venerdì 16 gennaio 2015

Dio di illusioni: il sorprendente romanzo d'esordio dell'autrice de Il Cardellino

Dio di illusioni
di Donna Tartt
Rizzoli, 2014

Traduzione di I. Landolfi

pp. 622
€ 11




Sono passati più di vent'anni da quando, nel 1992, Donna Tartt ha pubblicato questo primo romanzo; vent'anni e solo due libri dopo (celeberrima la dedizione totale con cui l'autrice si immerge nel suo lavoro) il nome della Tartt si è imposto sulla scena letteraria internazionale di un paio di anni fa, quando con il suo ultimo romanzo, Il cardellino, si è aggiudicata il premio Pulitzer per la narrativa. Un romanzo sorprendente, conferma di un talento eccezionale, che ha infiammato il dibattito nel mondo culturale, soprattutto sui social, portando alla riscoperta di un'autrice già molto amata dal pubblico e dalla critica ma che, insensibile ai meccanismi commerciali che sempre più regolano anche il mondo editoriale, ha preferito seguire i propri ritmi di scrittura, centellinando le apparizioni pubbliche e soprattutto dedicando dieci anni alla stesura di ogni romanzo. Dio di illusioni è il romanzo d'esordio con cui una ventottenne Tartt si impose a pubblico e critica internazionali e che rileggere oggi, dopo il successo dell'ultima opera pubblicata, sorprende per l'intensità della storia e una già notevole maturità stilistica e narrativa, premesse di un talento letterario che andava formandosi e di cui l'ultima prova si è rivelata una conferma. Se a questo si aggiunge la possibilità (di questi tempi sempre più rara anche tra i romanzieri contemporanei) di poter esaurire l'intera bibliografia di un autore nel giro di un paio o poco più di romanzi e averne così il quadro completo, in qualche modo allora il lettore più appassionato può consolarsi della lunga attesa per un nuovo romanzo della Tartt.
Quindi tre soli romanzi al momento pubblicati che, almeno, sono ben più corposi rispetto alla maggior parte della narrativa contemporanea che affolla le librerie, per storie ricchissime ognuna delle quali non si scosta di molto dalle 1000 pagine ma da cui, per quello speciale incantesimo che lega il lettore ad una storia molto amata, diviene quasi impossibile staccarsi, conquistati dalla vicenda, dall'evoluzione dei personaggi, troppo bramosi di scoprire le pieghe che la storia assumerà per farsi spaventare dalla mole di pagine.

Il romanzo d'esordio ha anche in questo senso anticipato la tendenza dell'autrice nel costruire storie impossibili da esaurire nel giro di poche centinaia di pagine, l'ambizioso progetto, le passioni messe in scena e i numerosi riferimenti (citazioni, approfondimenti, sottotemi e digressioni) troppo complessi per essere contenuti. i romanzi della Tartt appaiono, per scelte stilistiche e spesso anche richiami tematici, quasi una sorta di rivisitazione del tradizionale romanzo ottocentesco inglese, eppure allo stesso modo sono perfettamente calati nel nostro tempo, che il romanziere piega ai propri fini narrativi, indaga e adopera come palcoscenico sul quale rappresentare passioni e vicende di una manciata di uomini di volta in volta scelti come attori principali della storia. protagonisti di questa, un gruppo di studenti di un elegante college del Vermont, un'elite di giovani dediti agli studi classici e completamente isolati dal resto del mondo accademico; un gruppo da cui Richard, appena trasferitosi dalla California e voce narrante della vicenda, si sente attratto per l'aura di mistero e complicità che sembra legare i membri. outsider, un passato famigliare difficile, tormentato dalla solitudine del mondo in cui ancora non ha saputo integrarsi e dalle difficoltà economiche che attraversa si ritrova a vivere ai margini:

E, al pari di uno di quei fantasmi che si dice si aggirino per le stazioni a tarda notte, chiedendo ai passanti l'orario del Midnight Express deragliato vent'anni prima, io vagavo di luce in luce fino alla terribile ora in cui tutte le porte si serravano: allora, uscito dal mondo del calore, della gente e delle conversazioni udite di sfuggita, sentivo di nuovo la vecchia famigliare morsa di un gelo nelle ossa, e tutto svaniva dalla memoria, il calore, le luci. Sembrava che non avessi mai avuto caldo in vita mia, mai.

Una solitudine che per un momento sembra poter sfociare nella più cupa disperazione:

Se mi fossi buttato, pensai, chi mi avrebbe trovato in quel bianco silenzio? Forse il fiume, dopo avermi sballottato sopra le rocce, mi avrebbe infine gettato in acque tranquille, laggiù dietro la fabbrica di colori, dove qualche signora mi avrebbe illuminato coi fari uscendo dal parcheggio alle cinque del pomeriggio? O mi sarei, io, come i pezzi del mandolino di Leo, incagliato dietro un masso, ad aspettare, con gli abiti fluttuanti intorno a me, la primavera?


