venerdì 4 marzo 2011

v-120 di Gabriele Cancellieri

v-120
di Gabriele Cancellieri 
Aletti Editore

pp. 367

Primo romanzo per il giovanissimo Gabriele Cancellieri (classe 1986), che per la propria prima fatica letteraria sceglie il genere fantascientifico. Cancellieri crea una storia piuttosto intricata che, cominciando nell'antico Egitto, si sviluppa nelle ere successive, spostando il teatro del proprio svolgimento dall'Egitto ad altre località del mondo.

Purtroppo il romanzo lascia trapelare tutta l'ingenuità stilistica di chi è alle prime armi: la storia è raccontata con eccessiva superficialità, mentre la trama, seppure presenti degli spunti interessanti, è un po' troppo banale, e talvolta sembra di leggere la sceneggiatura di qualche film di fantascienza americano scontato. Le situazioni sono spesso improbabili, i personaggi sono troppo stereotipati, l'incedere della narrazione è poco coinvolgente e lo stile è carente.

Le possibilità per un miglioramento però ci sono: il romanzo, a differenza di diverse opere di esordienti, possiede una buona coesione narrativa, il lettore non si perde tra fronzoli o tentativi di "poeticizzare" il racconto, e l'autore riesce a organizzare bene il materiale letterario. Si nota anche un certo bagaglio di nozioni dell'autore riguardo l'antico Egitto, ma purtroppo tutto questo non è sufficiente a scrivere un romanzo che funzioni. Tuttavia ciò è assolutamente normale, trattandosi del primo tentativo, nel quale è consueto e comprensibile realizzare un prodotto ancora immaturo.

Vorrei poi sconsigliare, non solo all'autore ma in maniera più generale, di scrivere romanzi e racconti ambientati in epoche diverse a meno che non si possieda una più che eccellente conoscenza del periodo in questione: la prima parte del romanzo è infatti ambientata nell'antico Egitto, ma risulta purtroppo assai anacronistica, con personaggi vissuti millenni fa che parlano, pensano e si comportano come persone dei giorni nostri.

Un ultimo appunto è per la casa editrice, la Aletti Editore: io capisco che pagare un editor o un correttore di bozze sia qualcosa di spesso alieno agli editori, ma almeno abbiate la decenza, soprattutto nel caso vi facciate pagare dagli autori, almeno di visionare attentamente il manoscritto, che in questo caso presenta una grossa quantità di refusi anche grossolani. Si tratta di una cosa estremamente irritante, soprattutto agli occhi di chi ha toccato con mano la superficialità talvolta eccessiva con cui vengono esaminati e lavorati i futuri libri.

Giuseppe Novella