazzone è Nawi, che entra in scena come
una vulnerabile sposa bambina presentata al re; incapace di
dargli un figlio, viene cacciata dalle sue stanze e costret-
ta a entrare nella sua milizia femminile, dove sopravvi-
ve ai pericoli dell’iniziazione e sale di rango grazie al fi-
sico possente e alle strategie astute sul campo di batta-
glia fino a diventare una generalessa leggendaria delle
amazzoni, che sconvolge gli osservatori stranieri per la
sua impavida ferocia
(p. 33)

Rispecchiando quella che pare essere la sua personalità in base alla sua esperienza biografica, Bernardine Evaristo trasforma Ragazza, donna, altro in un mare magnum di discussioni e visioni della scena europea contemporanea, mettendo punti fermi su quelli che, secondo lei, sono espressioni fondamentali del carattere umano, seppur spessissimo omettendoli in quanto segni di punteggiatura che interrompono e separano. A tal proposito, l’autrice britannica discute con Igiaba Scego della forma in cui il romanzo è scritto e della peculiare impaginazione che subito salta all’occhio del lettore. La definisce “fusion fiction”, una forma letteraria a metà tra la poesia e la prosa, linguisticamente caratterizzata dalla presenza di ripetizioni enfatiche, che porta avanti il carattere discorsivo della prosa, ma che mostra un lato fortemente poetico, postmoderno da un certo punto di vista, sia nella quasi totale assenza di punti fermi che nella struttura del testo sulla pagina, essendo le proposizioni disposte a mo’ di poesia. L’obiettivo che l’autrice sembra avere ben chiaro con questa operazione è quello di creare una narrazione fluida, nella quale il lettore si senta trasportato dalle storie e dalle voci delle protagoniste, come a cavallo un’onda lunga 500 pagine. La formazione teatrale emerge da questa scelta formale ed è emblema del grande valore che la commistione di generi può offrire sul versante letterario, culturale e sociale. Un simile obiettivo lo incarna anche la struttura temporale del racconto, i cui movimenti tra passato e presente caratterizzano fortemente il ritmo narrativo, nonché l’intenzione con cui l’autrice guida il lettore, donandogli per questo una panoramica particolarmente completa e intensa sulle esperienza di vite delle sue eroine. Spesso la storia di una viene raccontata e riraccontata attraverso gli occhi delle altre, offrendo una visuale a tutto tondo, meravigliosamente sfaccettata, come il nostro mondo d’oggi: complicato, vario, spesso dolente, ma sorprendentemente interconnesso. Questo modo per nulla confuso e oltremodo efficace di costruire il racconto rivela la grande maestria autoriale di Evaristo, confermandola ulteriormente come un’incredibile storyteller di cui la letteratura contemporanea europea ha disperatamente bisogno.

Lucrezia Bivona