giovedì 25 luglio 2013

#PagineCritiche - Martha C. Nussbaum, "Immaginazione letteraria e vita civile"

Il giudizio del poeta. Immaginazione letteraria e vita civile
(Poetic Justice)
di Martha C. Nussbaum
Tr. it. di Giovanna Bettini
Feltrinelli Editore, 1996 (1995)


pp. 160

Una delle domande che può risultare tra le più divertenti o tra le più irritanti, a seconda del nostro umore nel momento in cui ci viene posta, è a che cosa serve la letteratura. Borges ad esempio spesso si irritava e rispondeva che a nessuno verrebbe in mente di chiedersi a cosa serva il canto di un canarino o i colori del cielo al crepuscolo. Rispetto a un tale insidioso approccio utilitaristico, il saggio della Nussbaum si presenta come un' articolata risposta in campo etico sull’importanza dell’esperienza letteraria nella vita civile, non solo una risposta di ordine pratico ma una vera e propria riflessione sulla concezione forte delle emozioni, generate dall’immaginazione letteraria, che possono rappresentare una valida guida per le scelte pubbliche grazie a una loro dimensione cognitiva che conduce a certe convinzioni di valore.
Questo lavoro, esercizio raffinato di impegno civile, pone l’accento sulla letteratura come esperienza condivisa di una realtà altra, finzione più o meno aderente alla realtà, attraverso la quale si  possono raggiungere livelli più alti di eguaglianza e solidarietà all’interno di una comunità.

La tesi qui sostenuta, nel proporre un metodo di giudizio integrato dall’immaginazione letteraria, si pone in continuità con alcuni dei più importanti movimenti giuridici nati a partire dalla seconda metà del Novecento negli Stati Uniti d’America, quello dei Critical Legal Studies (Crits) e quello di Law and Literature.  
Il progetto dei primi, a partire dalla fine degli anni Settanta, fu quello di rivelare la presenza di una contraddizione fondamentale all’origine della teoria liberale del diritto e dello Stato basata sulla separazione tra l’oggettività delle regole e la soggettività dei valori, che si riproduce nell'opposizione moderna tra ragione e passione. Se l’efficacia di un ordinamento giuridico è data dal tasso di fiducia che si stabilizza attraverso la certezza e la generalità delle regole,  una tale oggettività deve confrontarsi continuamente con la rivendicazione dei valori soggettivi.
Se l’atto consiste semplicemente nell’applicare una regola […] lo si dirà forse legale, conforme al diritto, e forse, per metafora giusto, ma si avrebbe torto nel dire che la decisione è stata giusta [1]
Questa contraddizione investe la questione della giustizia e quindi del giudizio, facendo del giudice il protagonista di un ordine in composizione. 
Duncan Kennedy, uno dei principali esponenti dei Crits, affermerà che l’ordine altruistico può solo essere immaginato e che il giudice è una figura culturale impegnata nel compito di immaginare un tale ordine. [2]

La Nussbaum analizza i meccanismi di esclusione perpetuati dal sistema liberale per dare voce, all’interno di una decisione pubblica, alle rivendicazioni delle differenze qualitative delle storie particolari..
L'immaginazione letteraria sviluppa capacità che permettono di realizzare una scelta razionale più aderente alla forma democratica e al principio di uguaglianza sostanziale, mettendo a nudo l’insufficienza dei soli strumenti utilitaristici basati sull'analisi costi-benefici che non tiene conto della complessità umana. L'intenzione non è quella di negare l'importanza della funzione che la scienza economica svolge nella vita pubblica ma di rilevare piuttosto che il peso delle posizioni soggettive si perde se la razionalità di una scelta viene misurata attraverso un’unica scala di valori basata sulle differenze quantitative e non qualitative (commensurabilità)oppure se si procede sul presupposto che le preferenze delle persone siano date (preferenze esogene) senza considerare il livello di libertà contenuto nella scelta.(p. 32 ss)
La Nussbaum dunque vuole sostenere una concezione umanistica e plurale della razionalità pubblica e cerca di sviluppare un modello di ragionamento che renda giustizia alla complessità umana e tenga conto delle differenze qualitative tra gli individui; una posizione la sua che sembra mettere bene in relazione gli elementi del rapporto dialettico tra diritto e letteratura:
Di fronte alla realtà del mondo la legge codifica la realtà sociale […] in tal modo agisce riducendo la complessità. Da questo regno di apparente luminosità, la letteratura si discosta addentrandosi in percorsi più accidentati, in ombra […] la letteratura si pone in altre parole come critica e continua sollecitazione del giuridico ad aprirsi alla complessità del reale. [3] Lo strumento usato per  analizzare la costruzione e il significato dell’immaginazione letteraria è il romanzo, che oltre a possedere caratteristiche comuni ad altri generi letterari, come la capacità di affermare la separatezza delle persone, la descrizione degli eventi della vita da una prospettiva interna che porta il lettore alla simpatia, quando, interrogandosi sulle vicende dei personaggi, in realtà si interroga su di sé, presenta anche degli aspetti propri rilevanti in questa sede, come la sua maggiore propensione ai fatti comuni, all’ordinario. La scelta del romanzo tra gli altri generi narrativi (e in particolare il romanzo realistico e sociale dell’area angloamericana come Tempi difficili di Dickens ma anche da Paura di Wright) sembra essere piuttosto figlia del nostro tempo: quella che ci sembra una maggiore capacità di rappresentare il processo dell’immaginazione letteraria verso la costruzione di una responsabilità sociale del lettore all’interno della sua realtà, è dovuta al fatto che non si può immaginare il mondo moderno senza il romanzo :

