lunedì 11 maggio 2015

Dall'inferno attraverso la vita: Bibi, la morte, la realtà, la rinascita


Dall'inferno si ritorna
Christiana Ruggeri
Giunti, 2015 

pp. 240
€ 14.90




La tempesta perfetta si verifica quando tutte le dimensioni di una crisi si influenzano e si aggravano a vicenda. La storia di Bibi è l’esempio di una tempesta perfetta.
Una storia vera, o meglio, più vera del vero, perché guardata dall’innocenza e dalla mancanza di filtri di una bambina.
Un viaggio che inizia dalla fine, dalla morte, e alla morte spesso ritorna, nella memoria, nei distacchi, negli abbandoni: una morte che aleggia sempre, pronta ad afferrare l’infanzia e la vita di Bibi, la quale diventa strumento per sconfiggere la signora con la falce, ma anche simbolo eterno di una piaga storica e politica, che ha sconvolto un paese, il Ruanda, senza guardare in faccia nessuno.
Christiana Ruggeri si fa da parte, si mette dietro le quinte, rinuncia al ruolo di cronista di una storia drammaticamente vera, drammaticamente reale, fatta di ossimori, di paradossi, di crudeltà, ma anche di umanità.

Il bene e il male si guardano allo specchio, ognuno con i propri rappresentanti.
Bibi ha visto morire la famiglia, si ritrova sola, nel limbo tra l’aldiquà e l’aldilà, e viene salvata dal suo vicino di casa, Joseph. Da questo salvataggio, che poco ha del miracoloso, quanto, piuttosto, del coraggioso e dell’umanità gratuita, comincia una catena di volti che appaiono e scompaiono, lasciando non nel già straziato corpo di Bibi segni indelebili, ma ridonandole, passo dopo passo, frammenti di un’anima che non sarà più come prima, ma che può rimettere insieme i cocci della tragedia.
Bibi racconta la vita attraverso la morte, da grande, seduta in un bar, con un’estranea, che, con il tatto raro di pochissimi giornaliste, declina ogni responsabilità autoriale, lasciando il giusto spazio, il giusto tempo a una storia che non ha bisogno di filtri.
Ognuno dovrebbe leggere Dall’inferno si ritorna per comprendere il dolore cieco e irrazionale, immotivato e illogico, sbandierato in nome di un’ideologia che fa acqua da tutte le parti; ma, al contempo, ognuno dovrebbe leggere Dall’inferno si ritorna, perché dall’inferno si ritorna, attraverso incontri, attraverso mani tesi, attraverso la gratuità mai scontata, mai semplice, ma sempre in bilico tra l’ambiguità e l’abbandono fiducioso.
Un viaggio nella memoria di una bambina racchiusa nella testa di una ragazza, studentessa di Medicina a Roma, adottata da una famiglia italiana; un viaggio nitido e scolpito attraverso ricordi indelebili, che, pur nella loro crudeltà, nel loro strazio, nel loro cinismo, devono essere quotidianamente alimentati per costruire pagine di futuro pulsante.
Christiana Ruggeri non regala speranze, o illusioni, ma lascia voce a chi una voce non l’ha potuta avere: non una cronaca, ma un dono, fatto a una ragazza che ha bisogno di tornare a dire “io”.
Nessun lieto fine, nessuna promessa, nessun sogno: soltanto la realtà della Storia, della cieca barbarie umana, di un’illogica strage che dimentica Dio, che dimentica gli uomini, le donne, le anziane, i bambini.
Intorno a questa tragedia umana, passano ombre di tragedie di dimensioni familiari, di persone non direttamente coinvolte, ma spettatori ciechi e muti di un’ombra che ha colpito il Ruanda, e l’ha risucchiata tra le tenebre.

Una tempesta perfetta sorvegliata dall’umiltà e dalla discrezione magistrali di Christiana Ruggeri, la quale non mira a effetti a sorpresa, a virtuosismi letterari, a giochi retorici, ma, scevra di ogni orpello, di ogni ornamento inutile, decide di restituire alla realtà una consistenza nuova, inaspettata, perché crudelmente vera.
Un linguaggio a tratti confuso, ma comprensibile perché specchio delle anime; una sintassi secca, scarna, ma estremamente reale (si badi, non realistica).
Ma soprattutto, un libro che non è letteratura, non è giornalismo, non è reportage: è semplicemente realtà vissuta, raccontata dalla pelle, dalla memoria, dal cuore a un’alterità estranea, ma, forse, disposta ad ascoltare, a essere testimone muto, mero strumento per far gridare con delicatezza una voce troppo a lungo rimasta strozzata nelle viscere di un inferno.
Un volume da tenere sul comodino, da leggere anche in maniera frammentaria, per rendersi conto che l’inferno è dietro ogni angolo, che può aprire le sue voragini da un momento all’altro, ma anche per ricordarsi che in mezzo alla fuliggine, alle fiamme, alle lacrime, alla polvere, vi sono diamanti che non smettono di brillare di luce propria.
Ma soprattutto che, camminando in mezzo all’inferno, guardandolo, vivendolo, si può ritornare: in posti inaspettati, sconosciuti, nuovi, ma pur sempre in luoghi, che rimangono attaccati alla patria, mediante la memoria.

Ilaria Batassa

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