lunedì 14 marzo 2005

Vergogna di Coetzee



Vergogna
di J. M. Coetzee
Torino, Einaudi, 2003

Prima edizione: 1999

Il libro di Coetzee, spinto molto dalla critica, vincitore del premio Booker Prize nel 1999, non ha nulla a che fare con il romanzo drammatico al quale si è abituati. Aspro, violento, non risparmia brutture, né cinismi, che vengono presentati in modo sfacciato ad un lettore che probabilmente non si aspetta simili colpi di scena. 
Inizialmente, l’azione appare scontata: professore di mezzaetà, colpito da fortissima attrazione per una studentessa, vive con lei una storia di sesso e viene poi denunciato per molestie. Il protagonista, David Lurie, è il tipico intellettuale poco interessato alla propria materia, vittima di una società dove s’è trovato a ricoprire un ruolo di spicco, senza nemmeno rendersi conto dell’importanza del suo compito. Per le prime cinquanta pagine, circa, la sua passività, quasi inconcepibile, suscita dispetto nel lettore: non ha grosse sfortune, e allora perché lasciarsi vivere?
Questa sorta di Zeno-Cosini africano – la vicenda si svolge nella parte orientale della Provincia del Capo – viene poi brutalmente scosso dal destino che, in pochissimo tempo, lo costringe ad un cambiamento radicale. Allontanatosi dalla sua abitazione cittadina, infatti, senza soldi, fa visita e si trasferisce dalla figlia, con cui aveva mantenuto rapporti formali e poco interessati. Da lì, si sviluppa la vicenda vera e propria, ricca di colpi di scena che, qua e là, rasentano il cattivo gusto, il cinismo e la violenza. Per tutto il libro, la rassegnazione è costante: anche davanti ad aggressioni inaccettabili, tutto è sempre velato da una patina di pacatezza.
Innaturale, si pensa. Naturalissimo, invece, per una realtà molto diversa da questa occidentale a cui s’è abituati. Coetzee decide, com’è stato notato dalla critica, di rappresentare il mondo africano con l’interezza delle sue sfaccettature. Dalla grande forza d’animo della figlia al muto venire a patti con la legge e con la propria dignità.
Nobel per la letteratura 2003, Coetzee non è stato all’altezza delle aspettative. Talvolta, lo stile dimesso e paratattico che si era prefisso, subisce cadute, come se l’autore non avesse avuto abbastanza tempo per rileggere e correggere alcune frasi che, nella loro sentenziosità gratuita, rendono la lettura poco agevole.
Personalmente, il ricordo di “Vergogna” porta solo una grande, globale e anonima amarezza. Niente di più.

Gloria M. Ghioni