di Georges Simenon
Adelphi, giugno 2026
Traduzione di Daniela Salomoni
pp.159
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Anche un luogo pieno di luce di voglia di vivere può diventare una prigione, questo è quello che proverà il protagonista di “Domenica”, Émile. Trasferitosi dalla Vandea quando era solo un ragazzo, Émile ha risollevato le sorti dell’attività che ora gestisce in Costa Azzurra, ovvero la Bastide, una tipica locanda a conduzione familiare, ai piedi del massiccio dell’Estérel. Con la bella stagione la locanda è piena di turisti e le cose da fare non mancano. Eppure la domenica in cui incontriamo Émile per la prima volta è un giorno particolare, il giorno in cui ha deciso di mettere in atto un piano per cui si prepara da tempo.
Se avessero domandato a Émile cosa provava quella mattina non avrebbe saputo rispondere. Se l’era chiesto prima che suonasse la sveglia. In realtà non si era sentito diverso dagli altri giorni, dalle altre domeniche. Non aveva paura. Non aveva nemmeno voglia di tornare sui suoi passi. Non era né impaziente né agitato. (p. 10)
Quale sia questo piano non è chiaro al lettore fino alla fine, si capisce che c’entra qualcosa una ragazza, una certa Ada, e che di sicuro si vuole porre fine a un matrimonio. Quel matrimonio che era stato quasi un atto di vendita dal punto di vista del protagonista; sua moglie lo aveva legato a sé in un modo odioso e lo ha sempre considerato come una sua proprietà. A farne le spese sono varie figure che ruotano intorno a lui e che la moglie Berthe neutralizza in ogni modo.
Questo romanzo, inizialmente pubblicato nel 1959, appartiene ai romanzi duri di Simenon e offre diversi spunti interessanti per approfondire le tematiche care allo scrittore. Intanto possiamo vedere i paradossi che portano un giorno di riposo a essere, nella testa del protagonista, il giorno in cui tutto avrà inizio. Ma il suo è un procrastinare senza fine e il lettore, che legge la storia solo dal punto di vista di quest’uomo pieno di risentimento e di rancore, nei confronti di una vita che doveva dargli qualcosa in più e invece lo ha ingabbiato, smaschera quasi subito la vera natura pavida di Émile.
La sua è una gabbia dorata in cui lui stesso vive al meglio e il suo obiettivo di allontanarsi della moglie e disinteressarsene, man mano diventa invece un boomerang, perché il pensiero relativo alla moglie Berthe diventa ossessivo, ed è il motore di ogni sua azione. Simenon non sembra avere alcuna intenzione di stabilire con certezza chi sia la vittima e chi il carnefice. Piuttosto mette in scena un matrimonio diventato progressivamente un rapporto di forza, nel quale ogni gesto viene interpretato come una mossa dell'avversario.
La stessa Ada, scelta suo malgrado come amante, è in realtà una giovinetta considerata stramba e quasi un animale selvatico dall’uomo, che forse la sceglie proprio perché può, per una volta, essere in una posizione di forza, lui che per tutta la vita è stato succube degli eventi e della moglie.
Era al tempo stesso il suo cane e la sua schiava. Non lo giudicava, non cercava di capirlo o di decifrarlo. Lo aveva scelto come padrone, così come un cane randagio, senza motivo apparente, si mette a seguire un passante. (p. 92)
Il paesaggio e la luce giocano un ruolo fondamentale, sono tutto ciò che non ci si aspetta da un noir, non c’è atmosfera cupa a far da sfondo alla vicenda, ma il tutto si consuma alla luce del sole, nel mondo idilliaco delle vacanze della Costa Azzurra, tra i profumi della cucina, i tavoli apparecchiati e una natura mediterranea che invita alla vita. Ma proprio questa luminosità finisce per rendere ancora più soffocante la condizione del protagonista.
A un certo punto il piano iniziale del protagonista non interessa più nemmeno al lettore, non c’è più la curiosità di conoscere cosa avverrà, perché ciò che preme è capire come un'esistenza apparentemente ordinaria possa restringersi progressivamente fino a non lasciare, almeno nella mente di chi la vive, che una sola via d'uscita. Il libro diventa così il racconto di una prigionia, ma anche di qualcosa di più: la capacità che abbiamo di costruire, giorno dopo giorno, le ragioni con cui finiamo per giustificare le nostre scelte.
Samantha Viva

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