di Giovanni Testori
ilSaggiatore, settembre 2026
pp. 110
€ 14,00 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)
Quando pensiamo a San Francesco siamo abituati a immaginarlo circondato dagli uccellini, immerso nella natura, sorridente e mite, quale simbolo universale di pace e fraternità. Eppure, dietro questa rappresentazione così rassicurante, che attraversa da secoli l'arte e la devozione popolare, rischia di scomparire un uomo assai più complesso, capace di compiere scelte estreme e di mettere in discussione le convenzioni del proprio tempo.
È questo il santo che Giovanni Testori (1923-1993) cerca di riportare alla luce in San Francesco, il barbaro di Dio, pubblicato dal ilSaggiatore a cura di Giuseppe Frangi, con una postfazione di Marco Marino e con una sezione dedicata alle Fonti francescane. Il libro, come ricorda nell’introduzione Frangi, raccoglie un intervento scritto da Testori nel 1981 in occasione delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla nascita del santo, e riproposto oggi nell'ottavo centenario della sua morte.
Dopo la morte della mamma Lina, si era riavvicinato alla Chiesa accettando numerosi inviti per incontri e interventi pubblici. Dato il carattere ufficiale dell’appuntamento, aveva scelto di leggere un testo scritto, frutto di un approfondimento della figura di Francesco, partendo dai due volumi delle Fonti, pubblicati nel 1977 dalle Editrici Francescane e curati da padre Ernesto Caroli. (p. 7)
A dispetto del tempo trascorso, il pensiero dell'autore lombardo mantiene intatta una straordinaria efficacia critica. Stimolando un superamento delle apparenze e delle narrazioni di comodo, la sua lezione sul santo si rivela foriera di una lucidità e di un'attualità disarmanti.
Per ritrovare il Francesco autentico, lo scrittore torna alle antiche Fonti, facendo emerge la figura di un uomo che sceglie liberamente di rinunciare ai privilegi, di condividere l'esistenza degli emarginati, di incontrare i lebbrosi e di vivere la povertà come un’adesione totale al Vangelo.
Il Francesco che Testori ci restituisce è un uomo che ha vissuto fino in fondo ciò in cui credeva. Un “barbaro” che sfugge alle regole del vivere comune, che rifiuta i compromessi per abbracciare in maniera radicale le parole di Gesù. Un uomo incendiato da una passione assoluta per il prossimo, che affronta ogni giorno le ferite del mondo armato soltanto di amore e di carità.
E altresì che pochi uomini sono stati come lui sociali ponendosi fuori da ogni proposta o prospettiva esclusivamente di società. In questi movimenti San Francesco arrischiò addirittura di parer “barbaro”. In effetti al mondo costruito o sovracostruito dei suoi anni, l’ultimatività esistenziale e caritativa di Francesco dové certamente sembrar folle e demenziale. (pp. 41-42)
Non è un santo che rassicura, bensì che scuote. Attraverso di lui, Testori lancia una sfida spietata al sonno della nostra coscienza e a un presente anestetizzato, capace di ridurre la fede a una sterile abitudine e la solidarietà a una formalità. Per farlo, si affida a una prosa intensa e impetuosa, una scrittura viscerale e ricca di immagini tanto vivide quanto potenti.
San Francesco, il barbaro di Dio non è un libro da leggere distrattamente, né una biografia tradizionale della figura del poverello di Assisi, ma è piuttosto una meditazione intima, filtrata da una partecipazione personale ed emotiva dello scrittore.
Francesco resta un uomo profondamente spiazzante, uno specchio parlante che ribalta con il suo esempio, così anarchico e devoto al tempo stesso, le nostre certezze e scardina la nostra quotidianità. E che ancora dopo ottocento anni, continua a porci quesiti. Domande all'apparenza semplici, ma alle quali non è affatto facile rispondere.
La domanda, anzi il “foco”, è il seguente: in che consiste qui e adesso, il farsi povero che fu per Francesco tramite primo e assoluto dell’identificazione della realtà dentro la Verità e della Verità dentro la realtà? (p. 53)

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