venerdì 18 agosto 2017

Quando il sole splende a Mezzogiorno. Al Sud cambiare si può

A me piace il Sud
di Alessandro Cannavale e Andrea Leccese
Armando Editore

pp. 127
€ 12.00

Si parla di questione meridionale e si pensa immediatamente a figure gigantesche nel campo della storiografia, da Pasquale Villari a Benedetto Croce, da Gaetano Salvemini ad Antonio Gramsci. O, più recentemente, da Rosario Romeo a Paolo Sylos Labini.
Il fatto che esista tuttora un divario economico, occupazionale e infrastrutturale tra Nord e Sud del Paese è inconfutabile. Come d'altra parte evidenti sono gli importanti passi in avanti compiuti dal nostro Mezzogiorno. E allora, ha ancora senso parlare di «questione meridionale» al giorno d'oggi? E in quali termini? Il libro A me piace il Sud è la risposta che hanno cercato di dare due giovani studiosi. Meridionali ed esperti di Meridione. L'uno, Alessandro Cannavale, ingegnere e ricercatore universitario, da vari anni, attraverso un blog collegato a ilfattoquotidiano.it, si occupa anche di percezione del Mezzogiorno (sfatando i troppi luoghi comuni che circolano sul Sud d'Italia). L'altro, Andrea Leccese, scrittore di materie civili, esperto di mafie, nel 2009 ha vinto il Premio nazionale Paolo Borsellino. La risposta dei due autori è sì, perché
la questione meridionale è, oggi più che mai, questione nazionale.
Basta leggere i numeri dell'ultimo Rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), uscito peraltro pochi giorni fa, quindi dopo la pubblicazione del saggio, il quale non fa che confermare quanto i due autori già nel libro paventano: nonostante un effimero trend positivo del 2016, nel 2017 e nel 2018 il Sud crescerà meno del Centro-Nord. Inoltre, e questo è il dato più preoccupante, non vedrà arrestarsi l'emorragia di popolazione. Ogni anno infatti si sposta dal Sud l'equivalente di una media città e se negli anni 60 e 70 del Novecento erano soprattutto le fasce più deboli e meno istruite a emigrare, attratte dalle grandi industrie del Nord, ora sono in particolare i giovani laureati. Sicché il Meridione perde ogni anno la sua meglio gioventù. Che non torna più, per parafrasare una nota canzone popolare. O meglio, a volte ritorna, ma con un saldo decisamente negativo. Nonostante, come si diceva, non tutti i dati abbiano il segno meno. Sempre Svimez evidenzia come negli ultimi due anni l'economia del Sud sia cresciuta addirittura a un ritmo superiore rispetto a quella del Centro-Nord. E la regione che ha ottenuto la migliore performance è la Campania, cresciuta del 2,4 per cento. Anche Basilicata, Calabria e Sardegna mostrano il segno più, che da anni mancava ai loro indicatori economici. E allora? Per leggere in modo analitico questi dati e per capire quale direzione prenderà il Mezzogiorno d'Italia, Cannavale e Leccese, si sono rivolti alle menti più lucide del Paese, giornalisti, scrittori, magistrati, docenti universitari, intellettuali ai quali hanno rivolto diverse domande sul presente e sul futuro del Sud d'Italia.
La parte più innovativa e accattivante di questo agile libretto è costituita proprio dalle interviste a personaggi rappresentativi di ambienti e interessi diversi. Un mosaico di molteplici tasselli che ha il pregio di offrire un quadro generale completo e diversificato. Al punto di vista storico ed economico, ben evidenziato da docenti quali Emanuele Felice, Antonio Bonatesta e Guglielmo Forges Davanzati, fanno eco le parole pregnanti sulle mafie del magistrato Cataldo Motta e l'accorata testimonianza di Dario Vassallo, fratello di Angelo Vassallo: il famoso sindaco-pescatore di Pollica, il quale aveva cercato di fare del suo paese un'isola di possibilità per i giovani, per le famiglie, per tutti coloro che desideravano vivere in un paese finalmente affrancato dai legacci feudali dell'ossequio al potente, del favore anziché del diritto. Un personaggio scomodo, che sette proiettili calibro nove misero definitivamente a tacere il 5 settembre 2010. Giorno che, anziché essere dedicato alla sua memoria, a Pollica è diventato la sagra del pesce fritto.
Nel libro si parla anche di ambiente e come poteva mancare la città che sotto questo aspetto ha pagato il pegno più grande? Sto parlando di Taranto e del suo rapporto di necessità-odio con l'Ilva, la più grande acciaieria d'Europa. Madre datrice di lavoro, e quindi di vita, ma anche dispensatrice di morte, sotto forma di malattie che numerose perizie disposte dai giudici hanno attribuito in modo incontrovertibile alle esalazioni dell'industria. Un dramma che è stato raccontato anche in vari romanzi, tra cui vorrei citare L'eroe dei due mari di Giuliano Pavone, che ho avuto l'onore di presentare qualche anno fa in una libreria milanese o Vicolo dell'acciaio di Cosimo Argentina. O ancora Ilva Football Club di Lorenzo d'Alò e Fulvio Colucci e Veleno di Cristina Zagaria. Perché anche le parole di un romanzo possono contare nella battaglia che ha un solo obiettivo: fare in modo che i cittadini di Taranto non debbano più essere costretti a scegliere tra lavoro e salute.
Se, almeno in alcuni punti, l'analisi di Cannavale-Leccese sembra riprendere, in modo forse un po' troppo insistito, l'antica acredine verso un Nord favorito anche da decisioni e incentivi di governi seguaci della politica della locomotiva, la quale partendo trascina con sé tutti i vagoni (fuor di metafora, accentrare le risorse nei poli già produttivi), mentre il Sud viene sbalzato fuori dall'agenda politica ed economica, è altresì vero che i due autori non perdonano nulla al loro territorio, mettendo in luce, senza ombre e infingimenti, le colpe e i demeriti di un Sud per certi versi restio ad affrancarsi dal passato e da certi retaggi: dito puntato senza paura contro le mafie, contro una classe dirigente incapace o addirittura collusa, contro il consenso sociale che per troppo tempo ha consentito ai malavitosi di penetrare nei gangli vitali della convivenza civile. Da qui si dipana l'ultima parte del libro dedicata alle idee innovative e alle proposte concrete per il futuro. Una parte importante. Sulla quale è bene riflettere. Perché la questione meridionale, finalmente, possa essere soltanto un argomento da libri di storia.
Ps il titolo del libro richiama volutamente una canzone di Rino Gaetano, Ad esempio, a me piace il Sud. Rino, il cantore di un Meridione spolpato dall'emigrazione, figlio egli stesso di genitori emigrati, che vedeva nel paesaggio e nei ricordi della sua infanzia tutto il sapore di un mondo amaro e dolce allo stesso tempo.


Sabrina Miglio



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