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I colori del dramma: il nuovo Frankenstein illustrato da Espinosa

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Frankenstein
di Mary Shelley
DOUbLe SHOt, 2020

Illustrazioni di Frank Espinosa

p. 240 
€ 22,00


Quando il capitano Walton trova il dottor Victor Frankenstein disperso tra i ghiacci del Polo Nord, quasi morto e consumato da un’angoscia interiore più che dal freddo artico, capisce subito di trovarsi di fronte a uno spirito affine: entrambi gli uomini, infatti, sono stati (solo il primo lo è ancora) accecati dalla loro ambizione, dal desiderio di conoscenza, in nome del quale si sono detti disposti a ipotecare la propria intera esistenza.
È un’esperienza fortemente rivelatrice rileggere da adulti i grandi classici scoperti tra i banchi di scuola, sondare a posteriori le ragioni della fascinazione che un tempo esercitavano: ebbene, ci si rende conto solo una volta cresciuti in che misura il romanzo di Mary Shelley sembri parlare proprio ai giovani. Sono infatti sentimenti tipicamente giovanili quelli che muovono Victor all’inseguimento delle sue chimere: l’iniziale attrazione per le parole misteriose di quelli che si riveleranno poi cattivi maestri, la brusca disillusione e la momentanea apatia nei confronti del proprio futuro, il “temperamento [...] violento, le [...] passioni scatenate” (p. 36) che finiscono per prevalere sulla razionalità.
Tali furono le parole pronunciate dal professore o piuttosto, lasciatemelo dire, scagliate dal fato per la mia rovina. Mentre lui proseguiva io provavo la sensazione che la mia anima stesse lottando contro un nemico in carne e ossa. Uno dopo l’altro venivano toccati i meccanismi che formavano il mio essere, tutte le corde della mia mente vibravano e presto in me non ci fu che un pensiero, un’idea, uno scopo. Molto è stato fatto – gridava l’anima di Frankenstein – ma molto, molto di più farò io! Ripercorrendo le strade già battute mi farò pioniere di una nuova via, esplorerò forze sconosciute e svelerò al mondo i misteri insondabili della creazione. (p. 45)
Nella sua bramosia, nel suo desiderio inesausto di scoprire e tentare qualcosa di radicalmente nuovo, lo studioso oltrepassa i limiti, viola ogni legge di natura – rendendosi colpevole di un’opera che, potenzialmente nefasta per l’umanità tutta, farà ricadere le sue conseguenze su di lui e su chiunque gli sia vicino (il fratello, l’amata Elizabeth, l’amico Clerval, il padre…). Dal momento stesso in cui la Cosa prende vita, del resto, l’impulso del creatore, preso da subitaneo orrore, è quello di rifuggirla:
Era già l’una del mattino; la pioggia batteva lugubre contro i vetri, la candela era quasi consumata quando, tra i bagliori della luce morente, la mia creatura aprì gli occhi, opachi e giallastri, trasse un respiro faticoso e un moto convulso ne agitò le membra.
Come posso descrivere la mia emozione a quella catastrofe, descrivere l’essere miserevole cui avevo dato forma con tanta cura e tanta pena? Il corpo era proporzionato e avevo modellato le sue fattezze pensando al sublime. Sublime? Gran Dio! La pelle gialla a stento copriva l’intreccio dei muscoli e delle vene; i capelli folti erano di un nero lucente e i denti di un candore perlaceo; ma queste bellezze rendevano ancor più orrido il contrasto con gli occhi acquosi, grigiognoli come le orbite in cui affondavano, il colorito terreo, le labbra nere e tirate. […] Orrore e disgusto infiniti mi riempivano il cuore. Incapace di sostenere la vista dell’essere che avevo creato, fuggii dal laboratorio. (p. 57)
Come Victor, anche il Mostro si volge al male non per suo istinto connaturato, ma per abbandono agli impulsi più violenti e incontrollabili, per una sete indomabile di vendetta di fronte alla percezione di un’ingiustizia subìta (“il mio cuore era fatto per l’amore, per la comprensione; fu il dolore a spingerlo all’odio, alla crudeltà”, p. 234). L’artefice, il creatore, l’ha infatti tradito, abbandonato, respinto, dopo averlo condannato a una vita d’infelicità.   

La tragedia che si consuma nel romanzo è restituita in questa nuova edizione targata DOUbLe SHOt non solo attraverso la forza sempiterna della parola di Mary Shelley, ma anche grazie allo straordinario talento e alla fantasia immaginifica di Frank Espinosa.
È in particolare nella resa dei campi ampi che le illustrazioni di Espinosa danno il meglio di sé: cieli notturni, ghiacci, acque in movimento, o foreste lussureggianti, in cui il colore si frammenta in mille laminature, si frantuma nel contrasto di larghe pennellate e tratti rapidi a individuare masse e contorni. Su questi fondali drammatici, mobilissimi, si stagliano piccole figure scure e allungate: uomini ritratti in momenti di tormento e solitudine, rispetto ai quali il paesaggio funge quasi da correlativo oggettivo.
Il colore e la tecnica pittorica sono complici nel restituire i nodi oscuri della trama di Mary Shelley: il fallimento di uno scienziato, il suo inseguimento folle e ossessivo, che è in parte anche ricerca interiore e che anticipa in qualche modo quello del melvilliano Achab; e lo strazio del mostro, generato a un mondo che lo disprezza e rifiuta, rinnegato anche dal padre-creatore. I fondali cupi, franti – il blu, il viola, il verde, il giallo impastato di nero – non fanno che accrescere il senso di ineluttabilità che si avverte fin dal principio del racconto in prima persona di Victor. E il rosso, che lega l’artefice alla sua creatura, attraverso il filo conduttore della sciarpa e del lampo vermiglio nel corpo della Cosa, diventa il colore del destino inesorabile, della morte che attende entrambi nel momento della rottura del patto. Non a caso nel volume si apre un’unica immagine luminosa e nitida, quella in cui Frankenstein e la sua creatura si trovano a parlare fianco a fianco, rivolti verso uno stesso orizzonte, quando ancora tutto è possibile, prima che l’orrore dello scienziato prevalga inesorabilmente sulla compassione per l’essere cui ha dato la vita. 
Chi non abbia ancora avuto occasione di affrontare uno dei più celebri prodotti del Romanticismo inglese troverà soddisfazione in un volume che riesce a rendere moderna e viva una storia che tutti hanno l’impressione illusoria di conoscere già prima di averla letta, e gli amanti dei volumi illustrati, in special modo, non potranno che apprezzarlo per la perfetta coesione tra testo e figurazione. 
 
Carolina Pernigo


Tavole riprodotte su concessione della casa editrice








È un vero piacere ritornare ai classici, se il volume diventa di per sé un’opera d’arte: è quello che capita con la nuova edizione di #Frankenstein di @double_shot_ac_ , impreziosita dalle meravigliose illustrazioni di #frankespinosa. Il testo di Mary Shelley si sostanzia in immagini dalla grande intensità drammatica, in cui i colori si frammentano nei campi ampi a restituire l’inquietudine di un’ossessione mortifera e senza scampo. Per @quinquilia, rileggere da adulta questo romanzo è un’esperienza interessante, che permette di unire alla tensione già provata in passato nuove considerazioni. A breve il suo invito alla lettura sul sito! #associazioneculturaledoubleshot #maryshelley #illustrazioni #doctorfrankenstein #instabook #instalibro #bookstagram #bookoftheday #bookish #igreads #igbooks #readingnow #newbook #bookaddict #booklover #cover #bookcover #inlettura #cosebelle
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