sabato 14 novembre 2015

#Scrittori in Ascolto - L'amore è una favola. L'incontro con Annarita Briganti






L’amore è una favola
di Annarita Briganti
Cairo Editore 2015
pp. 188


Gioia è tornata e l’abbiamo conosciuta. Anche Critica Letteraria era presente il 4 novembre da Cairo Editore, all’incontro riservato a giornalisti e blogger con Annarita Briganti, giornalista e scrittrice, da poco in libreria con il suo secondo romanzo L’amore è una favola.

In Non chiedermi come sei nata (qui la recensione) Gioia cercava la maternità da donna single e un po’ felicità accanto a uomini sbagliati. Oggi la ritroviamo cresciuta, con le stesse cicatrici di un tempo, ma determinata a proteggere la sua scelte e la sua dignità.
Almeno in amore Gioia chiede la favola. Non vuole più delusioni, indifferenza, uomini a scadenza yogurt. Che forse l’abbia trovata in Guido Giacometti? Certo, i suoi trascorsi da Don Giovanni non sono rassicuranti, ma lui è prima di tutto un artista di talento a cui Gioia scriverà la prefazione al catalogo della mostra Rebel Hearts.
La domanda su quanto ci sia di autobiografico sembra arrivare naturale: «come per il precedente, in questo libro c’è molto di me e della mia vita, anche se Gioia si dimostra più forte. Racconto, ancora una volta, della precarietà culturale, degli amori e di vicende molto personali come quella dello stalking. Le minacce sono un’espressione della tendenza di oggi a non prendersi cura degli altri. Nel libro ci sono tanti dialoghi perché mi piace il confronto vero, come a ricordare che, ai tempi dei social media la vita, sul web non sia quella vera. Contano il rispetto, la capacità (sofferta) di perdonare, l’esserci per chi ti chiede aiuto. Sono dalla parte dei buoni e almeno nei miei romanzi vincono loro!».
Devo avere il coraggio di tirare fuori la mia natura profonda di donna. Adler, dopo la guerra, diceva che il mondo aveva bisogno di Gemeinschaftsgefühl, di sentimento sociale. Vale anche oggi per me e per tutti quelli che rischiano di soccombere nell’interazione con gli altri. Più sentimenti, meno cinismo. (p. 68)
Gioia è una precaria della cultura. Scrive per diverse testate, ha fatto scoop e intervistato i più grandi della letteratura. Eppure ha il terrore di controllare l’estratto conto e, dopo l’avviso di sfratto, non sa dove andare. Essere freelance in tempi in cui il giornalismo è diventato un lavoro d'élite rischia di stravolgere ogni aspetto della vita:
Con la Cultura ancora non si mangia e gli effetti sul nostro paese e sulla nostra vita privata si vedono. La precarietà professionale è entrata in camera da letto. Da intellettuali precari a precari sentimentali è un attimo. (p. 39)
Le tematiche lavorative si spostano sulla questione della disparità tra i sessi, di casa anche nel mondo della cultura. Di questi giorni è la media europea secondo cui, confrontando i salari maschili e femminili, una donna lavorerebbe due mesi gratis: «il mondo è ancora dominato dagli uomini» afferma «forse staremo davvero bene quando smetteremo di attaccarci delle etichette addosso».
Non diventiamo aridi calcolatori. Restiamo sempre ricettivi alle cose belle della vita e le cose belle della vita verranno da noi, senza pregiudizi, senza paletti mentali, senza tabù, con la massima purezza possibile, anche nel lavoro. (p. 84)
Da buona giornalista Gioia è sempre alla ricerca della verità, è una che legge davvero i libri prima di parlarne e cita Oriana quando si tratta di ribadire la centralità della scrittura nella sua vita: «Sono nata per essere uno scrittore e sarei uno scrittore anche se non avessi avuto le mani per scrivere».
E la scrittura intensa e intima di Annarita diventa anche teatro. Dal 23 novembre Gioia salirà sul palcoscenico del Teatro Alfieri di Torino nella rappresentazione teatrale di Non chiedermi come sei nata: «anche nel mio primo romanzo ci sono tanti dialoghi che ben si prestano a un adattamento teatrale. I personaggi esternano molto la loro interiorità, per questo il libro ha trovato l’interesse del teatro. E poi c’è la voglia di racconto: la forza di un libro è sempre la sua storia, è lo storytelling».
L’idea di vederci a teatro, e non in uno dei soliti bar da aperitivo, è stata mia: sono in una fase shakespeariana, strasberghiana. Confondo verità e finzione. La vita è un trucco. La realtà è un film. L’amore vero è pirandelliano. Siamo sicuri che esista? Non me lo ricordo più. (p. 32)
Incontrare Annarita è stato un po’come conoscere finalmente Gioia. È una che non nega le ferite ricevute, che non ama nascondersi, ringrazia in continuazione, si emoziona a rispondere alle domande, tiene la testa abbassata quando racconta gli eventi che ancora la segnano.
Credo sia questa insolita onestà la bellezza dei suoi romanzi.
Chiudo con un'ultima citazione dal libro da appendere in cameretta o sul frigorifero, dove volete, per ricordarci ogni giorno chi siamo e tornare in carreggiata se stiamo per sbandare:
Cos’ho imparato in questi anni, tra l’aborto, la fecondazione da single in Spagna, gli abbandoni e quest’ultimo incontro inaspettato, tra la precarietà della Cultura e il baratro senza fine dell’Italia? A chiedere: un lavoro, un sentimento, un po’ di compagnia, un aiuto. A odiare la violenza, soprattutto contro le donne. A volermi bene, anche quando sono un po’ morbida, con le occhiaie, stremata dalla vita mutitasking a cui noi donne ci sottoponiamo. A scegliere meglio il compagno a cui affidarmi, non è più tempo di serial lover. A essere implacabile con chi non ci merita. A non dimenticarmi mai che meritiamo amore, rispetto e pace, anche quando vorrebbero farci credere il contrario. A tenere le braccia e il cuore aperto per far entrare le cose belle della vita. A lottare e sperare.
La felicità è come un bambino piccolo: dobbiamo pensarci sempre, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei. (p.184)

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