giovedì 5 marzo 2009

Le Piccole opere di un Grande uomo


Ormai avrete capito che sono un patito dei mercatini delle pulci, in cui si può sempre trovare qualche bella sorpresa magari non più in commercio da un po'. Potete ammirare in riproduzione fedelissima il volume che ho avuto il piacere di leggere e che antepongo ad altri nella recensione proprio per la sua incredibile leggibilità. Oggi vi propongo tre racconti lunghi (o romanzi brevi, a seconda della prospettiva) del maestro Michail Bulgakov più conosciuto sicuramente per Il maestro e Margherita che in questa sede mi propongo di leggere e recensire.



Michail Bulgakov


Cuore di cane - Diavoleide - Le uova fatali

Edizioni Newton
ca 190 pp.
4000 lire (ignoro il prezzo attuale!)

L'ambito storico-geografico in cui si muovono sia la figura dell'autore che i suoi personaggi è la Russia degli anni '20, in un primo novecento ancora febbricitante per l'avvenuta rivoluzione che ha proiettato i suoi artefici in uno stato di fervore ebbro e smodato. In questa chiave tutte le "conquiste" della nuova realtà borghese rivelano la loro natura ottusamente burocratica contro la quale Bulgakov si scaglia con vivace ironia, facendo scaturendo a tratti brillanti scintille satiriche. L'ordine con cui il volume propone i racconti non è effettivamente quello reale cronologico della composizione degli stessi: infatti risultano tutti scritti tra il 1924 e il 1925 ma spostando Cuore di cane dal primo all'ultimo posto di questo piccolo campionario del nuovo homo sovieticus risultato della Rivoluzione di febbraio e di quella d'ottobre (non ci sono riferimenti diretti a Lenin, ma la critica investe indirettamente anche lui). E proprio con Cuore di cane Bulgakov spiega in chiave ironica una delle possibili eziologie dell' homo sovieticus ossia un trapianto di un'ipofisi umana in un cane. Il risultato, manco a dirlo, è un uomo (anche se lo stesso autore, tramite la voce del chirurgo ribadisce la sua non umanità) dai sentimenti, però, che la stessa razza umana attribuisce indebitamente (come si scopre nella narrazione in prima persona del cane in questione) ai rappresentanti della razza canina. Traspare così la precedente vocazione medica di Bulgakov, come nel racconto successivo prende forma quel flusso misto di fantasia surreale e rigida realtà burocratica su cui si muove il protagonista, povero impiegato in una fabbrica di fiammiferi. Si tratta di Diavoleide. La trama surreale, che si chiude con un rindondante senso del macabro, porta il suo personaggio principale a perdere il posto di lavoro per un bisticcio di parole (nella traduzione italiana reso eccellentemente) e nel suo spannung completamente surreale si collocano i tentativi di riassunzione tradotti in un inseguimento del capuffico su scene degne del più sognante Dalì. Le uova fatali riprende il filone fantascientifico dello scrittore russo con un incredibile raggio rosso scoperto da un luminare della zoologia, capace di accelerare la crescita cellulare. E' lapalissiano rivelare che nel corso della trama ne sarà fatto un uso improprio, causando una vera e propria tragedia. Sempre presente quindi sullo sfondo una povertà di tasche a cui fa fronte una povertà intellettuale incapace di porre una soluzione valida alla prima, nel segno rosso di un comunismo applicato come dura forma di sopravvivenza estrema a spese altrui senza i veri contenuti dettati da Marx ed Engels. Lo stile di Bulgakov appare così lineare e piacevole alla lettura, capace di traghettare l'anonimo lettore in una crociera con ogni comfort nel mare contenutisticamente aspro della critica sociale, non con un fare distaccato ma quasi immergendolo, con una tecnica narrativa molto sviluppata, nello svolgersi della vicenda. L'intento chiaro di disamina sociale è pienamente raggiunto con una corrosività ed un impeto di cui anche la nostra epoca ha fortemente bisogno.
Adriano Morea