giovedì 29 settembre 2016

Di violini e di poesie: "La ballata di Adam Henry" di Ian McEwan


La ballata di Adam Henry
di Ian McEwan

Einaudi, Torino, 2014

traduzione di Susanna Basso
pp. 202


€ 20



La ballata di Adam Henry è un libro denso, capace di catturare l'attenzione del lettore già dalle prime righe, tenendolo per mano fino alla fine del romanzo, quando una dolorosa notizia lascerà un solco profondo nella vita della protagonista.

Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica, conduce una vita ordinaria, a fianco di Jack, col quale è sposata da trentacinque anni. La sua vita scorre in maniera piuttosto tranquilla fino a quando, un giorno, il marito le dice di essersi infatuato di una giovane ragazza di ventotto anni e di volersene andare, per regalarsi una scappatella. Ed è allora che Fiona, umiliata e offesa, rifugiandosi come sua abitudine nella routine lavorativa per scappare dai sensi di colpa e dalle elucubrazioni mentali, incontra Adam Henry, un ragazzo di quasi diciotto anni, i cui genitori rifiutano per motivi religiosi la trasfusione che potrebbe salvargli la vita. Spetta a Fiona, che lavora presso la sezione Famiglia, prendere una decisione, e per farlo nel modo migliore sceglie di oltrepassare una soglia pericolosa, oltre la quale non è più possibile tornare indietro e che cambierà per sempre la sua vita, innescando una serie di eventi dai quali non sarà possibile sottrarsi: decide di incontrare il ragazzo. Le intenzioni del giudice sono chiare: Adam ha quasi diciotto anni, è capace di intendere e volere, sarebbe perfettamente in grado di decidere per sé ma non può farlo poiché non è ancora maggiorenne. L'incontro tra i due, e tutto ciò che ne consegue, segna uno spartiacque nella vita di Fiona, risultando decisivo anche per la risolvere la crisi matrimoniale che sta attraversando.
Con questo libro, Ian McEwan ci porta dietro le quinte della rappresentazione giudiziaria, mostrandoci il volto più umano e anche più fragile di un giudice che col tempo si è guadagnata la fama di donna imperturbabile e distaccata. Dietro quest'apparenza di donna d'acciaio, però, il cuore di Fiona è scosso da turbamenti e debolezze, che lo scrittore ci mostra con grande abilità. L'attenzione e la precisione nel trattare la materia legale sono evidenti: ci vengono raccontati alcuni casi che Fiona ha presieduto, vengono trascritte le sentenze, così come sono riportati con grande precisione gli interrogatori.
McEwan ancora una volta ci mostra tutta la sua bravura: la sua scrittura, precisa ed esatta, quasi chirurgica, sia nelle descrizioni minuziose delle scene che nella definizione delle emozioni, ci conduce nell'animo tormentato della protagonista, facendoci vedere cosa succede quando tutto quello su cui abbiamo edificato la nostra vita frana, improvvisamente, lasciandoci scoperti e nudi di fronte al futuro che ci aspetta.
Ma cosa aveva fatto in fondo? Si era lasciata assorbire dal lavoro, aveva trascurato suo marito, aveva permesso a un caso di occuparle la mente troppo a lungo? Ma anche Jack aveva il suo lavoro e i suoi umori variabili. Era stata umiliata e non voleva farlo sapere a nessuno, perciò intendeva fingere che andasse tutto bene.

Lo scrittore ci porta sul luogo del crollo, a scavare con Fiona tra le macerie per ricostruire la sua vita e, soprattutto, la sua identità, pezzo dopo pezzo. Il matrimonio, il lavoro, i figli che non ha mai avuto perché prima "è troppo presto" e un attimo dopo "è troppo tardi", le sentenze da scrivere, i viaggi da organizzare, le udienze da fissare. Fino a quando un giorno, sarà un ragazzo di diciassette anni, l'Adam Henry del titolo, protagonista della complicata e dolorosa vicenda giudiziaria che Fiona deve risolvere, a mettere in discussione le sue certezze e farle finalmente trovare un punto di riferimento all'interno della tempesta nella quale si trova.

Ma fin dove ci si può spingere nel condurre un'indagine? Dove sta il limite tra sfera privata e professionale e soprattutto, fino a che punto la giustizia può interferire con le scelte personali, soprattutto in campo sanitario? A tutte le domande McEwan cerca di dare risposta con quest'opera profonda e dolente, da leggere d'un fiato, immergendosi nella vicenda di Fiona e Adam. I due, quasi in riferimento al titolo (che in realtà è tratto da una delle poesie di Adam), costruiscono una coreografia attenta, precisa, una lenta e graduale manovra di avvicinamento, che procede fino al punto di rottura dei due confini, sorpassati i quali niente sarà più come prima.

Valentina Zinnà

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