mercoledì 8 luglio 2020

Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea: il dramma della Palestina nel romanzo di Suad Amiry

Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea
di Suad Amiry

Mondadori, giugno 2020
Traduzione di Sonia Folin

pp. 240
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Subhi non capiva. Com’era possibile che tutto il suo mondo si fosse frantumato in poche ore? Davanti agli occhi gli scorrevano le immagini delle tre giornate che avrebbero segnato per sempre il suo destino e quello della città. La raffica di ventimila proiettili. La tattica dei vagoni del treno. Il bombardamento della British Air Force. Giaffa si era svuotata. Quasi tutti se n’erano andati. Eppure, una silenziosa presenza aleggiava sulla città come una forza spettrale. (p. 133)

Il nuovo romanzo di Suad Amiry si apre con una commovente dedica a tutti coloro che sono morti nella diaspora (“fi il shatat”) mentre aspettavano di tornare a casa.
Poche parole che esprimono il valore di una sfida che la letteratura accoglie, ancora una volta, nel rendere omaggio ai protagonisti delle grandi tragedie storiche: a chi ha lasciato la propria casa perdendo tutto, persino se stesso.
La scrittrice e architetto palestinese ha già diffusamente raccontato le vicende del suo popolo in una serie di romanzi premiati dalla critica come Sharon e mia suocera, Se questa è vita e Murad murad.
Con il nuovo Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea raccoglie il testimone in questo ideale filo della memoria raccontando le storie vere di Shams e Subhi che, rispettivamente a ottantaquattro e ottantasei anni, le hanno aperto i loro cuori confidandole i dettagli del loro struggente amore e delle loro tragiche vicissitudini.
Un uomo e una donna che hanno avuto la capacità di restare umani nonostante l’immenso dolore che hanno sopportato e che per questo si stagliano, indimenticabili, a emblema della storia di un intero popolo.

Il romanzo inizia nel 1947, nella Palestina amministrata dagli inglesi
Giaffa è una città fiorente e viva, impreziosita dalle piantagioni di arance ("oro, oro puro") che la rendono un giardino di colori e di profumi, eccellenza nel mondo intero. I pescatori, un po' fiaccati dalla concorrenza con il settore agricolo, si affidano speranzosi al mare pescoso, i mercanti affollano i mercati con la loro offerta. 
È una società profondamente divisa: tra i quartieri dei poveri e dei ricchi vige un regime di segregazione, ma il diritto di camminare e di sognare fa sì che anche un uomo che poco possiede possa permettersi di aspirare a un futuro diverso.

Il giovane Subhi, per esempio, vuole con tutto se stesso diventare il miglior meccanico di Giaffa e sembra avere tutte le carte in regola per riuscirci. Ha l'ossessione di smontare e rimontare tutto e un giorno trova l'occasione di provare la propria bravura davanti a  Khawaja Michael, un ricco uomo d'affari che lo chiama per risolvere un problema di irrigazione nella sua piantagione di arance. Per ripagare il ragazzo del suo servizio decide di regalargli un abito all'inglese realizzato per lui su misura con le migliori stoffe che arrivano da Manchester. Sul filo di questo pregiato tessuto grigio solcato da righe rosse si muove la sua commovente storia.
Indossando il vestito inglese Subhi sente che può diventare tutto ciò che sogna, può sedersi nei caffè più esclusivi della città sentendosi un po' una celebrità e può finalmente avvicinarsi a Shams, una contadina tredicenne di cui si è perdutamente innamorato e di cui vorrebbe diventare lo sposo. 

L'abito inglese è una promessa di felicità e Subhi impara tante cose del mondo e di se stesso portandolo addosso:
«Non lo vedi? Sto festeggiando il mio vestito nuovo. Sto facendo un grand tour per godermi la città. Voglio andare in tutti i luoghi che non ho ancora mai visitato: il Caffè Venezia, l’Hotel Intercontinental... E poi voglio vedere un film al cinema El Hamra.» (p. 74)
La prima parte del libro, molto vicina ai moduli del romanzo di formazione (e di vera e propria educazione sentimentale in certi punti si parla) ha i colori accesi di un sogno o di una danza; l'immagine di centinaia di aquiloni che affollano il cielo palestinese descrive perfettamente la possibilità di leggerezza, di speranza e di futuro, mentre la passione tra Shams e Subhi diventa sempre più bruciante.