Incuranti del mondo che li circonda invece, quei quattro ragazzi che Richard osserva, bramando sempre più di unirsi a loro: Henry, Frances, Bunny, i gemelli Charles e Camilla, si aggirano per il campus come apparizioni. Incuriosito dal gruppo e dalla materia cui si dedicano con tanta passione sotto la guida di Julian, l'affascinante docente di greco antico, Richard riesce quindi ad essere ammesso al corso, unendosi a quell'elite che spera lo sottragga alla terribile solitudine in cui è stato fino a quel momento costretto. entra a far parte quindi di un mondo di giovani privilegiati, appassionati di studi classici che Julian guida incurante delle tradizionali regole accademiche e per i quali i riti del passato sembrano in qualche modo poter rivivere: allo studio affiancano infatti la costante ricerca del piacere, della bellezza, il tentativo di far rivivere quel tempo mitico ed idealizzato che celebrano indifferenti al resto del mondo. A tratti stravaganti e misteriosi, lentamente accolgono il giovane nella loro ristretta cerchia di cui tuttavia Richard per molto tempo fatica a comprenderne meccanismi, equilibri e passatempi e il cui mistero, in qualche modo non riuscirà mai del tutto a svelare. Un equilibrio che tuttavia si infrange improvvisamente e con violenza: qualcosa di terribile è accaduto in una notte di eccessi e stravaganze, un fatto che, inspiegabilmente, scelgono di condividere proprio con Richard, da quel momento unito nel segreto agli altri cinque; se il giovane però accetta con una certa semplicità gli eventi di cui si è fatto custode, spinto dal bruciante desiderio di fare parte davvero del gruppo condividendone anche il peso della colpa derivante dal segreto, inaspettatamente è uno di loro a mettere in discussione il fragile equilibrio fino a quel momento costruito e condurre verso il tragico sviluppo della vicenda e ciò che ne conseguirà. un atto da cui sarà impossibile tornare indietro, che porterà con sè inaspettate conseguenze e lo sgretolamento di quel mondo di illusioni in cui si erano cullati. debolezze, meschinità, freddo calcolo e segreti vengono alla luce mentre il gruppo, apparentemente unito nella colpa, cerca di superare la violenza compiuta.

Un romanzo complesso, in cui il piacere immediato della trama e il chiarimento della vicenda sono strettamente legati ad un substrato di tematiche, spunti di riflessione, digressioni o semplici descrizioni dei luoghi che fanno da sfondo alla storia e che nel loro complesso arricchiscono il romanzo di sfumature che vanno oltre la linearità della trama. se già dalle prime pagine infatti il lettore viene messo di fronte al tragico evento di cui il gruppo è protagonista e alcuni tratti della storia possono in qualche modo essere piuttosto facilmente intuibili, tutto il resto è puro piacere: la minuziosa indagine della psicologia dei personaggi che pagina dopo pagina si svela, le tematiche affrontate, gli interrogativi cui difficilmente troveremo risposta certa.
Ci confrontiamo con la solitudine di Richard e la ricerca del proprio posto nel mondo, in quell'ambiente di giovani privilegiati tra droghe, feste, amicizie, la scoperta del sesso e dell'amore; da un quotidiano di solitudine e difficoltà economiche che sembrano per un lungo momento sopraffarlo al piacere di sentirsi - o avere almeno l'illusione - di fare parte di un gruppo, con il quale condividere i segreti più profondi. ma quando quel mondo idealizzato si sgretolerà un pezzo dopo l'altro sotto il peso della colpa, il sospetto di quanto illusorio sia stato il sentimento di amicizia condiviso si farà strada in lui, lasciando un po' d'amaro in bocca, insieme alla sensazione di quanto poco in fondo conosciamo gli uni degli altri:

Se ho mai avuto un momento di dubbio, fu allora, su quei gradini freddi e sinistri, mentre mi giravo verso la porta dell'appartamento da cui ero uscito. Chi erano quelle persone? Quanto le conoscevo? Avrei potuto, al bisogno, fidarmi davvero di loro? E perchè, fra tutti, avevano scelto di raccontarlo a me?

