lunedì 21 settembre 2020

Di quell'amore che non può morire: "Il grande me", secondo romanzo di Anna Giurickovic Dato

 

Il grande me
di Anna Giurickovic Dato
Fazi, 2020

pp. 220
€ 18,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

 

Non chiede, non osa chiedere «Quanto vivrò?», e mi sembra di essere seduta su un cuscino di sine per quanto è la foga con cui vorrei alzarmi, tappare la bocca alle oncologhe, le orecchie a mio padre, e dirgli: Amore mio, non ci pensiamo, oggi noi non ci penseremo. (p. 46)

 C’è un tacito accordo che Anna Giurickovic Dato stipula con i propri lettori sin dalle primissime righe di questo suo secondo romanzo, edito come il primo (quella Figlia femmina, 2017, che tanto clamore ha suscitato e del quale ha parlato per noi Mattia Nesto) dalla casa editrice romana Fazi: le sorti del protagonista Simone, sembra dirci l’autrice, sono segnate sin da subito, non vi è una speranza di salvezza, di fuga, di uscirne vivi da questo male; quello che leggerete è il suo lento, inesorabile, progressivo declino, il suo percorso fatale verso la morte; allora, sapendo questo – e, aggiungo io, sapendo che quanto stiamo per leggere è riferito a eventi reali, accaduti alla famiglia Giurickovic neanche troppo tempo fa –, siete voi lettori disposti a farvi prendere per mano da me e farvi condurre lungo la via?

Affrontare Il grande me è dunque innanzitutto questo: un atto di coraggio. Perché se è vero che molti libri trattano di argomenti verosimili e raccontano storie che, bene o male, possono essere accadute a qualcuno da qualche parte in questo mondo, è altrettanto vero che c’è uno scarto palpabile nel modo di percepire una lettura quando sappiamo che il romanzo che teniamo fra le mani è frutto di un evento realmente accaduto a chi l’ha scritto. È una percezione che ha a che fare con l’intimità, con l’aprirsi dell’autore o dell’autrice, con il suo disvelare al mondo le proprie debolezze, i propri limiti, le proprie tensioni esistenziali. Per questo, ad esempio, libri come Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino lasciano quel senso straziante di vuoto e disperazione alla fine: perché gli eventi narrati non sono solo verosimili, bensì reali. E com'è possibile che una persona sia in grado di tollerare tutto quel dolore?

Il grande me racconta di un lutto che ancora lutto non è, o meglio: della elaborazione di un lutto che avviene quando la persona amata è ancora in vita, sebbene la sua condanna sia già definitiva. A prevalere sono sentimenti umanissimi come l’amore verso quel padre che spesso si dà per scontato, convinti forse che sarà al nostro fianco per sempre; la disperazione, che emerge prepotente quando si comprende che non c’è alcun gesto che si possa compiere per far tornare indietro le lancette o per cambiare il corso degli eventi; la paura, per l’ignoto che verrà, per un distacco verso cui non si può essere mai pronti perché la razionalità e i sentimenti parlano come sempre due lingue diverse.

Arrivare alla fine di questo libro richiede uno sforzo non indifferente. Sono persuaso che non sia una lettura che possa risultare gradita a tutti, non tanto per il tema ma per il modo in cui l’autrice ha deciso di affrontarlo, ponendosi nel centro esatto della questione senza limitarsi a girarci intorno. Il grande me non è un romanzo di trama, perché sappiamo da subito come finirà e in fin dei conti non accade molto – tutta la parte relativa all’ipotetico fratello da ritrovare, in fondo, è secondaria, e anche quando si risolve avviene in un momento in cui a tutto si sta pensando tranne che a quel benedetto fratello da ritrovare. Il grande me è un romanzo di stile, nel quale vengono affrontati i temi del distacco, della perdita, della malattia e della morte nel modo più feroce possibile: attraverso una narrazione in prima persona che sfocia spesso nella confessione intima, in quel luogo interiore nel quale di solito non si fa entrare nessuno.

La capacità di Anna Giurickovic Dato di trascinarci dentro le proprie emozioni, così come già intravisto nella Figlia femmina, è in questo senso sorprendente. E per questo fa tanto più male.

 

David Valentini


Visualizza questo post su Instagram

Giunti al termine del romanzo si comprende che "Il grande me" (@fazieditore) non è un romanzo ma una storia di vita vera, la storia di una perdita vissuta in prima persona. E non ci si può non chiedere quanto doloroso possa essere stato tirare fuori tutto così, renderlo su carta, mostrare al pubblico ogni millimetro di questa ferita ancora sanguinante. E quanto, invece, abbia svolto una funzione catartica, terapeutica. Del secondo libro di Anna Giurickovic Dato (@annagdato) ci parlerà a breve il nostro @darvax. Voi l'avete già letto? . #libri #books #instabooks #bookstagram #lettura #inlettura #reading #nowreading #bookshelf #bookporn #bookreading #booksofinstagram #igersitalia #iger #igersitalia #snapseed #libridaleggere #librichepassione #booklover #bookreader #criticaletteraria #romanzo #memoir #famiglia #malattia

Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: