lunedì 13 gennaio 2014

Da Torino a Venezia con cinque ciclisti, tre documentaristi e un grande fiume




Pedalando nel vento. In bici da Torino a Venezia
di Pino Pace
Zandegù, collana Gliuni, 2013

pp.22

Alcune tradizioni sono immancabili: fossimo in America verrebbe facile citare il tacchino del giorno del Ringraziamento o la zucca incisa di Halloween. Per noi Italiani i punti fermi sono differenti: la grigliata di Pasquetta e Ferragosto, il cenone della vigilia di Natale a base di pesce e la camminata del 1 gennaio. Tutti, vuoi per smaltire gli eccessi della serata precedente, vuoi per “vedere le cose nella giusta prospettiva” come diceva Charlie Brown, il primo giorno dell’anno si improvvisano camminatori. Forse è la semplice idea di muoversi per iniziare il nuovo anno, fatto sta che mi è sembrato carino trasferire questa tradizione anche in letteratura e leggere, come prima opera del 2014, un quadernetto di appunti di viaggio.
3 documentaristi, 5 ciclisti, 679 chilometri, 4 animali e 9 consapevolezze
queste sono le basi di "Pedalando nel vento: in bici da Torino a Venezia", breve ed emozionale reportage sul progetto Vento. Questo Vento nasce a Ovest nel Politecnico di Milano ed è un progetto volto a creare un percorso ciclabile sicuro che colleghi Torino a Venezia. Se un tempo si andava in pellegrinaggio a Santiago de Compostela o a Roma, oggi ci si può munire di velocipide e pedalare a bassa velocità fino alla laguna.
Così cinque ciclisti, chi più chi meno amatoriale, chi più chi meno coinvolto con il Politecnico, si accinge a fare questa traversata del Nord Italia per andare a vendere, comune per comune, questo sogno, perché di tale si tratta: di un nastro senza rotaie e cavalli motore che colleghi Torino e Venezia. Seguiti fedelmente dall’autore e dai suoi compagni di avventura Paolo Casalis e Stefano Scarafia, veniamo guidati attraverso paesaggi che non hanno nomi esotici o profumi speziati, ma che sono così vicini a casa nostra e così sconosciuti da sembrare situati dall’altra parte del mondo.

Mi sono sentita molto vicina a questa breve “routard”. Io vengo dal Piemonte e adesso vivo in Veneto. Per fare questi 600 chilometri ci ho messo alcuni anni e mi sono sempre spostata su strada ferrata: ho visto tutte le città citate nell’itinerario e in alcune mi sono anche fermata a vivere, quindi l’idea che tante altre persone possano percorrere questa strada non poteva che catturarmi. Il ritmo lento delle pedalate porta alla scoperta di paesaggi che possono sembrare di primo acchito banali  e stra- visti per un abitante del nord. Eppure, la bicicletta mostra una nuova prospettiva, una riscoperta di angoli e atmosfere che ormai sono solo ombre quando passiamo con una Freccia di qualunque colore. La narrazione punta molto sul fattore emozionale e già da questi brani pare di vedere inquadrature del film- documentario che è stato realizzato dall’autore nel 2012. Non si tratta di una guida puntuale, ma di una manciata di sensazioni e piccole avventure. Non si legge di un viaggio epico o eccezionale: è un percorso adatto ad ogni amante delle due ruote o ciclovago. Soprattutto si viene a conoscenza di questo splendido progetto, di Vento, ancora lontano dalla sua conclusione, ma di sicuro già in sella verso le prime, importanti tappe.

Correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti (Alfredo Oriani)

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