Il romanzo è il mondo moderno […] la sua connessione con la dissoluzione dell’epica, l’ambivalente simbiosi di crisi epigonale e innovazione tecnica, tramonto di antichi valori e impetuosa costruzione della realtà, mescolanza di strategie narrative popolari, serial e feuilleutons […] polifonica contaminazione di generi – e specialmente di registri e temi – alti e bassi. [4]
Sia la forma che la struttura del romanzo conferiscono un senso normativo alla realtà poiché è strumento di interpretazione del mondo e orientamento del comportamento del lettore, se non in maniera diretta, lo è già solo nella scelta di trattare un tema anziché un altro. La potenza dell'immaginazione può condurre a una deliberazione più equa, in quanto attiva l'empatia verso i soggetti più deboli, parte essenziale di un intreccio narrativo che non potrebbe essere allo stesso modo rivelatore qualora trattasse di situazioni non conflittuali.
La struttura del romanzo, costitutiva di una relazione tra lettore e scrittore partecipi di una comunità che James Boyd White avrebbe definito comunità testuale (e potremmo aggiungere etica), è un paradigma di ragionamento etico che sfugge al relativismo poiché indica prescrizioni concrete applicabili universalmente e intanto applicabili dopo essere state sottoposte a una valutazione critica nella realtà sociale alla quale ognuno fa ritorno dopo la lettura.
Si insiste dunque sulla responsabilità sociale di cui si deve far carico un buon lettore in qualità di agente razionale e sulla sua posizione di spettatore imparziale rispetto alle sue decisioni sia in qualità di cittadino che in qualità di giudice.
Un buon giudice è un giudice-letterato che ha sviluppato la capacità di assumere la posizione di uno spettatore imparziale attraverso l’attività immaginativa della lettura.
Il lettore infatti è interessato, appassionato, alle storie raccontate ma il suo giudizio sui personaggi e sulle vicende non è necessariamente irrazionale, poiché l’empatia è in equilibrio con una giusta distanza mantenuta grazie alla consapevolezza di non essere direttamente coinvolto, un distacco che lo rende in grado di filtrare le emozioni dal momento che la sua sicurezza e la sua felicità personale , come affermava Adam Smith nel suo Teoria dei sentimenti morali (testo di riferimento per l’Autrice), non sono minacciate dai suoi pensieri e dalle sue emozioni.
Nussbaum ci spiega come empatia non significhi identificazione, prendendo ad esempio il protagonista del romanzo di Wright, Paura. Leggendo la sua storia capiamo quanto non solo la sua condizione (quella di membro di un gruppo che subisce discriminazioni razziali) ma anche le sue emozioni (fino a condurlo all’omicidio) siano il prodotto di ineguaglianze istituzionali:
Mentre stava là in piedi, sapeva che non sarebbe mai stato capace di dire perché avesse ucciso. Non era che non voleva realmente dir tutto, ma , per dirlo, avrebbe dovuto dare una spiegazione di tutta quanta la sua vita.

Il romanzo, al contrario delle teorie utilitaristiche che non considerano le singole cause che conducono a una certa preferenza, si concentra sulle capacità di scegliere degli individui e su come i fattori sociali influiscano anche sul modo di pensare e sulla percezione che si ha di sé, insistendo su quanto la libertà non sia una componente marginale nell’analisi delle scelte razionali. Un fervido esempio offerto dalla Nussbaum a conferma di questa tesi è quello degli operai di Coketown, in Tempi difficili: essi conoscono solo la miseria e le loro ambizioni, quindi le loro scelte, sono limitate. Una “moltitudine di mani e stomachi” i cui destini possono essere pianificati su una lavagnetta e le cui differenze qualitative sono tanto irrilevanti quanto quelle di “formiche e scarafaggi”.

