domenica 8 gennaio 2017

#CriticARTe - Questioni di identità, a Milano

Give me yesterday
a cura di Francesco Zanot
Fondazione Prada Osservatorio, Milano
(fino al 12 marzo)
Ingresso intero: 10 €
Per info: clicca qui



Gli Americani. La serie completa
di Robert Frank
Forma Meravigli, Milano
(fino al 19 febbraio)
Ingresso intero: 8 €; ridotto: 6 €
Per info: clicca qui




Vi interessa l'autobiografia e la biografia per immagini? Sono a tutti gli effetti sfere di espressione di un io che guarda sé stesso o gli altri, con un'intensità difficile (se non impossibile) da imitare. Due mostre, a Milano, hanno attirato la mia attenzione - e una terza, di cui vi parlerò se avrò modo di andarci, perché finirà con gennaio


GIVE ME YESTERDAY 
Se anche voi avrete il "coraggio" di visitare in sequenza queste due mostre milanesi, non uscirete particolarmente fiduciosi sul nostro presente, che si ripiega su forme di ipertrofia egoica davvero imbarazzanti, esibite quali capolavori. Un visitatore ha definito Give me yesterday "la peggior mostra che ha visto negli ultimi anni"; non mi sento di concordare: certo, le didascalie biografiche e delle opere sono brevissime, né si spiega il criterio di selezione di questi 14 "artisti" italiani e internazionali presenti nell'Osservatorio della Fondazione Prada. A essere spiazzanti (per essere delicata) sono le forme d'arte che dovremmo essere in grado di riconoscere alle pareti: secondo il curatore, si tratta di una sorta di «ininterrotto murale che, nel costituire una pagina aperta per lo studio dello statuto e della ricerca fotografica del nuovo millennio, fornisce una multiforme narrazione della quotidianità a ogni latitudine» (cfr. brochure). Al secondo piano, le opere risentono di un maggior livello progettuale: «che sovraimpone alla spontaneità della cronaca di ogni giorno una ponderata griglia strutturale e concettuale». Sarà, ma qualcosa non torna: al primo piano (teoricamente votato a immagini più spontanee) si trovano gli scatti quasi incestuosi di Leigh Ledare: nella serie Pretend you're actually alive, la madre Tina è in posa e tutt'altro che sorpresa di avere una macchina fotografica di fronte. O, sempre al primo piano, si trova lo scatto di Tree, in cui Ryan McGinley fotografa gli amici, nudi, arrampicati su un albero, in un gioco di chiaroscuri favorito dal buio della notte e da un'illuminazione che si concentra sui corpi. Cronaca spontanea, questa?

Tralasciando le perplessità, nel collage riporto solo i risultati più interssanti, su cui desidero soffermarmi: mentre in alto a sinistra potete osservare una visione d'insieme dello spazio espositivo (molto bello, questo va proprio detto), in alto a destra si trova un lavoro di Antonio Rovaldi, intitolato Orizzonte in Italia, frutto di due viaggi del fotografo in bicicletta. È palese e veramente suggestiva la linea dell'orizzonte che, di foto in foto, unisce giorni, luoghi e momenti diversi. Allora qui il diario fotografico si "sporca" di diario di viaggio, ed è forse l'unico caso in cui l'io arretra dietro la macchina e si propone come osservatore e, al tempo stesso, interprete. 
Sotto a sinistra, vedete un accenno ai lavori di Kenta Cobayashi, che trasforma la realtà quotidiana attraverso la manipolazione della postproduzione. Sempre gli strumenti tecnologici permettono anche un'operazione molto più intima e commossa, come quella che vedete in basso, al centro: Lebohang Kganye sfrutta la tecnica del fotomontaggio per reinserirsi in vecchie foto di famiglia; se osservate le foto da vicino, spesso la ragazza è quasi una controfigura, un fantasma che riproduce gli stessi gesti o atteggiamenti delle donne della sua famiglia. 
In basso a destra, poi, un muro intero dedicato agli scatti di Melanie Bonajo, che si è fotografata ogni volta che ha pianto, tra il 2001 e il 2011: dieci anni e 60 scatti. Non è un progetto che ho apprezzato, se non per il curioso tentativo nevrotico di imbrigliare e analizzare da vicino qualcosa come il pianto, irrazionale di per sé; il risultato, poi, fa molto social network, con foto di bassa qualità, alcune delle quali risultano quasi violente nella manifestazione esibita del pianto.
Se in "give me yesterday" la brochure vorrebbe spiegare forme d'arte presunta appese alle pareti o proiettate in video, l'effetto visivo è senza dubbio diverso. Talvolta si ha la sensazione umiliante di essere tenuti fuori da progetti assolutamente personali e poco comprensibili (arte?), altrove si viene proiettati con violenza dentro situazioni intime, con l'effetto di un fastidio molto simile a quello che si avverte leggendo pagine di diari personali. Il più delle volte - purtroppo - si resta indifferenti: sembra di fare uno scroll di Facebook, con la differenza che - qui - si è anche pagato un biglietto d'ingresso, a mio parere sproporzionato rispetto al valore della mostra. 

GLI AMERICANI
Poi, per fortuna, il tuffo nel passato del progetto di Robert Frank, quello di raccontare l'America degli anni Cinquanta in fotografia. Un progetto ambizioso, che ha incontrato non poche difficoltà iniziali e nella sua redazione sottoforma di libro, come attestano le diverse edizioni presenti allo spazio Forma Meravigli. 
Poche didascalie - giusto l'essenziale -, perché sono i bianchi e neri stessi di Frank a parlare. Spesso avvicinati per contrasti decisamente efficaci, gli scatti riprendono le stesse contrapposizioni presenti nella società americana: povertà e ricchezza, giovinezza spensierata e la lotta contro la vecchiaia, bianchi e neri, felicità e tristezza, vita e morte,... L'elenco potrebbe proseguire fittamente, ma sarebbe inutile: meglio godersi le foto ben esposte e giocare autonomamente a trovare contrasti e somiglianze, anche tra scatti a grande distanza. Chilometri, città, volti, ma tutti ripresi a pochi anni di distanza: vi auguro di provare la stessa ubriacatura di America che ho provato io. Ne uscirete ancor più curiosi, perché ogni foto è una storia, e, come accade con l'ottima street photography, guardandole viene ripetutamente da chiedersi che cosa stessero vivendo, come si chiamassero, cosa facessero quei personaggi muti, fermati ma anche eternati dal bianco e nero della pellicola.

Municipio, Reno, Nevada, 1956 - © Robert Frank, da Gli Americani

Funerale, St.Helena, South Carolina, 1955 - © Robert Frank, da Gli Americani

GMGhioni