sabato 7 maggio 2016

Cronache da Encuentro, festa delle letteratura in lingua spagnola



Encuentro, Festa delle letterature in lingua spagnola
I puntata



Anche quest’anno, per la terza edizione, la primavera a Perugia arriva inoltrata con una delle manifestazioni culturali più vivaci della stagione; dal 4 all’8 maggio infatti diversi ospiti del mondo letterario ispanico si succederanno trattando temi che spaziano dalla letteratura all’attualità.
Quest’anno però si delinea sin dall’inizio come un anno particolare, non solo per il calendario fittissimo e i grandi nomi che compaiono, ma soprattutto perché il 2016 è una data dai molteplici significati. Quattrocentesimo anniversario della morte di Cervantes da un lato e trentennale dalla data di inizio della guerra civile spagnola.
Proprio queste due chiavi di lettura – passato remoto e passato recente – sembrano concentrare gran parte del dibattito iniziale ed elevarsi a grande modello interpretativo.
Il primo evento – “Quando i libri cambiavano il mondo” - con la presenza straordinaria di Arturo Pérez-Reverte non ha fatto altro che sottolineare questa dicotomia. Presentando il suo nuovo romanzo Due uomini buoni (pubblicato in Italia da Rizzoli) ha da subito collocato la contemporaneità in un quadro di immensa desolazione, angoscia scienza ritorno, dove la cultura ormai non è altro che una vuota parola. E lo stesso tono viene mantenuto nel secondo intervento – “Il mio Don Chisciotte” – dove Pérez-Reverte non fa altro che accostarsi pensieroso al mondo in rovina che aveva disegnato Cervantes secoli prima.
Siamo (e questo noi è riferito a chiunque ami la letteratura, non solo a chi ha partecipato fisicamente), lì ad ascoltare la narrazione di un mondo che non crede più nei libri, che non vede più la salvezza nella finzione; un mondo dove le storie non ci portano più in realtà meravigliose nelle quali essere eroi (magari a lottare irrazionalmente contro mulini a vento). Ascoltiamo con un sorriso ironico le battute sulla politica che non ci tiene, sulla scuola che non insegna, ridiamo con lo scrittore quando infila divertito qualche commento disperato alla “tanto tutti dobbiamo morire”.
Eppure qualcosa non suona, c’è qualcosa che non torna.
Perché in realtà questa situazione ci ricorda proprio quanto si possa ancora ascoltare; quanto ancora la letteratura – in questo caso quella spagnola – sia viva e vibrante. Non solo per il dato oggettivo delle vendite editoriali o della grande fama, quanto per l’attenzione che lui stesso pone al fattore polemico. Nel momento in cui vediamo l’indignazione, a tratti molto accesa, verso un presente che non si condivide più, con l’indice puntato fermo di fronte a sé, sentiamo che in fondo (anche se forse troppo infondo per molti): se a qualcuno ancora importa allora, magari, c’è ancora qualcosa da salvare.
Politica, letteratura, passato, presente, si fondono in questi due momenti con apparente semplicità in una discussione che illumina senza vergogna uno dei maggiori prosatori spagnoli del momento, nello stesso contesto in cui si ricorda uno dei mostri sacri della storia del romanzo.
Come, nella sua lettura molto originale del Chisciotte, solo noi popoli del sud europeo possiamo avere una chiara prospettiva sul mondo cervantino perché comprendiamo cosa siano i soprusi, le angherie… allora siamo ancora una volta spettatori privilegiati quando si parla degli stessi temi nel 2016.
Alla fine poi, quasi a risollevare i nostri animi affranti, il coordinatore, sorridendo verso Pérez-Reverte, ci ricorda che l’autore è membro della Real Academia e uno degli inventori di ZENDA, progetto online dove si pubblica e si discute di letteratura.
Ecco che anche il più cinico non può non credere. È vero che l’attenzione è sempre minore, che gli studi sono sempre scarsamente supportati e i fondi lasciano a desiderare; eppure qualcuno pronto ad ascoltare sembra non mancare mai.



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