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L'isola dei Voli Arcobaleno - Sabrina Minetti e il dramma dell'immigrazione

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 L'isola dei voli arcobaleno
di Sabrina Minetti
Autodafé, 2011

pp. 128
€ 13

Circondata dalle acque azzurre del Mediterraneo, nel profondo sud dell’Europa, sorge l’isola di Giravento. La vita della piccola comunità di pescatori che vi abita è scandita dai ritmi del mare, dai venti che sferzano sulle coste rocciose, dalla melodia dei flutti che, rabbiosi o placidi, si abbattono sulle sue spiagge. I raggi obliqui del sole al tramonto, inondano di luce le case dei pescatori e, sulla veranda di una di esse, cinque uomini rivolgono il loro allegro saluto ai visitatori dell’isola. L’enorme fotografia in bianco e nero ritrae i membri del pittoresco equipaggio del peschereccio “Lo Scherzo”. Racchiuse tra le pagine del libro, come perle nelle loro conchiglie, prendono vita le storie dei pescatori e del loro antico passato, fatto di tradizioni autentiche e immutabili, le cui origini si perdono nel tempo, tra amori, passioni e segreti inconfessabili che si mescolano al profumo dei limoni e agli aromi del vino nella caligine dei pomeriggi estivi.
Giravento è la terra di uomini abituati a lottare con la furia di un mare che può rivelarsi il migliore degli amici o il più insidioso dei pericoli, le narici invase dall’odore della salsedine, la pelle brunita, gli occhi feriti dai raggi del sole, un destino intrecciato al mare come le maglie delle loro reti da pesca. Ma tra le promesse annunciate di una terra che appare fulgida, ancestrale e idilliaca, si affaccia il dramma di un’altra realtà umana, per la quale Giravento rappresenta un agognato approdo.
Le sue coste rocciose a picco sul mare sono il baluardo di salvezza per centinaia di profughi che, oppresse da un destino di miseria e sofferenza, “consegnano” le proprie esistenze nelle mani di uomini senza scrupoli e sfidano la furia del mare a bordo di “carrette” fatiscenti, nella flebile speranza di ricominciare una nuova vita. Quasi in sintonia con questa fetta di umanità che si mostra al mondo con tutta la sua carica di disperazione e orgoglio, Giravento è meta delle migrazioni dei Voli Arcobaleno, maestosi uccelli dal piumaggio iridescente e dalle bizzarre abitudini migratorie, che scelgono le spiagge dell’isola come tappa intermedia dei loro spostamenti dall’Africa all’Europa. E non si può dimenticare che Giravento è anche l’isola dei bambini, grandi protagonisti del romanzo, dei loro giochi e le loro grida festose tra la spuma bianca dell'acqua del mare. Nella bellezza innocente e disarmante dell'infanzia, i più piccoli diventano spettatori inconsapevoli di un dramma che rimarrà indelebile nei loro ricordi e che si consuma nell'attimo eterno in cui i loro occhi incontrano gli sguardi sbarrati e attoniti dei profughi.
“[…] la vista dei clandestini ammassati sui barconi, immobili e muti per lo sfinimento, sporchi e puzzolenti dei loro stessi umori, annientati dall’umiliazione”
Lo spettacolo che si ripete troppe volte sulle coste dell'isola rischia di creare un contrasto stridente con lo scenario grandioso allestito per lo svolgimento di una prestigiosa regata che agli occhi dell'amministrazione appare un’esclusiva rampa di lancio per fare di Giravento una perla del turismo d’élite. Infatti, più delle proteste dei pescatori, costretti a rispettare il divieto di pesca per tutta la durata della gara, il comitato organizzatore teme che il dramma umanitario degli sbarchi possa turbare lo scenario grandioso pensato per la competizione velica e spostare l’attenzione dei media dalle chiglie lucide delle barche a vela ai volti pieni di terrore dei profughi.
Ma la natura, come una madre silenziosa e benevola, sa ascoltare i desideri più profondi e nascosti dei suoi figli, gli uomini che cercano di costruire un rapporto di simbiosi autentica con il mare e le meraviglie del patrimonio naturale dell’isola e punisce chi, al contrario, mira a renderle oggetto di speculazione e propaganda politica. E alla fine la regata sarà comunque un’occasione per rivelare il lato più bello e più umano della popolazione dell’isola e cambierà per sempre la vita degli abitanti della piccola comunità.

L’esordio letterario di Sabrina Minetti è, senza dubbio, coraggioso e passa attraverso la storia di un’isola nota più per le tragiche storie dei destini che si incrociano sulle sue coste che per le sue innumerevoli meraviglie naturali. Giravento è un luogo di salvezza, l’approdo miracoloso a cui anela chi sfugge da un destino già segnato, fatto di pagine di guerra e persecuzione, che li spinge a sfidare quel mare che tante volte spalanca loro le porte dei suoi abissi mortali. Con un linguaggio semplice, diretto, scevro da ogni formalismo, attraverso l'originale metafora dei Voli Arcobaleno, l’autrice riesce ad affrontare il tema scomodo dell'immigrazione dei profughi che dalle coste dell'Africa cercano la salvezza in Europa. Quella contro il mare è solo una delle battaglie che attende uomini, donne e bambini che una volta in salvo dalle onde, devono scontrarsi con l'indifferenza, l'ipocrisia, il pregiudizio. Migliaia di persone catapultate nel limbo dei centri di accoglienza vivono nell'attesa di poter raggiungere la loro meta definitiva, stritolate dalla macchina farraginosa della burocrazia, perse nel miraggio di un'integrazione che, probabilmente, non raggiungeranno mai e che, per molti di loro, assumerà i contorni oscuri dell'emarginazione.
Ma con il suo libro, l'autrice riesce a dare voce a qualcosa che, troppo spesso, rimane ai margini delle storie che ci vengono riproposte dai giornali e dalle televisioni, ovvero il coraggio e la solidarietà che tante persone mostrano nei confronti di chi ha non ha mai conosciuto il volto più bello della propria terra o ne possiede soltanto un ricordo sbiadito dall’orrore della violenza, della persecuzione e dell’odio. Poco importa se, come specificato nell’ultima pagina del libro, Giravento e i suoi personaggi sono frutto della fantasia della scrittrice; reale è la sua essenza, le parole che rimangono scolpite nella mente, forti e penetranti come gli occhi di ha sfidato la morte. Tra le pagine del libro sembra quasi di vedere la piccola isola di Giravento che, come in una cartolina, mostra il suo volto meraviglioso, “la bellezza verde smeraldo del suo mare, la spoglia e polverosa asprezza color terracotta della sue terre”, le case bianche e azzurre dei pescatori, il riverbero del sole sulle sue acque, il cielo porpora dei suoi tramonti, il profilo del faro che si staglia maestoso contro l’orizzonte, le calette a strapiombo sul mare con le sue mille luci notturne. Un piccolo lembo di terra perso nelle acque del Mediterraneo che per tutti è l’isola della speranza.

Vittoria D. Raimondi