Ma a un tratto il cielo su di loro si rabbuia: le tensioni tra arabi ed ebrei, intensificatesi negli ultimi mesi, diventano una vera e propria guerra. È uno dei primi atti di quella lunghissima tensione, ancora irrisolta, che la storia ci ha consegnato:
E proprio mentre la città ritrovava il suo ritmo, la voce che girava da qualche tempo diventò di colpo certezza: il governo britannico poneva ufficialmente fine al mandato sulla Palestina. Avrebbe ritirato le truppe il 14 maggio 1948 a mezzanotte. Gli inglesi avevano deciso che il famoso Piano di partizione dell’Onu – che sarebbe stato votato all’Assemblea generale il 29 novembre – non era affar loro. Palestinesi ed ebrei avevano due mesi per elaborare una strategia e mostrare i muscoli – sempre che di muscoli si potesse parlare, e nel caso dei palestinesi non era poi così sicuro. Intanto che i politici dei vari partiti si accapigliavano sui pro e i contro del ritiro, il resto della popolazione si sentì invadere dalla paura e dalla confusione. La superiorità militare degli ebrei era evidente. Che futuro si prospettava per gli abitanti di Giaffa? (p. 111)
La vita dei due ragazzi, come quella di milioni di persone, viene sconvolta, le loro speranze ridotte in cenere. Assalti ai treni, attentati nei mercati, corpi da ritrovare sotto le macerie, stupri di bambine e di giovani donne: gli abitanti di Giaffa tentano di scappare ma l'inferno è ormai arrivato ovunque, mangiando tutto il resto.
In questo scenario drammatico le loro vite si separano, come succede a tante famiglie: "scappare, scappare, scappare. A Giaffa non si parlava d’altro".

Dove sono finite le piantagioni di arance? E i vivaci caffè? E i mercati?
Ciò che resta a Subhi è solo il suo abito inglese, una nonna sorda e l'ossessione per la sua Shams, persa chissà dove tra le pieghe della storia.
Mentre ciò che resta a Shams sono le sue sorelle e l'inaspettata apparizione di una mucca che porta una ventata di allegria in una serie di giornate tristi.

Suad Amiry, alternando i registri narrativi e consegnandoci immagini di straordinaria bellezza e di cupo terrore (magistrale la partitura dei dialoghi), racconta il dramma della guerra tra i palestinesi, un paese senza un popolo, e gli ebrei, un popolo senza paese, e l'inevitabile accettazione del fatto che per far nascere una nuova nazione un'altra doveva morire.

Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea è un libro che sprigiona gratitudine. Suad Amiry ha trovato nell'avventura dei suoi protagonisti il modo di dire l'indicibile.
Ci offre agli occhi la meraviglia delle singole vite che come aquiloni colorati si rincorrono nel cielo anche se travolte dalla guerra. Ripaga Shams e Subhi della loro generosità chiudendo letterariamente il cerchio delle loro esistenze: "A ognuno il suo destino, in questo mondo."


Claudia Consoli








#SuadAmiry dedica il suo nuovo romanzo a tutti coloro che sono morti nella diaspora mentre aspettavamo di tornare a casa. Questo ci dice molto su cosa aspettarci da questa lettura. La scrittrice e architetto palestinese, che ha già raccontato le vicende del suo popolo in una serie di premiati romanzi, torna con una commovente e delicata storia di Palestina. Subhi e Shams, ottantasei e ottantaquattro anni, le hanno raccontato il loro amore e le tragiche vicessitudini che hanno vissuto. Nelle loro vite c’è l’immenso dolore di un paese senza popolo che la Storia ha contrapposto agli ebrei, popolo senza paese. Un libro che emana senso di gratitudine, un ulteriore pezzo di quel filo della memoria che fa della letteratura l’unica vera arma da utilizzare per porre fine ai conflitti. “Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea” ci offre agli occhi la meraviglia di tante singole vite che come aquiloni colorati si rincorrono nel cielo. Anche se travolte dalla guerra, regalano colori, destini e bellezza. Domani mattina sul nostro sito trovate la recensione di @claconsoli. #criticaletteraria #librimondadori #mondadori #letteraturapalestinese #palestina #recensioni #libridaleggere #igersbook #bookstagram #bookish #bookishlife #leggere #leggerechepassione #libribelli #libriconsigliati #palestinianlivesmatter #palestinian #instalibro #instabook
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