Poiché nel tempo sono alla deriva, tutto è contemporaneamente perso e ritrovato, tutte le persone che amo sono vive e morte o non ancora nate; ci sono scoperte, rivoluzioni, accoglienze e addii, ma non nell'ordine che la maggior parte delle persone conosce. È come se iniziassi sempre in medias res, e quindi commetto degli sbagli. (p. 12)
Alba non ha ereditato solo la somiglianza fisica dal padre, Henry: condivide con lui la Sindrome da Dislocazione Spaziotemporale. Alba viaggia nel tempo e ogni volta che le succede si ritrova nuda e senza alcun oggetto con sé in un momento temporale imprevedibile. Può cucinare con il marito Zach la mattina nel 2023 quando entrambi hanno ventidue anni, ma può succedere che la lei di cinquant'anni ceni con Zach sempre la stessa sera del 2023. Oppure può ritrovarsi negli anni Settanta, quarantenne, mentre Oliver, un altro viaggiatore del tempo, è un diciassettenne che, però, nascerà solo nel 2088. Può prendere il gelato con il padre, morto quando lei aveva cinque anni, e trovarsi in difficoltà nel confidargli che la madre, Clare, ha trovato la felicità in una nuova relazione. Intorno a lei il mondo cambia: la pandemia di Covid è solo il primo degli eventi catastrofici che sembrano puntare verso la distruzione del pianeta. Mentre l'AI è sia risorsa che spaventosa intrusa, Alba ottiene sempre di più la conferma di ciò che una viaggiatrice del tempo sa con molta chiarezza: non possiamo cambiare nulla, nemmeno volendolo. Questo, però, non vuol dire che sia per forza un male.
Il disordine del tempo è il seguito del romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, entrambi a firma di Audrey Niffenegger. Dal primo romanzo è stato anche tratto l'omonimo film (anche se, in Italia, vista la tendenza a modificare parecchio in traduzione i titoli dei film, è uscito come Un amore all'improvviso) con Eric Bana e Rachel McAdams. Niffenegger riprende il mondo in cui, a causa di un'anomalia genetica, ci sono pochissime persone che possono spostarsi nel tempo. Le regole di questi viaggi temporali sono spiegate nelle prime due pagine del romanzo e, con una sorta di previously, come nelle vecchie serie TV, viene fornito il contesto di vita di Alba. La funzione è sia permettere di riprendere le fila a chi ha letto il precedente titolo – uscito, ormai, nel 2003 – sia dare autonomia a questo romanzo che, sebbene sia, tecnicamente, un seguito, ha una totale autonomia di lettura.
Si tratta di un romanzo molto ricco, in cui le voci narrative si alternano, i salti di epoca sono costanti ed è necessario prendere il ritmo di lettura. «Martedì 20 maggio 2008 (Alba ha 6 e 15 anni, Clare 36)» è l'esempio delle intestazioni di capitolo che forniscono le coordinate per non sentirsi troppo persi. Le prime pagine rendono perfettamente chiaro il senso della citazione attribuita a Feynman: «Se pensi di aver capito la meccanica quantistica, vuol dire che non l'hai capita». I continui salti, le sovrapposizioni tra le varie Alba (e poi i vari Oliver) e la contrazione e la dilatazione del tempo richiedono qualche pagina di adattamento. Una volta preso il ritmo, non si può che restare ammirate per l'abilità dell'autrice nel gestire tutte le linee temporali, disseminando le informazioni in modo che siano coerenti e rispettino sia fabula che intreccio. Nessuna sorpresa, anche dal punto di vista tecnico, che la stesura di quest'opera abbia richiesto tredici anni. Questo lungo tempo di lavoro porta anche a un'altra riflessione.
Johann Gottfried Herder, letterato tedesco del Diciottesimo secolo, sosteneva che «Dio, il clima, l’epoca, il momento, l’età del mondo l’hanno fatto» riferendosi alla creazione di un'opera artistica. La bellezza del Disordine del tempo, oltre che per il coinvolgimento nella lettura (piccola nota personale: l'ho letto in quarantott'ore, tanto mi ha avviluppato), è vedere come la stessa autrice ha usato lo stesso mondo, le stesse dinamiche e gli stessi personaggi per arrivare a un risultato narrativo molto diverso, figlio, appunto, di questi tredici anni che sono stati necessari alla scrittura.
