martedì 7 aprile 2020

«Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure il più pericoloso»: "La casa delle voci" di Donato Carrisi



La casa delle voci
di Donato Carrisi
Longanesi, 2019

pp. 400
€ 22 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
Audiolibro Salani disponibile su Audible per gli iscritti





Capita. Esce il libro di un autore che ami, ma non è ancora il momento più opportuno per leggerlo. A me è successo con La casa delle voci, l'ultimo romanzo di Donato Carrisi pubblicato da Longanesi a dicembre: troppo presa dalla chiusura scolastica pre-vacanze natalizie, ho rimandato fino a questa settimana. Poi, quasi per caso, ho trovato su Audible l'audiolibro ed è partita la curiosità. E da lì non è esistito altro libro, finché non ho terminato le 7 ore e 3 minuti che richiede l'ascolto della storia, letta dal bravissimo Alberto Angrisano. Però lo devo ammettere: ero così curiosa, che ho anche letto alcuni capitoli sull'ebook, perché non potevo prenotare e aspettare che mi arrivasse la copia cartacea. Insomma, come sempre Donato Carrisi è riuscito ad avvincermi dalla prima all'ultima parola, ma vediamo di che cosa parla La casa delle voci.
Questa volta lo scrittore di Martina Franca ci porta a Firenze, nello studio del dottor Pietro Gerber, psicoanalista che da sempre si occupa di bambini maltrattati o con gravi traumi alle spalle. Attraverso l'ipnosi, i piccoli pazienti riescono a rivivere ricordi spesso sommersi e a liberarsi dei rovelli che impediscono loro una qualsiasi serenità. Accanto al suo studio, la porta chiusa di quello del signor B., il padre di Pietro, che però il protagonista non riesce più a chiamare per nome. 
Insomma, anche l'ipnotista ha degli scheletri nell'armadio, risalenti al giorno della morte del padre e che, tuttavia, non riesce a condividere neanche con la moglie, anche lei psicoterapeuta.
Poi qualcosa rompe la routine: nello studio di Pietro arriva una donna, Hanna Hall, che gli è stata inviata da una collega australiana. Perché quella donna ha fatto così tanti chilometri per vedere proprio lui, che si occupa invece di bambini? La motivazione è, apparentemente, semplice: la donna trentenne, dimessa e fragile, ha bisogno di scavare nel proprio passato infantile fino a comprendere che cosa le sia successo e soprattutto che cosa sia successo al fratellino Ado, che è convinta di aver ucciso. La storia che si libera fin dalle prime sedute è a dir poco inquietante, e qui ne posso rivelare ben poco, per non togliere suspense alla lettura: apparentemente, Hanna ha vissuto i primi dieci anni della sua vita insieme ai genitori, vagando da una casa delle voci all'altra, in fuga dagli "estranei" che volevano rapirla. Raminghi, disposti a tutto per difendere la bambina, i genitori hanno creato un sistema ferreo di regole, che avrebbero tenuto Hanna lontana dai pericoli, a cominciare dal non rivelare mai il suo nome (e proprio per questo a ogni trasloco la bambina assumeva il nome di una nuova principessa). Costretti a vivere svolgendo pochi lavoretti lontani da tutto, mamma e papà non hanno mai fatto mancare affetto alla piccola Hanna, che, d'altra parte, non ha comunque sofferto di solitudine. Non conoscendo alternative, si è adattata facilmente agli spostamenti e ai bagagli leggeri, che d'altra parte erano sempre giustificati: solo così lei sarebbe stata al sicuro. 
Ma come mai, adesso, Hanna vive ad Adelaide e non più nelle campagne toscane? Che cosa le è successo, e perché anche la terapeuta australiana, Theresa Walker, sembra nascondere qualcosa? Presto Pietro Gerber si rende conto di essere fin troppo coinvolto nel caso, e che la donna davanti a sé (schizofrenica? psicotica?) continua a intromettersi nella sua vita. Addirittura Pietro inizia a temere per la sicurezza di sua moglie e del figlioletto. Come è possibile che quella donna sappia così tanto di lui e che tocchi sempre le corde giuste per violare il suo distacco professionale?

La risposta arriverà solo alla fine del romanzo, come Donato Carrisi sa fare bene: se siete pronti a lasciarvi sconvolgere, tra colpi di scena inimmaginabili e tasselli che, prima sparsi, poi recuperano tutti il loro posto giusto. Anche le vicende più inquietanti, che fanno talvolta pensare a presenze soprannaturali e che colpiscono fortemente l'immaginazione di noi lettori tanto quanto quella di Gerber, trovano una chiave di lettura. Dolorosa e non scontata, questo è certo, ma necessaria per poter finalmente andare avanti, senza rimanere bloccati nel passato.

GMGhioni