martedì 6 dicembre 2011

CriticARTe: L'altra metà del cielo: Lizzie Siddal

Oggi intendo tracciare il profilo di un personaggio femminile da me molto amato: Elizabeth Siddal, la moglie del pittore e poeta Dante Gabriel Rossetti, la donna dai lunghi capelli rossi di molti dipinti dei Preraffaeliti.
Elizabeth, Lizzie, aspetto etereo, capelli color rame tratti dolci ed enigmatici, lavorava come apprendista modista quando venne scelta dal pittore Walter H. Deverell  come modella per Viola nella sua rappresentazione di The Twelfth Night.  In seguito posò come Ophelia nell’omonimo dipinto di John Everett Millais. L’episodio è celebre perché Lizzie dovette rimanere sdraiata in una vasca piena d’acqua fredda, rischiando di morire quando le lampade che sprigionavano calore smisero di funzionare.

Ophelia, Millais
Lilith, Collier
Entrò, così, a far parte della cerchia della Confraternita dei Preraffaeliti, fondata nel 1848 a Londra da Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt e John Everett Millais, un gruppo che proponeva ideali d’arte e di vita ispirati all’età precedente a Raffaello, considerato simbolo di modernità. Trovarono conferma di ciò nel progresso portato dalla rivoluzione industriale e dagli sconvolgimenti sociali e umani da essa causati. Le loro opere, pertanto, si rifanno a personaggi e vicende tratti dalla Bibbia, dal Medioevo e dai cicli arturiani, epoche passate dall’atmosfera rarefatta, cifra che conferisce fascino e mistero ai loro dipinti. Un soggetto molto amato è la figura femminile: le loro donne sono sensuali, evocative, alte e slanciate contrariamente ai modelli proposti dall’arte sino all’epoca. Si richiamano al mito di Lilith, che secondo lo Zohar, il libro fondamentale della Cabala ebraica, sarebbe la prima moglie di Adamo, un essere demoniaco dai lunghi capelli, ritratta, ad esempio, dal preraffaelita Collier oppure ad Astarte, dea madre di area semitica, rappresentata nel meraviglioso Astarte Syriaca di Rossetti
 
Syriaca, Rossetti
John Ruskin divenne promotore delle opere di Elizabeth Siddal, pagandole persino dei soggiorni di cure in Francia, ma Lizzie decise di interrompere il loro rapporto, anteponendo la propria libertà di scelta in fatto artistico, anche se, grazie al sostegno di Ruskin avrebbe potuto avere maggiori possibilità e riconoscimenti. Debuttò come pittrice nel 1857, si dedicava soprattutto agli acquarelli, ma morì troppo presto perché potesse aspirare al successo. La vita di Lizzie fu, infatti, intensa e tragica a partire dalla salute: da sempre cagionevole e probabilmente afflitta da disturbi alimentari, assumeva dosi  massicce di laudano, una droga, la medesima di Anna Karenina,  che nel diciannovesimo secolo veniva consumata allo stesso modo in cui, oggi, si utilizza paracetamolo ed aspirina. Lizzie, inoltre, soffrì la perdita di una bambina nata morta, evento che peggiorò le sue condizioni fisiche e soprattutto la dipendenza dal laudano. Iniziò ad accusare sintomi psichici: a chi entrava in casa intimava di fare silenzio perché la piccola dormiva. Dopo il parto, venne mandata dal marito a vivere presso la famiglia di William Morris, fondatore dell’ Arts and Crafts Movement e tra i fautori degli ideali socialisti in Inghilterra, la cui moglie, Jane, metteva al mondo figli vivi. Una vera crudeltà per Lizzie se si pensa che Jane era anche l’amante di Rossetti.  Una vita difficile, dunque, tradita ripetutamente dal marito sia con Jane Morris che con Fanny Cornforth, rispettivamente la donna mora e la bionda dei dipinti preraffaeliti. Con quest’ultima pare Rossetti fosse il giorno della morte di Elizabeth, a 32 anni, a causa di un’overdose da laudano. Lizzie aspettava un altro bambino.
Beata Beatrix, Rossetti
Lucinda Hawksley, autrice di una biografia di Elizabeth Siddal, Lizzie Siddal: Face of the Pre-Raphaelites, (2006) racconta come oggi goda di grande affetto tra il pubblico femminile che forse può riconoscersi nella sua vita fortemente condizionata dalla perdita di un figlio e dal marito, un uomo,  affascinato e quasi ossessionato da questa donna, ma incapace di non ferirla.  Rossetti che le insegnò a dipingere e a comporre versi, descrisse il loro incontro in questi termini: “When i first saw her, I felt my destiny defined. She is to me as beautiful as the reflection of a golden mountain in a crystal lake”. (“Quando la vidi per la prima volta, seniti il mio destino segnato. Per me è splendida come il riflesso di una montagna dorata in un lago di cristallo”.)
Sono in molti coloro che vorrebbero visitare la tomba di Lizzie ad Highgate, senza successo, perché quell’area del cimitero non è accessibile, se non in condizioni particolari. Con probabilità l’interesse per la tomba è dovuto ad un episodio avvenuto sette anni dopo la morte della donna, ovvero la riesumazione del suo corpo, evento dal sapore gotico che ha oscurato la vita e l’attività di pittrice di Lizzie. Preso dallo sconforto per l’improvvisa scomparsa della moglie, Rossetti gettò nella bara il manoscritto delle sue poesie per poi rivolerlo, quando la sua fama stava calando e rischiava la bancarotta. All’apertura il cadavere era perfettamente intatto ed i capelli erano cresciuti avvolgendolo. Questo non sembrerebbe possibile dal punto di vista scientifico, ma ha contribuito a creare un alone leggendario intorno la figura di Lizzie Siddal che, dopo due anni dalla morte, venne ricordata dal marito in Beata Beatrix nelle vesti della Beatrice dantesca dallo sguardo estatico con un papavero in mano. Il potere di questo dipinto è estremamente evocativo, come del resto, l’intera figura di Elizabeth, donna misteriosa, ma al tempo stesso molto “normale” negli eventi che hanno sconvolto la sua vita.

Martina Pagano