giovedì 18 settembre 2014

#Pnlegge2014 - Mercoledì: scaldiamo i motori



Quest'anno, per la prima volta, CLetteraria è ospite di Pordenonelegge, per seguire gli eventi, ma anche per respirare l'aria tutta letteraria che macchia le vie della città del classico giallo-festival. Per celebrare il 15° anno del Pordenonelegge, una divertente iniziativa che ha fatto molto discutere: una casa-mostra con tutte le locandine di queste edizioni. Non solo una scelta artistica controversa, ma soprattutto un'occasione per ridiscutere ospiti e incontri dei quindici anni passati.

VENEZIA, DOVE L'EDITORIA MODERNA È NATA
Poteva esserci Pordenonelegge senza uno sguardo sull'editoria? E quest'anno la prospettiva è arretrata al XVI secolo, quando nella laguna veneziana Giovanni da Spira e soprattutto Aldo Manuzio hanno approntato la stampa moderna. La relatrice, Michela Dal Borgo, riconduce la fama e la fortuna di Venezia ad alcuni fattori favorevolissimi: accanto alla libertà di stampa (Da Spira la ottenne nel 1469, quando pubblicò le Epistolae ad familiares di Cicerone), una fitta rete commerciale, disponibilità di capitali e di carta. Poi, un alto grado di alfabetizzazione, che ha portato moltissime famiglie venete a possedere almeno un volume. Infatti, nella sola Venezia nel XVI secolo c'erano almeno 35milioni di libri!


In più, proprio a Venezia nascono anche i... bestseller! Sapete che in meno di vent'anni Giolito de' Ferrari ha stampato l'Ariosto in ben 28 edizioni?

Poi, tutte le grandi novità di Manuzio: dalla rilegatura "alla greca", all'invenzione del primo catalogo delle opere.

Insomma, un viaggio appassionante che non ha stancato anche un pubblico di non addetti ai lavori, ma anzi ha incuriosito molto, complice (forse) il forte attaccamento alla storia del territorio.



VIAGGI CHE NON SI DIMENTICANO


L'idea di viaggio come formazione torna nell'incontro con Monica Bulaj, scrittrice, fotografa, giornalista polacca, che ha intrapreso un affascinantissimo viaggio nell'Europa dell'est prima e nell'Afghanistan poi per scoprire la spiritualità  sottesa ai popoli. In una sala semi-oscurata, la bella voce carismatica di Monica ha accompagnato la proiezione di fotografie che, purtroppo, non rendono affatto nella mia riproposizione. Soprattutto perché qui mancano le emozioni di Monica, la voce rotta in qualche passaggio, la musica locale di sottofondo.



LA GRANDE ATTESA DI UN RITORNO


Foto di GMGhioni
Coda lunghissima al teatro Verdi. Un nome: David Grossman. Nell'affollatissimo ma silenzioso teatro Verdi, lo scrittore ha inaugurato ufficialmente la 15esima edizione del Pordenonelegge, insieme a Villalta.

Foto di GMGhioni
Prima di parlare dei suoi ultimi due libri, “A un cerbiatto somiglia il mio amore” e “Caduto fuori dal tempo” (entrambi editi da Mondadori), qualche domanda su come si è modificata la scrittura di Grossman nel corso degli anni. Lo scrittore racconta di aver sempre vissuto d'immaginazione: quando era bambino, passava i 9/10 del suo tempo a fantasticare mondi e persone diverse; e il piacere dell'inventare non se n'è mai andato. Infatti, questa abitudine a fissarsi su un singolo dettaglio e a metterlo insieme per creare nuovi personaggi è una sfida costante, ma ormai semplice, al punto che a volte gli sembra di "ricordare" le sue invenzioni. 

Venendo ai libri, in entrambi il tema della morte è scoperto, ma trattato diversamente. In "Caduto fuori dal tempo", un padre e una madre cercano di andare là dove è scomparsa la figlia, e di toccare il limitare tra vita e morte, pur di tornare a parlarle.
Infatti, secondo Grossman,

Dopo una catastrofe, sei come fossilizzato, solo paura e stanchezza. Poi cerchi di dare un nome alle cose.
E la scrittura per un uomo laico serve proprio a questo, a cementare rapporti disfatti dal tempo e dalla storia, a oltrepassare le barriere che la vita impone, superando la tentazione che spesso ci coglie di «vivere nella mediocrità, senza emozioni forti». Tant'è che l'arte - qualsiasi arte - aiuta ad avvicinarsi al confine tra vita e morte.

Allo stesso modo, la lingua influenza e deforma costantemente ciò che siamo: per questo l'ebraico ha per Grossman tantissime sfumature, alcune di derivazione biblica, altre di più moderna fattura, in un contatto sempre indissolubile tra passato e presente (costanti di cui si cibano i libri di Grossman).
Infatti, anche in un "A un cerbiatto somiglia il mio amore", il passato familiare e l'infanzia del figlio vengono rievocati dalla protagonista che, temendo di ricevere la notizia della morte del ragazzo, scappa dalle notizie. Il suo isolamento è in realtà un gesto di grande eroismo, secondo Grossman, e un'estrema forma di amore.
E la standing ovation del pubblico commosso conferma la sensazione iniziale: è valsa la pena aspettare Grossman. Ogni volta, a ogni incontro, un uomo che non ha paura di ammettersi fragile e forte al tempo stesso.


GMGhioni

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