mercoledì 22 giugno 2016

Milano è una terra straniera. "Mailand" di Nicola Pezzoli

Mailand
di Nicola Pezzoli
NEO. Edizioni, 2016

pp. 184
€ 14.00

«Ma Milano è la corsia di un ospedale, e io stasera torno giù e ritorno a respirare...»
(Milano, Calcutta)

Siamo a  Milano, una Milano-da-bere degli anni Ottanta trasfigurata in Mailand, fredda metropoli germanico-lombarda. Il nostro eroe è Corradino aka Konrad, e qui vive i suoi primi mesi d'apprendistato alla vita (vera).
Studente fuori sede poco politicizzato di Scienze politiche negli anni della disillusione, e piuttosto habitué di tutti i baretti intorno all'Università, divide una tripla sui Navigli con due coinquilini (un siciliano brutto ma buono e un piacentino bello ma stronzo) in affitto presso una padrona di casa aka la Babbiona, «ciabattoso coacervo di cattive abitudini».


Per arrotondare lavora in un Agenzia per Biglietti di Suicidio appartenente a un individuo piuttosto singolare, alter ego paterno e sfuggente, che risponde al nome già di per sé curioso di Alfredo Valeriano Duprè.
Come in ogni romanzo di formazione che si rispetti ci sono le prime (strane) esperienze di lavoro, le germoglianti forme d'amicizia (acerbi legami che costruiranno i mattoncini di tutti i nostri “ti ricordi?” futuri) a colpi di sfottò e interminabili partite a Risiko, ci sono i rapporti con la famiglia, qui una madre complice e affettuosa da cui tornare tutti i weekend e una nonna tremenda, e poi naturalmente c'è l'Amore.
Quello con la A maiuscola perché è quello che si impara a sperimentare, che è sesso e sentimento e umori e tremarella tutto insieme, perché sono i primi passi malfermi, quelli che ci feriscono per sempre creando le prime lacerazioni, che cresimeranno tutte le forme di rapporto amoroso del futuro, che detteranno insuccessi e ci daranno la misura di quello che non vogliamo vivere mai più.
Sono gli anni oscuri e malleabili dell'università, quelli in cui Corradino esplora la sua (omo)sessualità e impara davvero cosa vuol dire stare al mondo, e assiste -divertito, sfastidiato, a tratti incredulo- a quel qualcosa più grande di noi che si esprime spesso per accumulo d'esperienze insignificanti agli occhi altrui e che costituirà, poi, lo zoccolo duro di quel diventare che diventa Essere.

Corradino si esprime in una lingua guazzabuglio, personalizzata e personale, ironica, da ragazzino di cultura che non se la tira, e ti verrebbe voglia di andare da Nicola Pezzoli, che è l'autore di questo libro che si chiama Mailand, edito NEO. Edizioni, e ringraziarlo perché ha scritto qualcosa di così credibile, di così emotivamente partecipato, di così vero e al tempo stesso inverosimile, come sono i racconti smozzicati e divertenti del nostro amico che è andato all'università e d'estate rivediamo al mare e gli chiediamo “Allora, come stai?”.
Un fiume di parole e storie, Corradino, tragicomiche, oscene, grottesche, proprio come quelle del nostro amico che rivediamo al mare, che noi non lo sappiamo se sono vere o inventate o metà e metà, ma ci piacciono perché sono le stesse storie nostre, che abbiamo vissuto o che ci siamo raccontati o che abbiamo immaginato. Su di noi stessi e su gli altri.
E che fanno pensare alle canzoni degli amatiodiati cantanti “indie” contemporanei, narratori imperfetti dei migliori (e peggiori) anni della nostra vita.

Nel libro sono gli anni Ottanta, ma alla fine sono gli anni di tutti, di chiunque abbia fatto l'università o abbia anche solo vissuto in giovane età nella metallica martellante caotica e favolosa Milano-da-bere-o-già-bevuta.

Giulia Marziali

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