In Una giornata a passo leggero, Jelena Lengold esplora il complesso rapporto tra memoria, identità e creazione letteraria attraverso la voce del narratore protagonista, Isidor Kraus, scrittore cinquantacinquenne alle prese con la difficoltosa stesura di un nuovo romanzo.
Più che da eventi o azioni, la struttura narrativa è definita da stati d’animo, ricordi e riflessioni, che tendono a conferire al testo un carattere eminentemente psicologico e a frantumare la linearità cronologica in un tempo ‘fluttuante’, in cui il presente e il passato si intersecano continuamente.
Vale la pena soffermarsi sul personaggio di Isidor, in quanto filtro esclusivo della narrazione e depositario dell’unico punto di vista dell’intero romanzo.
Egli ci appare come un uomo cinico e un po’ burbero, che vive da solo nella casa in cui è nato, non disdegnando frequentazioni galanti –molte delle donne che hanno incrociato il suo percorso sembrano surrogati della figura materna perduta prematuramente –, ma evitando accuratamente complicazioni sentimentali.
Isidor sta diventando il clone di suo padre, mancato un paio d’anni prima:
Salivo lentamente le scale verso il mio appartamento, al ritmo che ormai ero lo stesso di mio padre. (p. 43)
Accanto all’attaccapanni, c’era uno sgabello senza schienale che mio padre usava per allacciarsi le scarpe. Ora lo usavo io, allo stesso identico modo. (p. 24)
Egli ha raggiunto la notorietà grazie ai suoi romanzi («la patetica fama che negli ultimi anni aveva investito la mia vita», p. 29), ma è animato da un grande pessimismo circa la consistenza delle relazioni umane e vive la vita come una «lunga e tetra anticamera della morte» (p. 44).
La sua esistenza subisce però una svolta nel momento in cui inizia a ricevere mail da un suo lettore, che si rivela essere il figlio di una donna che Isidor aveva amato profondamente quando aveva diciotto anni.
Non a caso, il libro si apre con un riferimento al mittente, inizialmente misterioso, che infastidisce lo scrittore perché non usa le lettere maiuscole e che infatti viene da lui denominato «il minuscolista»:
Quelli che scrivono le mail tutte esclusivamente in maiuscolo! Oh, quanto mi hanno sempre dato ai nervi! (p. 7)
Da quando nel libro compare Irma – questo il nome della donna –, la scrittura, prima lenta e riflessiva, inizia ad animarsi, come se Kraus rivivesse la «condizione di incantamento» (p. 106) che aveva contraddistinto la sua storia d'amore.
Alla staticità prevalente nella prima parte segue una maggiore animazione nella seconda; i ricordi di Isidor si fanno più espliciti e meno frammentari, soprattutto nella rievocazione del lungo viaggio, una sorta di ‘grand tour’ settecentesco, da lui intrapreso in giro per l’Europa tra il 1980 e il 1981, proprio come compensazione della fine improvvisa e inaspettata della relazione con Irma.
Una giornata a passo leggero è il titolo di questo libro, ma, all’interno del testo, figura come titolo di un libro scritto da Isidor, che è dunque autore di un romanzo e, contemporaneamente, narratore della sua storia.
Questo doppio ruolo del protagonista conferisce all’opera un carattere metanarrativo, confermato anche dalle continue riflessioni di Kraus circa il valore della scrittura, la funzione e lo scopo della letteratura, il rapporto tra lettore e scrittore e tra scrittore e creazione letteraria.
L’intenzione del protagonista è quella di trasformare il padre in un personaggio letterario, «per poterlo finalmente comprendere» (p. 67): il romanzo riflette pertanto sulla scrittura anche in quanto pratica esistenziale; per Isidor, scrivere è un modo di negoziare con il passato, di dare senso all’insensata esperienza dell’essere nel mondo.
Elide Stagnetti

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