giovedì 29 maggio 2014

"In stato di ebbrezza" di James Franco

In stato di ebbrezza
(Palo Alto)
di James Franco 
Minimum Fax, 2012

pp. 192


In principio fu il nome d'autore. Lo confesso: ho un debole per James Franco ed ero curiosa di leggere un suo libro. 
Poi mi ha attirata la copertina con l'immagine del ragazzo che sembra tuffarsi nel vuoto, la maglia giallo splendente, lo skateboard e il buio che lo inghiotte. 
In stato di ebbrezza è l'esordio narrativo di un attore, regista, autore di cortometraggi e sceneggiatore che negli ultimi anni ha dimostrato il suo talento a Hollywood, e non solo. 
Il titolo originale del libro è Palo Alto perché è qui che sono ambientati i racconti ed è in questa città che l'autore è nato. Se la parola 'California' evoca in voi immagini di ville bianche immerse nel verde, viali soleggiati e party in piscina, fareste meglio a dimenticarle: in questo libro è più facile trovare campetti da basket, case borghesi, ristoranti italiani con cuochi messicani, campeggi estivi, sporchi spogliatoi di scuole pubbliche. 
La California è desolante, uno specchio perfetto delle vicende dei protagonisti, tutti adolescenti e alle prese con una quotidianità da cui cercano di scappare dandosi ad alcol, droghe, sesso, risse e atti di bullismo. 
L'insistenza è sulla violenza fine a se stessa, perpretrata per noia; inizia così il primo racconto della raccolta:
Il giorno di Halloween di dieci anni fa, al mio secondo anno di liceo, ho ucciso una donna. Avevo passato il pomeriggio a bere a casa di Ed Sales, e visto che ero in libertà vigilata non avrei dovuto farlo.
Come se fosse la cosa più normale del mondo, il protagonista racconta come una notte di alcol con gli amici si sia conclusa con un omicidio.
La scrittura di Franco si modula nelle cronache di una rabbia che sarebbe banale definire solo 'adolescenziale'; è una scrittura ridotta all'essenziale, asciutta e un po' dura perché non accompagna il lettore dentro le storie in modo conciliante. Il risultato? Spiazzante, con una punta di ironia. 
In stato di ebbrezza è un libro stridente che provoca un - credo voluto - straniamento: l'uso della prima persona tradisce pochissime emozioni nei personaggi, i quali ricostruiscono i fatti come fossero sotto interrogatorio. Questo distacco, da solo, rende il disagio e la solitudine dei giovani di Palo Alto meglio di qualsiasi altro espediente letterario e crea un contrasto a tratti insopportabile con gli avvenimenti raccontati. 
L'autore ricostruisce il volto arrabbiato della California in cui è cresciuto, quella che non era ancora  conosciuta nel mondo come la patria delle grandi Tech Companies. 
Se il focus è sui giovani, non mancano i momenti in cui i riflettori vanno sugli adulti, quasi sempre incapaci di aiutare e certamente responsabili di una situazione fuori controllo. 
Mentre leggi hai l'impressione che i lati più tristi del libro siano il sesso casuale, le sparatorie, gli insulti razzisti, le morti ingiustificate.
Poi arrivi a uno degli ultimi racconti e capisci che non è solo il racconto di esistenze allo sbando:

Poi mi sono imbattuto in un altro tizio. Vecchio anche lui, con un cane marrone un po' più grande [...]Abbiamo camminato per un po' senza parlare. Poi lui ha detto: 'Quando ero giovane, ero arrabbiatissimo e timido. Facevo cose idiote tipo rubare e appiccare incendi. Non mi hanno mai beccato. Ora sono vecchio e mi sento uguale. Capisci cosa intendo? Non mi piace niente'.'Si', gli ho detto io.'Tu ti senti così?''Si, odio tutto', gli ho risposto. 
Come un male di vivere sotterraneo, è un dolore che accomuna tutti, una frustrazione che ha radici più profonde e che una vita fuori dagli eccessi non basta a cancellare.
Il libro ha dei momenti di calo di tensione; a volte c'è l'impressione che un racconto sia troppo simile al precedente o un personaggio troppo simile al suo compagno di banco ma proprio quando stai per abbandonarlo arriva quella frase che suona così maledettamente reale e allora sei spinto ad andare fino in fondo.
James Franco scrittore è stata comunque una scoperta. Alla faccia di chi dice che sa fare solo selfie. 

Claudia Consoli





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