mercoledì 12 aprile 2017

Essere (o non essere?) Nanni Moretti

Essere Nanni Moretti
di Giuseppe Culicchia
Mondadori, 2017

pp. 264
€ 17,50

"Continuiamo così, facciamoci del male."
(Bianca, Nanni Moretti)

Bruno Bruni se si fa crescere la barba è uguale uguale a Nanni Moretti.
Bruno Bruni è uno scrittore fallito, lo stereotipo dello scrittore fallito, ossessionato dal sesso e dal mancato riconoscimento collettivo del suo straordinario talento. Fa il traduttore, campa e rosica male, sta con una pole dancer, lo stereotipo della bella(che balla)&burina che per giunta si chiama Selvaggia, e come sennò?, dalle velleità artistiche assolutamente sproporzionate rispetto alle capacità.
Bruno Bruni non lo sapeva, che se si faceva crescere la barba, sarebbe stato uguale uguale a Nanni Moretti.
E quindi per sbarcare il lunario, in questi anni di precarietà esistenziale, pensa che potrebbe essere una buona idea fingere di essere Nanni Moretti, andare a riempire quel vuoto che peraltro è lasciato tale dal leggendario regista che non ama la mondanità, inventandosi una serie di sopralluoghi per le location di un prossimo film - prendendo lo spunto dal celebre episodio del morettiano Caro diario - per farsi pagare viaggi, vitto e alloggio dalle amministrazioni comunali di tutto il Belpaese, ansiose di magnificare la grandezza del proprio orticello.


Ma questo romanzo si notava di più se parlava di Giuseppe Culicchia e delle sue idiosincrasie per l'editoria italiana, o se a parlare è Bruno Bruni, che somiglia a Moretti, ama Gianluigi Ricuperati e Baricco, e odia lo scrittore Giuseppe Culicchia?

Ai postumi l'ardua sentenza.

Appena uscito per Mondadori, Essere Nanni Moretti mette in ridicolo quel certo mondo dell'editoria italiana che ruota attorno alle ospitate da Fazio e al Premio Strega, ai libri venduti “al metro quadro” (a seconda dello spazio che occupano nelle librerie), ai vari Fabio Volo, Saviano, Baricco che lo popolano e al loro doppio, i tanti aspiranti scrittori del Grande Romanzo Italiano condannati perlopiù giustamente all'oblio.
Tirando dentro personaggi reali, con nomi reali, da Antonio Franchini (mitologico editor di Mondadori, ora passato alla Giunti, artefice del successo di un libro come La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano) a Bruno Vespa, dal plurivituperato Ricuperati a Aldo Nove.

Lo fa con la chiave del grottesco, con un sarcasmo amaro, da polemichetta del salotto buono, con lo spunto farsesco della somiglianza del protagonista al regista di Ecce bombo e Bianca.
Culicchia salta a cavallo degli stereotipi più beceri, che se si sono cristallizzati così nell'immaginario collettivo, certo, un motivo ci sarà, ma qui la ferocia da castigatore dei costumi sembra fare in realtà da contraltare ad una non troppo velata indulgenza.
Come a dire “È l'editoria italiana, bellezza. Almeno ridiamoci su.”
Però esattamente di cosa ridiamo, quando ridiamo di noi?

Giulia Marziali

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