venerdì 22 luglio 2016

#CritiComics - "Alle montagne della follia": Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi riscrivono Lovecraft

Roberto Recchioni presenta: I Maestri dell'Orrore
Alle montagne della follia
di Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi
Star Comics, 2015

pp. 111
€ 15.00

Nonostante ogni anno illustratori, disegnatori e fumettisti si cimentino con adattamenti dei suoi racconti, non si fa altro che ripetere quanto sia difficile tradurre in disegni le creature e le atmosfere di Lovecraft. Eppure lo scrittore di Providence è uno dei pochi autori a portare con sé un universo visivo ben preciso, che con gli anni ha preso forma in maniera simbiotica convogliando in un unico universo influenze che partono dalle copertine di Weird Tales firmate da Lee Brown Coye, dalle stampe di Doré, dagli artwork di The Call of Chtulu, per passare dal cinema di Carpenter agli sci-fi degli anni Cinquanta e molto altro. Fumettisti come Ian Culbard (autore di numerosi adattamenti) e Jacen Burrows (illustratore ufficiale della produzione lovecraftiana di Alan Moore) pur arrivando a due risultati molto diversi tra loro, partono dal medesimo retroterra che poi adattano alle rispettive sensibilità. Cosa che fa gran parte degli autori che si cimenta con adattamenti delle opere di Lovecraft con la conseguenza che - a meno di essere dei fuoriclasse - si arrivi ad annoiare facilmente il lettore esperto che si ritroverà davanti l'ennesima versione (solo leggermente diversa) dello stesso mondo. 

Per questo aprire Alle montagne della follia, pubblicato da Star Comics nella collana I Maestri dell'Orrore a cura di Roberto Recchioni, e trovarci i disegni di Federico Rossi Edrighi provoca un doppio shock. Il primo shock, di medio livello ma di breve durata, è dato dal fatto che Rossi Edrighi ignora volutamente tutto quel retroterra di cui parlavamo e questo non può che giovare alle atmosfere del racconto. Anche noi lettori come gli esploratori siamo chiamati a entrare in contatto con qualcosa che pensavamo di conoscere e invece no. Invece appare il tratto nevrotico, impreciso, brutalmente essenziale di Rossi Edrighi. 
Ed ecco il secondo shock: Federico Rossi Edrighi fa di tutto per far innervosire il suo lettore scegliendo un tratto volutamente spoglio, istintivo, che a una prima occhiata non avremmo difficoltà a definire approssimativo per la poca attenzione che pone nelle anatomie, nella ricostruzione degli ambienti, nei particolari che ci aspettiamo e che invece non troviamo mai. Eppure basta guardare la prima pagina del fumetto, con quell'ultima vignetta lievemente obliqua (non così obliqua come ci saremmo aspettati), la recitazione precisa dei personaggi (dal malato in primissimo piano, per passare dalla posa di Danforth in piedi sul tavolo, finendo poi ai personaggi sullo sfondo appena abbozzati eppure perfetti nelle loro posizioni) e quell'urlo imprigionato da un balloon che sembra creare una voragine nel soffitto, per capire quanto l'esperienza di letture di questo Alle montagne della follia sarà differente in maniera radicale a tutto la sterminata produzione fumettistica dedicata a Lovecraft.

La rilettura grafica di Rossi Edrighi è sottilmente inquietante, con il suo tratto graffiante ma incerto, prepotente ma traballante, che rende instabili personaggi, ambienti e oggetti. Tutto è avvolto in un'incertezza vibrante e colma di energia che con l'avanzare della storia si frammenta e si fa ancora più nervosa, come se il disegno stesso perdesse aderenza con la realtà insieme ai protagonisti. In questo modo le sequenze più scontate come le grandi panoramiche acquistano un'inquietudine maggiore, così come i momenti più allucinati (come la tavola finale) escono dal solito tracciato per cercare di creare qualcosa di nuovo e più interessante. Rossi Edrighi costruisce un'atmosfera così perfetta che nemmeno con la sequenza dei pinguini giganti riesce a cadere nel ridicolo ma anzi, la fa diventare una delle scene più spaventose del volume.
Buono anche il lavoro di Giovanni Masi sulla sceneggiatura, che supplisce alle mancanze di Lovecraft: fa emergere i personaggi e compatta la storia senza perdersi in digressioni. L'intervento più evidente rispetto al testo originale è la quasi totale eliminazione di tutta la parte relativa alla fantastoria del mondo, cosa che alleggerisce non di poco la struttura (chi ha letto il racconto sa bene quanto, pur nel loro fascino, gravano sulla narrazione quelle trenta pagine). Masi si permette anche una raffinatezza che nell'economia del racconto aiuta a creare una certa tensione. L'unica onomatopea presente nel fumetto è un tek-tek che Masi utilizza inizialmente per descrivere operazioni di poco conto (il picchiettare delle dita sul tavolo, l'apertura di una serratura, del legno che scoppietta). Questo suono che nasce quasi inosservato prende corpo e importanza con l'avanzare della storia, diventando quel Tekeli-li che Lovecraft mutua dal Gordon Pym di Poe e che riveste un ruolo importante nel racconto.

L'adattamento di Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi al racconto di Lovecraft è davvero ben fatto pur risentendo ancora un poco degli scompensi del lavoro originale. Ci sono però il terrore, il senso di mistero, il fascino di un mondo sconosciuto che si sta svelando forse ora per la prima volta. 

Della collana I Maestri dell'Orrore abbiamo recensito anche:
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
Dracula

Matteo Contin
@matteocontin

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