lunedì 9 febbraio 2015

#CritiCINEMA - Wes Side Story

Wes Anderson. Moonrise Cinema
a cura di Pietro Masciullo

goWare & Edizioni Sentieri Selvaggi, 2014

€ 4,99


Wes Anderson (Houston, 1969) è un regista dall'idea autoriale molto forte e dall'estetica inconfondibile. Dall'esordio nel 1996 con Bottle Rocket – Un colpo da dilettanti all'ultimo lungometraggio, Grand Budapest Hotel (2014), già vincitore del Gran premio della giuria alla Berlinale e del Golden Globe come miglior film e candidato a ben nove premi Oscar, il regista texano è stato capace di creare un vero e proprio mondo, con le sue regole, i suoi personaggi e le loro cicliche afflizioni, le sue ambientazioni e le sue atmosfere musicali. 

Come se filmasse di volta in volta le infinite variazioni sul tema della vita in un negozio di giocattoli all'ora di chiusura.
Non a caso, conta fra i suoi titoli anche un vero e proprio film d'animazione, Fantastic Mr Fox (2009) che ha però -a partire dalla tecnica dello stop motion - in tutto e per tutto le caratteristiche di un film à la Wes Anderson. Ha costruito e saputo definire un orizzonte nelle aspettative dei suoi numerosi estimatori, ma quel che gli amanti, siano essi cinefili open-minded o hipster modaioli, si aspettano di trovare in un suo film è spesso anche il bersaglio delle polemiche dei detrattori.
«Vorrei vivere in un film di Wes Anderson – canta Niccolò Contessa aka I Cani, apprezzato cantautore della scena indie-pop italiana - inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks. Vorrei l'amore dei film di Wes Anderson tutto tenerezza e finali agrodolci. E i cattivi non sono cattivi davvero. E i fratelli non sono nemici davvero. Ma anche i buoni non sono buoni davvero, proprio come me e te».
Una buona guida per orientarsi alla fruizione di questo delicato universo può essere la monografia in ebook Wes Anderson. Moonrise Cinema - a cura di Pietro Masciullo, caporedattore della rivista online Sentieriselvaggi.it - appena uscita per Edizioni Sentieri Selvaggi in collaborazione con la casa editrice GoWare, che in una serie ben costruita di brevi saggi affronta la tematica da molte possibili angolazioni.

Un tuffo nel suo mondo: la dimensione onirica, la costante evocazione letteraria e cinefila (indagati in questo senso soprattutto i riferimenti a Truffaut: i numerosi alter-ego andersoniani come correlativi di Antoine Doinel; ma anche il reticolo di rinvii e rapporti col cinema coevo, da Sofia Coppola a Noah Baumbach, al lungometraggio di Roman Coppola A glimpse inside the mind of Charles Swan III), la dimensione claustrofobica e minuziosamente accurata delle ambientazioni, costruite attraverso scenografie tanto magniloquenti quanto vistosamente artificiali, e delle corrispettive inquadrature, l'impiego di colonne sonore “parlanti”, gli interpreti/personaggi ciclicamente ricorrenti come Owen Wilson, Bill Murray, Jason Schwartzman e una ricognizione dell' idea di “famiglia” indagata dentro e fuori dal set (quando «la famiglia del cinema si materializza come la trappola più bella del mondo»).

«Io creo regole in maniera ossessiva.

Ho regole strane, inutili.
Pretendo che i film siano quasi come la matematica. Ma solo per quanto riguarda gli aspetti che hanno a che vedere con la mdp, i tagli, il modo in cui viene usata la musica e cose del genere, non quando si tratta dell'interpretazione.»
Ipse dixit. E dunque se con questo abbiamo a che fare, scandagliare - con l'aiuto di qualcuno che possa aiutarci a risolvere questa difficile quanto intrigante equazione cinematografica - la sua regola del gioco non può che farcelo amare, o odiare, di più.


Giulia Marziali


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