Di fronte al segreto che il gruppo custodisce, inevitabile interrogarsi sul senso di colpa o sulla mancanza di esso; ognuno di loro affronta le conseguenze di quell'atto violento di cui sono stati protagonisti o semplici custodi in modo differente, dall'egoismo più estremo che porta a giustificare senza mezzi termini l'azione compiuta come necessaria e liberatoria, alla disperazione sotto il peso del senso di colpa che conduce alla rovina e all'autodistruzione. E il lettore stesso si confronta con differenti posizioni e psicologie complesse, mentre il discorso inevitabilmente si intreccia a riflessioni sull'etica, la morale, la distinzione tra giusto e sbagliato, su cosa siamo davvero pronti a fare per proteggere noi stessi. ma in fondo è davvero questo il motivo? è per proteggere le proprie vite dalla punizione che questi ragazzi hanno sacrificato la vita di qualcun altro? E in ogni caso, esisterebbe un motivo che in qualche modo possa giustificare ciò che è stato fatto?

Ancora, è inevitabilmente racconto di amicizia e complicità, del difficile passaggio all'età adulta, del desiderio di fare parte di un gruppo, anche se ciò comporterà un terribile prezzo da pagare:

In passato avevo amato quell'idea, che la nostra azione, cioè, fosse servita a unirci: non eravamo amici normali, bensì amici per la vita e per la morte. tale pensiero aveva rappresentato il mio solo conforto nel periodo successivo all'assassinio di Bunny: ora mi dava la nausea il sapere che non c'era via d'uscita. Ero legato a loro, a tutti loro, in modo definitivo.

A sfondo, il paesaggio mutevole del Vermont, che per similitudine o per contrasto sembra accompagnare la vicenda e lo stato d'animo dei suoi protagonisti, con descrizioni che la Tartt inserisce qui e là sapientemente nella trama, dalla più lirica, evanescente, immagine:

Non mi abituai mai al modo in cui l'orizzonte, lassù, potesse semplicemente cancellarsi, lasciandoti abbandonato, alla deriva nel lacunoso paesaggio di sogno simile a uno schizzo del mondo conosciuto - il profilo di un singolo albero in luogo di un boschetto, lampioni e comignoli che emergevano fuori contesto prima che il panorama circostante fosse completo -; la terra dell'amnesia, una sorta di paradiso bislacco dove gli antichi punti di riferimento erano ancora riconoscibili, ma troppo lontani tra di loro, e sconnessi, divenuti terribili nel vuoto che li circondava

Ciò che in questo paesaggio fantasma è impossibile da cancellare è il peso della colpa, che alcuni tra loro portano con maggior fatica rispetto ad altri. Su tutti loro spicca la figura enigmatica, fredda e calcolatrice di Henry, il personaggio forse più misterioso ed affascinante della storia. Imperscrutabile, in bilico tra cinismo e umanità, difficile da comprendere fino in fondo:

Buffo, ma la gente non si accorgeva mai alla prima occhiata di quanto grosso fosse Henry. Forse a causa dei suoi vestiti, che somigliavano a uno di quei goffi ma stranamente impenetrabili travestimenti di un fumetto (perchè mai nessuno riconosceva che il topo di biblioteca Clark Kent altri non era, senza occhiali, che Superman?); o forse per come si mostrava alla gente. Possedeva infatti lo straordinario talento di rendersi invisibile - in una stanza, in un'auto, una capacità di smaterializzarsi a comando- e forse tale dono era solo l'inverso dell'altro: l'improvviso riconcentrarsi delle sue sparse molecole gli restituiva la forma solida tutto di un colpo, con una metamorfosi che sorprendeva gli astanti.

Un poco discosto dalla scena principale, Julian, di cui intuiamo il passato di gloria accademica e importanti frequentazioni, troppo snob e disinteressato per insegnare ad una classe gremita di individui sceglie invece un piccolissimo gruppo da plasmare e istruire libero da ogni tradizionale vincolo accademico. Un gruppo che lo venera, che prova per lui rispetto e un sincero profondo affetto filiale e che da lui, non sarebbe nemmeno troppo difficile immaginare, possano essere stati spinti a lasciarsi andare senza remore ai propri istinti e desideri nel culto del passato, svincolati dalla morale e dal timore per le conseguenze derivante dal loro comportamento. Julian, incapace di guardare il mondo in maniera razionale, interessato solamente all'aspetto estetico di ogni situazione, anche la più tragica.

Difficile non rimanere affascinati da un romanzo di tale portata, mirabilmente costruito dall'autrice non ancora trentenne. Nel finale, forse, scivola un po' nella mediocrità: sarebbe bastato fermarsi all'epilogo o poco oltre, mentre quelle ultime pagine appaiono forzate e fuori posto. Ma alla Tartt siamo disposti a perdonare, soprattutto in questa prima prova, qualche momento di incertezza e aspettare, pazientemente, la prossima creazione letteraria. 

Debora Lambruschini

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