Il 2003, anno di uscita della Moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, era ancora un'epoca di possibile ottimismo. Certo, il 2001 aveva già colpito, ma si manteneva ancora un certo senso di speranza e consapevolezza di essere, per usare termini più da trend social, i e le protagoniste, i main characters, della propria vita. Il primo romanzo è, infatti, più appartenente al genere romantico (eteronormato), al netto della componente fantastica. Nel Disordine del tempo la componente romantica è diventata più ampia nel rappresentare le possibili forme di relazione, ed è una parte del tutto. È consapevolezza che, anche se tutto è immutabile, si troverà la strada per la migliore delle soluzioni possibili, come scopriranno Alba e Zach. Ma il romanzo oscilla anche tra l'ucronia e l'apocalittico.
Nel mio passato e nel suo futuro, Oliver mi ha spiegato come funziona il denaro nel suo presente. Ogni persona ha un bioware innestato nel cervello: è insieme registro contabile, salvadanaio e carta di credito che si interfaccia con gli Interstizi. (p. 213)
«L'esperienza sintetica ha trionfato su quella tattile e organica; siamo assediati da simulacri tutto il giorno, e persino quando dormiamo i nostri sogni sono pieni di costrutti falsi.» (p. 451)
Tutto parte da un'AI: Isadora, che si considera la sorellastra di Alba, è stata creata come curatrice del Museo delle Anime Perdute, un mondo virtuale in cui Beck, la programmatrice, inserisce tutto ciò che ritiene essenziale che venga conservato. Non solo le opere d'arte, i luoghi naturali, ma anche la cameretta di Alba bambina, Clare seduta in un museo a piangere per Henry, in una specie di backup generale del mondo e dell'umanità per trovare bellezza e bontà «persino dove gli esseri umani potrebbero non vederle» (p. 283). Ma, e lo vediamo già ora, il nostro pianeta soffre. Alba, Zach e il loro gruppo sono attivisti, combattono contro le estreme destre di ritorno, mentre i lockdown si susseguono. Anche Oliver ha già dato qualche indicazione su quello che accadrà: dettagli come il suo stupore di fronte a una spremuta d'arancia o un bicchiere di birra nel presente di Alba sono indicativi delle condizioni in cui versa il futuro. Non c'è nemmeno la possibilità di rifugiarsi nella possibilità di cambiare le cose perché Alba, e suo padre prima di lei, non si stancano mai di ripetere che nulla può essere cambiato. Non c'è un butterfly effect: si va nella direzione in cui siamo destinati ad andare.
La parte cinico-fatalista vorrebbe quindi chiedersi perché fare qualunque cosa? Perché amare, combattere, impegnarsi se tanto il destino sembra già scritto?
Ci sono due possibili risposte che questo romanzo offre e che costituiscono il messaggio di fondo. Il primo è che abbiamo una vita sola. Anche se, come Alba e Oliver, possiamo andare avanti e indietro, il nostro tempo di vita è limitato e possiamo, quasi dobbiamo, cercare di vivere al meglio possibile, non tralasciando l'amore delle persone che ci stanno intorno. Il secondo va a scardinare la nostra visione antropocentrica. Tutto quello che succede e succederà sarà un'occasione per la Terra di guarire. Non è una sorpresa che questa intuizione venga da Isadora che, in quanto AI, ha una prospettiva più ampia della nostra. C'è una bellissima immagine, nel romanzo, che racchiude tutto questo: le stelle estive che si riflettono sulle acque di Londra.
Tutti noi viaggiamo nel tempo, anche se possiamo solo andare in avanti; e così fanno i personaggi del Disordine del tempo. Come in una treccia a molti capi, si intrecciano, si incontrano e si allontanano, sapendo che, alla fine, non importa cosa viene prima o dopo. L'importante è continuare a vivere per andare verso un momento in cui tutto sarà pronto a ricominciare.

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