martedì 6 giugno 2017

E se tutto dipendesse da uno sfortunato lancio di dadi?

Anatomia di un giocatore d'azzardo
di Jonathan Lethem
La nave di Teseo, 2017

Traduzione di Andrea Silvestri

pp. 436
€ 20 (cartaceo)


«Sono un giocatore d'azzardo professionista, Keith. Libero i ricchi dall'illusione di essere in gamba a backgammon.» (p. 89)
Ci sono romanzi che mettono a dura prova la sospensione dell'incredulità, eppure ci convincono per lo stile brillante e per il respiro narrativo. Di Anatomia di un giocatore d'azzardo, il nuovo libro di Jonathan Lethem da poco in libreria, mi resterà senza dubbio il ricordo di una splendida scena di strip-backgammon (lo avevate mai sentito? Bene, Lethem lo descrive anche con frasi di vera seduzione). Poi ricorderò la stramberia del protagonista, definito antieroe fin dal risvolto di copertina, ma in effetti controverso come uno Zeno Cosini attualizzato, pronto a lasciarsi andare al caso. Infatti, Bruno Alexander di professione fa il giocatore d'azzardo e prova un particolare piacere nello smentire di continuo i giocatori più ricchi e boriosi: il romanzo si apre con Bruno a Berlino, pronto a una partita potenzialmente molto redditizia. Sì, perché infatti ha ben poco in tasca, anche se veste uno stravagante smoking e porta con sé la sua tavola da backgammon. Ma Bruno non è in forma: è turbato dall'incontro casuale sul traghetto con la stravagante e bellissima Madchen, per cui ha provato un'immediata attrazione, al punto da proporre alla sconosciuta una cena; e poi c'è la macchia, quella terribile e sconfortante macchia nell'occhio che gli ostacola sempre di più la visuale. Eppure all'inizio sembra vincere, e anche con facilità, contro il ricco avversario, almeno finché non inizia a perdere sangue e nella sala irrompe un'affascinante cameriera in abiti sadomaso. Ecco che la concentrazione di Bruno si compromette, non solo per le nudità rivelate dalla muta presenza, ma anche per un'epistassi violenta, segno dell'aggravarsi della sua malattia. 

Ricoverato in ospedale, Bruno si sente raccontare in una lingua sconosciuta del meningioma che preme con danni sempre più gravi sul suo nervo ottico e che arriverà ad ucciderlo, a meno di non sottoporsi a un rischiosissimo intervento, compiuto solo da un neurochirurgo in California. 
Bruno, però, non ha più niente, se non il suo backgammon, lo smoking rovinato, una pietra di selce su cui, in un momento particolarmente difficile, Bruno ha scritto col dito i numeri dei dadi con il proprio sangue. Eppure l'unica speranza è tornare in California e, miracolosamente, i soldi giungono proprio dal suo avversario al gioco. 
Questo è solo l'inizio di una serie di rocamboleschi incontri e scontri: Bruno, in California, viene aiutato da un vecchio compagno di scuola ormai arricchitosi, che un po' sinistramente si prende cura di lui in tutto e per tutto, coprendo le spese mediche esose e procurandogli un appartamento. Ma intanto Bruno fa la conoscenza di un divertente, scapestrato e hippie neurochirurgo, Behring, che intende mettere in pratica la sua tecnica sperimentale che richiede di "staccare" letteralmente la faccia di Bruno per intervenire sul meningioma. I danni estetici saranno inevitabili, ma Bruno arriva a pensare questo:
Forse era solo il suo volto ad averlo sempre separato dagli altri. E così doveva essere rovinato affinché lui potesse essere salvato. La sua faccia era una zavorra quanto la macchia dietro di essa. (p. 181)
D'altra parte, la vita da giocatore di backgammon è una filosofia pervasiva, al punto che Bruno si adatta molto bene ai nuovi vestiti, alla nuova vita e, quando fatica ad adattarsi alla nuova immagine di sé nello specchio, ricorre a una maschera, senza mostrare disperazione:
[...] una vita passata a dipendere dalla caduta di un dado o dal voltarsi di una carta l'aveva abituato all'improvvisa perdita di ciò che tanto per cominciare non era mai stato guadagnato. Quello che contava, nell'affrontare una simile catastrofe, era il tuo contegno: non ciò che si trovava sul tavolo tra te e un altro giocatore, ma la tua maschera interiore. (p. 251)
Il nuovo aspetto, la maschera, i vestiti volgari sono tutti sintomo di un cambiamento ben più profondo, che darà il benvenuto a un nuovo Bruno, «tra le grinfie di un mondo sgargiante e caotico» (p. 263), in cui dovrà imparare a cavarsela. Ecco che allora è la stessa California a diventare un enorme tavolo di backgammon: questa volta Bruno non sa contro chi deve giocare, perché amici e avversari si confondono e, soprattutto, si moltiplicano, in una cascata di nuovi personaggi che affiancano il protagonista alle prese con la sua nuova vita. E se già vi sembrano singolari i fatti qui anticipati (cercando di evitare lo spoiler), non avete idea di tutto quel che vi aspetta nella seconda e nella terza sezione del romanzo. Colpi di scena garantiti per una totale imprevedibilità alla ricerca di «un elemento di rivolta, forse, in questo placido, spietato reame» (p. 392).

GMGhioni


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