mercoledì 28 settembre 2016

A.Thirkell, “Un’estate nel Barsetshire”, 1939, personaggi su tela, 13,5 x 19 cm

Prima di pranzo
di Angela Thirkell
Astoria, 2016


Traduzione di Bruna Mora

280 pp.
17,50 €



Quante cose possono succedere Prima di pranzo? Secondo Mr. Middleton davvero poche, visto che ogni turbamento alla sua regolare esistenza è in grado di modificare il suo umore per giorni e giorni. Nella storia di Angela Thirkell, invece, le aspettative di uno dei protagonisti vengono disastrosamente (per lui, meno per il lettore) disattese e nell’arco di un paio di settimane di vacanze estive si susseguiranno una serie di eventi risolti solo proprio prima di una delle consuete colazioni dell’architetto logorroico.

I Middleton sono una coppia in apparenza male assortita – lui anziano e noioso, lei giovane e vivace –, in realtà unita da un profondo rispetto reciproco che nell’Inghilterra degli anni Trenta può a pieno diritto definirsi amore. Durante una turbinosa estate ospitano la sorella vedova di lui, Lilian, accompagnata dai figliastri di lei, Denis e Daphne, “mocciosi” da sempre sgraditi per svariati motivi. Denis, che con quella salute precaria mette costantemente in tensione i nervi facilmente impressionabili del padrone di casa, è un compositore che sta cercando di musicare e far mettere in scena un balletto; la sorella Daphne, allegra e appassionata di natura, ha da poco perso il lavoro di segretaria perché il suo datore “molto egoisticamente è morto”. A mitigare gli animi e a equilibrare situazioni spesso in bilico, ci pensano la serafica Mrs. Catherine Middleton, perno centrale di tutta la vicenda, e il suo fido confidente Cameron, socio del padrone di casa. La tela di questa Estate nel Barsetshire si arricchisce di colori e sfumature grazie a una serie quasi infinita (e a volte così nutrita da fare perdere la bussola anche al lettore) di comparse e personaggi secondari che, in un modo o nell’altro, irrompono nella vita dei protagonisti, tutti impegnati nella risoluzione di una spinosa vicenda: come impedire a sir Ogilvy Hibberd di costruire un’autorimessa a Pooker’s Piece e violare così la natura incontaminata della verdeggiante e bucolica campagna? Lady e Lord Bond, il loro caro C.W. venuto dall’America per trascorrere le vacanze, lo stuolo di domestiche impiccione, il tirannico maggiordomo Spencer e persino Flora, il cocker Spaniel di casa Middleton, partecipano a questa vicenda forse perché
Il motivo poteva essere trovato in quel sentimentalismo che i britannici sentono verso i bambini, gli ubriachi, le cose molto piccole e i cani.
La forza di Prima di pranzo sono proprio i personaggi, tutti perfettamente completi nella loro definizione e utili alla realizzazione di un vero e proprio dipinto, in cui i colori pastello sono sostituiti dalle grandi chiacchiere scambiate nei giardini verdeggianti, e gli sfondi diventano le lunghe descrizioni in cui l’autrice spesso indugia, smorzate da quell’humour che non potrebbe essere altro che inglese. In un mondo di nobili annoiati e impegnati solo a rendere la loro agenda quanto più fitta possibile di eventi mondani, rispetto invece a un borghesia alacre lavoratrice e già in grado a quest’altezza storica di affermare il proprio peso sociale, i sentimenti passano in secondo piano, accennati e velatamente descritti solo quando funzionali a tratteggiare i contorni dei personaggi. E se gli appassionati di Jane Austen rimarranno delusi dalla frequente inconsistenza sentimentale del testo, dove anche le passioni più forti vengono ridotte con frequenza a gesti ingenui e sguardi languidi privi di peso, i lettori più curiosi e interessati a immergersi in altre epoche pagina dopo pagina compiranno grazie a Prima di pranzo un vero viaggio nel tempo, così realistico da sembrare artefatto e così coinvolgente, specie negli ultimi capitoli, da dare l’impressione di accadere davvero nell’arco di una mattinata, trascorsa magari seduti in un giardino di inverno, con le spalle riscaldate dal tiepido sole del tramonto, gustando una tazza di “tè rigorosamente cinese altrimenti dopo mezz’ora lascia uno strano retrogusto in bocca”.


Federica Privitera

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