Un giudice-letterato riesce meglio a mantenere insieme le due visioni necessarie ai fini della sua neutralità, la dimensione particolare, che richiede attenzione al caso concreto e alla rivendicazione della giustizia sostanziale e la dimensione universale.
Questa tensione tra particolare e universale è costitutiva della struttura stessa del romanzo che, riuscendo a comporre diversi punti di vista, attiva un processo di oggettivazione dei valori. [5]
Un buon giudice è colui che coltiva un rapporto con i particolari (atteggiamento meglio assunto in un contesto di common law) pure se vincolato nel suo ruolo istituzionale al rispetto di regole oggettive a garanzia della generalità e dell’astrattezza della legge.
L’immaginazione letteraria è essenziale per lo sviluppo di queste attitudini, tanto che Whitman nei versi raccolti in un’opera destinata a incarnare una delle espressioni più alte del processo di costruzione della democrazia americana, Foglie d’erba, individuava nel poeta il miglior giudice : ‹‹Non giudica come giudicano i giudici, ma come il sole che piove/ intorno a un oggetto inerte […]››.
Quest’immagine evoca lo sguardo del poeta che fa luce nell’oscurità, ossia nella pienezza delle vite umane, fatte di particolari. 

L’ultima parte del saggio è dedicata ad alcune decisioni giudiziali rese in casi controversi che hanno molto impressionato l’opinione pubblica americana. Alcune opinioni rivelano l’enorme e decisiva portata che le virtù di un giudice-letterato (e in generale di chi adotta decisioni politiche) possono avere nella vita di un singolo individuo. Esemplare l’opinione dissenziente del giudice Stevens nella decisione Hudson vs Palmer della Corte Suprema nel 1984. Palmer, un detenuto condannato per falso, furto aggravato e rapina in banca intentò una causa contro Hudson, un agente di polizia, sostenendo che egli avesse perquisito la sua cella distruggendo alcuni suoi beni personali legittimamente posseduti , come lettere e fotografie, esclusivamente per molestarlo. Quest’operazione avrebbe violato la sua privacy e il suo diritto a essere protetto in base al Quarto Emendamento da perquisizioni e sequestri ingiustificati. Mentre la maggioranza dei giudici della Corte si sforzò di dimostrare come il diritto alla privacy invocato da Palmer fosse difficilmente conciliabile con la carcerazione e con gli obiettivi delle istituzioni penitenziarie, chiudendo la delicata questione della distruzione dei beni personali con l’applicazione di un congruo risarcimento, nell’opinione dissenziente quel misero residuo di beni materiali segna la differenza tra schiavitù e umanità:
Le lettere personali, le fotografie dei membri della famiglia, un souvenir, un mazzo di carte, i materiali per un hobby, magari un diario o un manuale per imparare un nuovo mestiere, o anche una Bibbia […] possono permettere al prigioniero di mantenere il contatto con una parte del suo passato e di intravedere la possibilità di un futuro migliore.

Si notino gli aspetti letterari di questa riflessione, un giudizio che esalta l’individualità e la separatezza del soggetto carcerato. Non per questo l’imparzialità del giudice Stevens viene meno: la capacità di immaginare il significato di quegli oggetti per il detenuto non è finalizzata a una decisione ad hoc  ma al contrario permette di estenderla all’intera categoria dei detenuti, costituita nella maggioranza dei casi da soggetti emarginati che scontano le colpe di un'intera società.
Proprio come avviene nella letteratura, dove le storie grazie alla narrazione emergono da quella che sarebbe altrimenti solo una misera, cieca quotidianità della quale non si conserverebbe memoria né consapevolezza, questa capacità immaginativa, praticata in un giudizio, che esalta le particolarità della condizione di un singolo individuo, rende emblematico il singolo caso e dunque universale.

M. T. Rovitto

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[1]  J. Derrida, G. Vattimo (a cura di), Diritto, giustizia, interpretazione, Roma-Bari, Laterza, p.27
[2]  cfr. D. Kennedy, Forma e sostanza nella giurisdizione di diritto privato, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1992, p.120
[3]  M. P. Mittica, Diritto e costruzione narrativa. La connessione tra diritto e letteratura: spunti per una riflessione, in Rivista di Scienze della Comunicazione, A.II, n.1, 2010
[4]  C. Magris e M. Vargas Llosa, Mondo, romanzo, Torino, Einaudi, 2013, pp.4-5
[5]  Cfr. anche P. Jedlowski, Storie comuni. La narrazione nella vita quotidiana, Milano, 2000: “Per quanto la funzione ludica e quella pragmatica della narrativa siano spesso le più evidenti, il suo ruolo principale è quello di permettere la classificazione e l’interpretazione di ciò che viviamo”, p.49

5 commenti:

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