lunedì 19 settembre 2016

#paginedigrazia - Quando il vento scuote il presente e svela il passato

Il paese del vento
di Grazia Deledda
Ilisso, 2007

con prefazione di Marcello Fois
anno di uscita: 1931

pp.133
€ 11 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)


La passione secondo Grazia Deledda: anche chi non si è mai accostato prima alle pagine di questa scrittrice, in Il paese del vento conoscerà subito il tramestìo incessante di sentimenti che agitano i personaggi, scossi da turbamenti per loro ineffabili (non certo per la scrittrice, impareggiabile nello scavare entro le complesse psicologie dei protagonisti). È un vero e proprio panorama del sentimento, spazzato da un vento pervicace che soffia con stridori sinistri, fino a intaccare la serenità degli uomini. Una natura matrigna? Forse no, semplicemente una natura personificata, in grado di interpretare e addirittura estremizzare ciò che gli uomini non sanno dire:
Fu davvero una specie di tifone, quello che per tre giorni imperversò intorno a noi. Solo alla notte si placava, come stanco del suo furore insensato; ma poi riprendeva con più forza la sua opera disperata. E pareva che piangesse, il vento angoscioso, urlando un suo dolore terribile; e che avesse una follìa di vendetta contro le cose che tentava di distruggere e che invero distruggeva. (p. 84)
E la protagonista, infatti, fin dalle prime pagine risulta una sposa silenziosa, ingenua, chiusa, avvezza a covare i propri sentimenti (senza mai confessarli) nel calore protetto della famiglia. La partenza per il viaggio di nozze con quell'uomo che improvvisamente le sembra di non conoscere e le prime avvisaglie (chiassosi compagni di viaggio dell'esercito, la conversazione esagerata e goliardica del marito, l'assenza della donna presso la casa della quale avrebbero dovuto risiedere) non fanno che accrescere i timori della giovane. D'altra parte, la ragazza ormai si trova lontana da casa e deve abituarsi a questo suo nuovo compagno e prepararsi a condividere tutto, anche reconditi segreti che non ha mai nemmeno formulato compiutamente. Eppure la sorte si affaccia, sorniona e crudele: il vento, così folle e straordinario in quella stagione, un giorno scuote la protagonista più del normale, e in lontananza lascia intravvedere una figura del passato. Un amore, o qualcosa che gli occhi ancora bambini della ragazza avevano così interpretato. Non importano gli anni passati, quel primo turbamento mai chiarito risuona delle prime promesse di tenerezza e affetto e fa rintoccare il crudele e inspiegabile addio. Sembrerebbero le premesse per un triangolo amoroso, ma Grazia Deledda, al culmine del successo quando è uscito Il paese del vento nel 1931, non ha bisogno di tresche e sotterfugi per avvincere il lettore. Anzi... Ha preparato una sorpresa: l'innamorato del passato, Gabriele, elaborato e lasciato crescere nel cuore della protagonista per tanti anni, è ormai malato e probabilmente destinato alla morte. Ecco che allora la ragazza fatica a negarsi, e le visite alla casa del malato sembrerebbero un'opera di misericordia...
Ancora una volta, niente è come sembra, e sarebbe un peccato tradire il gusto che ogni lettore, ieri come oggi, proverà nello svelare, di pagina in pagina, il destino della neosposa. I colpi di scena non mancano, e lo sradicamento fisico dalla famiglia concede spazio a dubbi: le radici tradizionali vacillano, è il vento stesso a sbatacchiarle impietosamente. Ma ci sono nuove radici, come quella del matrimonio o quella del mutuo soccorso, che intervengono e proteggono la giovane in boccio (per questo più esposta alla forza atmosferica degli imprevisti). 

Muovendosi tra passato da adolescente e presente da sposa, Grazia Deledda fa sì che la trama di per sé svelta da riassumere si complichi di scavi psicologici, riflessioni e tormenti: la protagonista vive, vive molto più del marito o dell'innamorato giovanile. Si strugge e si interroga, come un giovanissimo virgulto scosso dal vento della vita, «ma la vita è sempre la vita, con le sue pause ingannevoli, con le sue grazie e le sue crudeltà a volte intrecciate assieme» (p.70). Ed ecco che il suono del violino di Gabriele, come un novello Faust, si propaga con l'aiuto del vento, tenta e mette in crisi le certezze di chiunque.
Ma Grazia Deledda ci ha già avvertiti: la forza di certi sentimenti non sempre è ponderabile, sembra avere in sé la potenza di spiriti maligni, imprevedibili e doppi nelle loro intenzioni. E dunque non resta che lasciarsi travolgere dal vento-Deledda, attraverso metafore e similitudini che spesso attingono dal mondo naturale (animale, in particolare) e aspettare il finale con la stessa avvincente ansia che coglie la protagonista al suono del violino. 

GMGhioni

2 commenti:

Franca Carboni

Interessante come in questo romanzo del 1931 Grazia Deledda faccia affrontare in prima persona a una delle sue protagoniste femminili un percorso che è possibile definire psicoanalitico: a questo scopo la scrittrice utilizza una terminologia a tutti gli effetti tecnica e specialistica, e adottando soluzioni catartiche appropriate, risolvendo in gran parte i problemi intrapsichici e concedendo assoluzioni morali, filosofiche e religiose. Tutto ciò accade all'interno della cornice di una storia apparentemente banale: il triangolo amoroso composto da Lei, Lui, L'altro (vecchio peccatore, e perciò sordido e malato destinato a morire) in un paese noioso dove solo il vento "che fa ammattire" porta qualche novità. Con l'apparente leggerezza di sempre la scrittrice parla di sesso, gelosia, tradimento, pruderie adolescenziali, tentativo di stupro, ruolo della donna, solitudine, lontananza dagli altri, subconscio, melanconia ed esaurimento nervoso, condendo il tutto con gli sprazzi di gioia e di felicità di una giovane sposina che, in barba al destino, spicca il volo verso una vita felice e luminosa.

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