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Il volto umano di Big Pharma attraverso venticinque farmaci e venticinque scienziati: "Scienziati invisibili. Dall'Aspirina al Prozac" di Carlo Barbera

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scienziati invisibili carlo barbera

 
Scienziati invisibili
di Carlo Barbera
Mattioli 1885, maggio 2026
 
pp. 240
€ 18,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

Non posso negare che parte della scoperta farmaceutica sia legata alla fortuna, ma io avevo capito come far sì che le probabilità andassero a mio favore: lavoro di squadra da parte di un gruppo interdisciplinare collocato all'interno di una struttura organizzativa più piatta possibile; ricerca di base che mirasse a trovare delle risposte alle sfide dell'ignoto; un costante dialogo con in clinici; e un impegno senza compromessi per la libertà di pensiero. (pp. 69-70)

Senza di loro il nostro armadietto dei medicinali sarebbe vuoto; anche solo combattere i dolori mestruali o un mal di testa sarebbe difficile; vaccini e farmaci mirati per combattere il cancro non esisterebbero. Eppure di loro non sappiamo nulla, né che viso avessero e neppure come si chiamassero, per parafrasare. Tramite venticinque storie e altrettanti farmaci, in Scienziati invisibili. Dall'Aspirina al Prozac 25 farmaci e le storie mai raccontate di chi li ha scoperti di Carlo Barbera si ripercorrono le vite delle persone che hanno fatto la storia della chimica e della farmaceutica restituendo non solo i giusti onori per alcune delle invenzioni più importanti della storia della farmacopea, ma anche un lato umano a quell'insensibile macchina che noi profani racchiudiamo sotto il nome di Big Pharma.

La ricerca farmaceutica è, per molti versi, sporca: è un'attività industriale che deve sottostare alle regole del mercato e alle logiche del profitto. (p. 9)

Così Carlo Barbera, nella prefazione, mette subito in campo l'elefante nella stanza. La scarsa fama di cui godono i ricercatori industriali rispetto a quelli accademici sta tutta nella questione del denaro. Come si può pensare di fare profitto sulla salute delle persone? Ed è anche una di quelle domande che chi boicotta l'industria farmaceutica pone come suo cavallo di battaglia. Come prosegue Barbera, si tratta di accettare il compromesso e comprendere che l'utilizzo di capitale sia ciò che è necessario perché soluzioni terapeutiche siano realizzabili e accessibili su vasta scala. 
Lo scopo di questo volume è quindi restituire il volto umano allo "sporco lavoro", seguendo le vite di venticinque scienziati e scienziate che, lungi dal perseguire solo profitto, hanno lavorato con dedizione e impegno, anche in condizioni di scarsa sicurezza, con lo scopo di rendere la vita dell'umanità più sana e sicura.
È il caso di Gerhard Domagk, inventore del Prontosil. Dopo una ferita riportata dalla figlia Hilde che la portò a rischiare la morte per infezione, lo scienziato tedesco sviluppo il primo composto chemioterapico antibatterico. Per questa invenzione venne insignito del Premio Nobel per la Medicina nel 1939, ma la Gestapo lo incarcerò e obbligò a rifiutare l'onorificenza che potrà rivendicare solo nel 1947.
Ci sono storie che raccontano di "furti" di attribuzione, come nel caso dell'Aspirina, la cui scoperta, forse unico caso, è notoriamente assegnata a Felix Hoffmann. Grazie alla ricostruzione della vita di Arthur Eichengrün, si scopre come Hoffmann potesse essere solo un esecutore delle sue indicazioni. La Bayer non ha mai avallato questa versione e continua ad attribuire a Hoffmann l'invenzione dell'acido acetilsalicilico, ma non possiamo comunque che provare ammirazione per Eichengrün, che ha continuato nel suo lavoro anche quando gli espropriarono la fabbrica che aveva creato all'abbandono della Bayer in quanto ebreo. Si salvò per una manciata di giorni dalla deportazione e di lui ci resta, oltre che il farmaco più comune nelle case, anche il processo di acetilazione della cellulosa che sarebbe stato fondamentale per una ditta che portava il nome Kodak.

Poche le figure femminili per via della difficoltà di accesso alle materie scientifiche, stigma con il quale si combatte ancora oggi. «Ripensai a quando mi fu rifiutato un lavoro perché, nonostante fossi altamente qualificata, ero ritenuta troppo carina e una potenziale fonte di distrazione per i colleghi maschi del laboratorio» (p. 117), ricorda Gertrude Elion, inventrice dell'acyclovir, che chiunque abbia mai avuto uno sfogo di herpes sul labbro non può che ringraziare. 
«Ero cresciuta in un mondo nel quale le donne lasciavano il lavoro quando avevano bambini» (p. 194) racconta Emma Parmee, la "signora Januvia" dal nome del farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2 da lei inventato. Nelle note al suo racconto, ci viene detto che, a questo ritmo, dovremo aspettare il 2090 per la parità di genere nei consigli di amministrazione delle Pharma Companies.

Fare testi di divulgazione scientifico-narrativa non è un compito semplice. Bisogna trovare la giusta mediazione tra il rigore scientifico, accessibilità dei contenuti senza scadere nel semplicistico e, nel caso di scelga una narrazione in prima persona come nel caso di Scienziati invisibili, anche una voce e uno stile che consenta una certa empatia con ciò che viene narrato. Questa raccolta raggiunge in parte gli obiettivi: c'è rigore nella ricostruzione degli eventi storici e una scelta di lessico molto dettagliata che però, talvolta, esce dal campo di possibile comprensione delle persone profane. Restituisce un nome, un volto e le difficoltà che queste figure hanno affrontato perché noi potessimo vivere più sani e sicuri. Meno centrata la parte narrativa: la difficoltà di gestione di venticinque prime persone emerge da narratori abbastanza uniformi nel tono, con qualche raro guizzo come il caso di Maurice Hilleman, inventore di oltre quaranta vaccini, ma definito un "bastardo", caratteristica che emerge dal suo eloquio molto verace.
Scienziati invisibili restituisce a Cesare quel che è di Cesare: ogni volta che apriremo l'armadietto dei medicinali o ci recheremo in farmacia, non potremo più fare a meno di vedere i volti oltre le scatole e i blister.

Giulia Pretta