giovedì 14 febbraio 2013

Woody Allen in salsa parigina: "L'amore dura tre anni" di Frédéric Beigbeder


L’amore dura tre anni
di Frédéric Beigbeder

Feltrinelli, 1997


Alcuni titoli richiedono di essere pronunciati con una certa, precisa intonazione. A nessuno verrebbe mai in mente di pronunciare I dolori del giovane Werther con aria scanzonata, né di leggere Il diario di Bridget Jones come se foste al capezzale di un caro amico malato.
L’amore dura tre anni: tono cattedratico e impostato, può suggerire  che si tratti di un trattatello scientifico, risultato di uno dei tanti studi curiosi svolti dalle università di tutto il mondo. L’amore dura tre anni: tono sommesso e incrinato indica, senza dubbio, una love story potenzialmente tragica e con finale da kleenexL’amore dura tre anni: stile annunciatore delle romantic comedy, con una piega ironica appena accennata sulle labbra. Ecco, questo è il modo giusto per pronunciare il titolo del libretto in questione:
Una zanzara dura un giorno, una rosa tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. È così. C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.
Il primo anno si dice: “Se mi lasci, mi AMMAZZO”.
Il secondo anno si dice: “Se mi lasci, mi farai soffrire, ma me la caverò”.
Il terzo anno si dice: “Se mi lasci, stappo lo champagne”.
Marc Marronier (alter ego dell’autore) è un parigino mondano: scrive rubriche sulla vita notturna della capitale francese e sforna slogan pubblicitari. Un anno si innamora della bella Anne. L’anno dopo la sposa perché non ha senso aspettare quando si è così felici. Il terzo anno si gira a guardare tutte le belle ragazze che incontra fino a che, al funerale della nonna, incontra Alice ed è colpo di fulmine. Lui ed Anne divorziano e inizia una relazione clandestina con questa donna bellissima, sposata anche lei, tra tira e molla e riconciliazioni, sesso di altissima qualità e stucchevoli lettere d’amore. E intanto si chiede: durerà questa volta o alla scoccare della mezzanotte del terzo anno finirò di nuovo con le carte del divorzio in una mano? Lieto fine non garantito.

Il lettore ideale di queste pagine è il cinico romantico. La persona che ci ha creduto, che vorrebbe crederci, che il più delle volte ci crede, ma che si sente molto più sicuro dietro l’ironia. Non è una storia originale: cose simili accadono con una media di, immagino, almeno tre divorzi all’ora con altrettante relazioni extra coniugali già avviate. L’autore vuole metterci in guardia: nessuno ci spiega che l’amore ha una data di scadenza, il segreto è ben custodito, quasi si trattasse di un complotto.

È un libello per costruito, ha dato la base per il film omonimo che ha riscosso grande successo, ed è l’ultimo di una trilogia (ma, ahimè, non vi consiglio di leggere anche gli altri due) sulla fenomenologia amorosa: ti innamori, ti sposi, divorzi, per ogni evento un libro. È completamente fatto di aforismi, sul genere Woody Allen. Anzi, ricorda molto le battute forzatamente allegre e cinicamente vere del regista americano. Solo che al posto delle nevrosi e gastriti newyorkesi qui c’è un pizzico di grandeur e snobismo tipicamente parigino che conferiscono a queste pagine una caratteristica unica (e che lo salva dal plagio di stile). E da grande amante di Woody Allen non posso fare altro che consigliarlo. Se non altro per controllare che in vostri amori nel frigo non stiano per scadere.

Una scena del film L'amour dure trois ans

0 commenti: