venerdì 15 maggio 2015

#ScrittoriInAscolto: incontro con Carine McCandless

Milano, 14 Maggio 2015
h. 16.00

Chris mi ha insegnato che niente è più importante della verità.

Foto di Debora Lambruschini
È nel rispetto di questo insegnamento che Carine McCandless ha scritto Into The Wild Truth e che oggi, ospite in casa editrice Corbaccio a Milano, ne ha condiviso con alcune blogger emozioni e brani, ben disposta a rispondere alle nostre domande. Accompagnata dalla sorella Shawna, questa bellissima quarantenne americana resta con noi per più di due ore, durante la quali riflette attentamente sulle nostre domande rispondendo con gentilezza e mai avara di parole, il ricordo sempre a quel fratello amatissimo precocemente scomparso. Verità, dicevamo, è il fil rouge che attraversa le pagine e l’incontro con la sua autrice, che a vent’anni dalla morte di Chris ha «deciso di scrivere questo libro per completare la storia di Into the Wild», un testo che continua a conquistare lettori in tutto il mondo - in parte grazie anche allo straordinario film girato da Sean Penn - adottato come lettura obbligatoria in più di tremila scuole americane come ci ricorda l’autrice.
Sono state, forse, anche le domande di tutti gli studenti che negli anni si è trovata ad incontrare a convincerla infine a scrivere il suo libro, spinta dalla «necessità di raccontare la verità». E, subito chiarisce, non è un libro in difesa di Chris e della sua scelta – intorno alla cui storia sono state fatte negli anni differenti speculazioni e critiche spesso feroci, soprattutto, ci ricorda Carine, negli Stati Uniti – ma qualcosa che doveva fare in nome di quella verità troppo a lungo distorta dalla fitta trama di bugie intessuta da Walt e Billie, i suoi genitori, ben prima della morte di Chris. Ha dato loro il tempo necessario per elaborare una perdita tanto terribile, sperando ancora una volta che potessero cambiare e perchè, ci confida Carine, «i miei genitori avevano diritto al tempo per capire cosa era successo» e, magari, smetterla una volta per tutte di rifugiarsi in quella realtà distorta di una vita riscritta secondo le loro regole. È stato molto triste per lei rendersi conto purtroppo del fatto che tale cambiamento non è stato possibile, che Walt e Billie sono incapaci di ammettere i propri fallimenti; ma, ancora una volta, appare chiaro nelle parole di Carine come il suo non sia un atto di accusa nei confronti dei genitori, che sono solo esseri umani e come tutti imperfetti: hanno fatto sbagli, alcuni davvero terribili e irrimediabili, e forse non è più tempo di sperare possano cambiare, imparare qualcosa dalla storia di Chris. E, molto partecipe, Carine sottolinea «non li incolpo della morte di Chris». Ma della sua scomparsa, si: della scelta di tagliare ogni legame con la famiglia e partire per un viaggio solitario lungo due anni per avventurarsi fino nelle terre estreme d’Alaska dove, tragicamente, ha trovato la morte. Perché tutto il male che Walt e Billie hanno fatto a Carine e Chris, e agli altri fratelli e sorelle nati dall’unione con Mascia, la prima moglie di Walt, ha lasciato un segno indelebile in ognuno di loro e ha spinto suo fratello ad allontanarsi e trovare la felicità, la serenità, in quella natura bellissima e crudele.



Non è stato facile scrivere questo libro e accettare momenti della loro infanzia che hanno avuto impatto sulla sua vita come adulta e che lo avrebbero avuto anche su Chris se fosse sopravvissuto, è stato doloroso: doloroso ma necessario.

Carine McCandless, mentre risponde alle nostre domande.
Foto di Debora Lambruschini
Eppure, non è una storia triste: i contenuti lo sono, ma Into The Wild Truth è soprattutto storia di sopravvivenza. Di Carine, diventata una donna consapevole, affettuosa con le due figlie, che porta la propria esperienza in ogni incontro; di Chris che, nonostante la tragica fine, aveva trovato in qualche modo la serenità e – a dispetto dell’odiato cliché del ragazzo alla ricerca di sè – probabilmente la chiave per poter vivere fedele a sé stesso, ai propri valori e principi; di Marcia, per tutti loro da sempre esempio di affetto e verità, che ha avuto la forza di allontanarsi da un marito violento e manipolatore e, nonostante le difficoltà economiche, crescere i suoi figli in un ambiente famigliare più sereno lontano da Walt; è anche grazie a Marcia se tutti loro fratelli sono così uniti, a quella donna che “semplicemente” non ha mai nascosto la verità sulla loro vicenda famigliare, anche quando poteva essere scomoda, dolorosa, sconveniente. Non è difficile percepire l’emozione di Carine mentre parla della donna che le sue figlie chiamano “nonna Marcia”, mentre con sguardo affettuoso cerca la sorella Shawna. Inevitabile quindi parlare di maternità, ricordando un passo davvero toccante del suo libro, nel quale confida i propri timori di fronte all’eventualità di essere madre. La paura che quel maledetto «seme della violenza» fosse da qualche parte dentro di lei, nel suo Dna: ma non è il Dna a definire chi sei e diventare madre è stato un dono incredibile. Il cerchio della violenza è stato spezzato, Carine, le sue sorelle, i suoi fratelli, sono diventati adulti e – per alcuni di loro - genitori migliori di quanto lo siano mai stati Walt e Billie.
Sono dei sopravvissuti, e il miglior omaggio che possono rendere a Chris è continuare a raccontare la verità.

di Debora Lambruschini

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