giovedì 25 settembre 2014

#pnlegge2014 - Domenica: grande conclusione di un grande festival

Andate e ritorni
Foto ©GMGhioni

Ultima cronaca di #pnlegge2014, e mi spiace un po', perché in parte vuol dire chiudere uno dei festival più belli mai vissuti finora - e lo so che domenica sera è stato il vero finale, ma finché racconti tieni vive emozioni, sensazioni e anche un po' dei tanti interrogativi aperti dagli autori. Mi sono lasciata in chiusura i due incontri che hanno colmato il mio Pordenonelegge di curiosità: il pre-serata con Donato Carrisi, con un grande evento per non dire performance sul thriller italiano; la serata con i pro e i contro dell'italianità con Beppe Severgnini. 
Quanto ai sapori, profumi, agli spritz, alla simpatia un po' ruvida ma trasparente dei friulani, beh, sappiate che presto uscirà una cronaca alternativa, tutta da ridere insieme, su Il Magnetofono.

 
SPUNTI E INDIZI IN ATTESA DE "IL CACCIATORE DEL BUIO"

Foto  ©GMGhioni
Ma è proprio vero che gli italiani non sanno scrivere thriller? Si apre con questo interrogativo l'incontro appassionante con Donato Carrisi, tra le firme più note che stanno rivoluzionando il genere. Se il suo Suggeritore è ormai un punto fisso per chi cerchi un brivido e tante ottime indagini, il primo successo non basta a segnare uno scrittore: secondo Carrisi, la definizione di "scrittore" arriva solo con il secondo libro; prima si è esordienti, semmai di successo. Ma nel suo caso il secondo libro è arrivato, e così un terzo e un quarto, e adesso l'Italia conta i giorni che mancano dal lancio del nuovo Il cacciatore del buio. Questione di giorni, certo, ma Donato ha deciso di incuriosirci chiedendoci quale sia il più grande archivio criminale del mondo. La mente è corsa subito a Guantanamo o posti simili e invece... è molto più vicino, e per precisione in Vaticano! 

Poi una storia di cronaca: perché mai uccidere la propria migliore amica? Foto, retroscena e tanti "teaser" editoriali di una storia vera che ha fatto rabbrividire il pubblico. 
Quindi una parentesi sulla maledizione delle analisi del DNA: brutta vita per i narratori di thriller! E un altro interrogativo: i bambini possono uccidere? Quanti drammi sono stati insabbiati perché a commettere omicidi erano minori? E sempre legato all'infanzia, un pensiero inquietante:
Non c'è niente di più bello della risata di un bambino... A meno che non sia di notte e tu non abbia figli. 
In più, per Pordenone girava in questi giorni un volantino con la scritta: "Lo adori?". In latino, si diceva "Colis eum": cosa vi ricorda? Il Colosseo. Già, uno dei luoghi dove si è seminata più morte; eppure la gente dimentica, e oggi il Colosseo è solo uno dei principali luoghi turistici. E la domanda «il tempo edulcora il male?» sembra così trovare una risposta affermativa.

E per scoprire qualcosa di più, bisogna aspettare il 29 settembre, quando Il cacciatore del buio arriverà in libreria.
Intanto, ringraziamo Donato Carrisi perché ha saputo farci passare dalle risate ai brividi, dalla suspense alla problematicità di questioni che vivono oltre il thriller...

La frase più bella dell'incontro:
Il male replica sé stesso. Eppure, ad ogni fatto di sangue, ci stupiamo.
Dopo una serata a parlare di atti satanici, ecco gli "angeli custodi"
del festival che proteggono Donato Carrisi!


DOVE VANNO GLI ITALIANI?

Foto ©GMGhioni

A Beppe Severgnini la grande responsabilità di salutare il teatro Verdi pieno di spettatori e lettori di Pordenonelegge. E il giornalista-scrittore decide di aprire portando sul palco una rappresentanza dei volontari che hanno reso possibile questa 15^ edizione del Pordenonelegge; inutile dire che segue un applauso fragoroso. Quindi, dal taschino di Severgnini spuntano due cose: il badge di #pnlegge14 e, a sorpresa, un pennarellino giallo avuto durante il Festival Della Letteratura di Mantova. E il messaggio è chiaro: puntare alla cooperazione per gli anni a venire, in nome di un progressivo miglioramento di due realtà letterarie di spicco. 

Foto ©GMGhioni
Di cosa parla Severgnini? Parte dal suo La vita è un viaggio (Rizzoli, 2014), per delineare le parole-chiave che aiuteranno l'Italia a uscire dall'impasse della crisi. E per smussare l'approccio vagamente dogmatico, Severgnini furbamente prende "di mira" una signora del pubblico, che punzecchia simpaticamente, e interseca alla teoria tanti aneddoti personali. 

Prima parola: brevità, una dote che va applicata nella comunicazione, in qualsiasi tipo di testo, dal tema scolastico all'articolo. Un consiglio? Evitare due "che" nella stessa frase, smussare il superfluo e utilizzare parole che tutti comprendano, poiché 
La sintesi è una spremuta di pensiero. E così Twitter è il suo decespugliatore.
Questo non significa che twitter sostituirà il libro; anzi! Sono due realtà che si compenetrano e, da un lato, la rete aiuta a evitare quella lentezza che molto spesso è alibi per la pigrizia. E su questo, impossibile non ricollegarsi alla politica italiana, alla sua lentezza atavica, che sappiamo essere sfociata da tempo in pigrizia, per l'appunto:
Anche a me piace lo slow food, ma non uno slow Parliament!
Altra parola-chiave: la precisione, che non va a finire nella puntigliosità fine a sé stessa. Solo la precisione del nostro "fare", d'altra parte, può metterci nel giusto rapporto di competitività con le realtà estere, che Severgnini conosce visti i tanti viaggi per il suo lavoro.
Quindi, quarta parola: semplicità, senza le pretese di fare tutto e subito:
Prima impari a giocare a Tennis. Poi diventi Nadal! 
A tal proposito, Severgnini sprona a mescolare generazioni diverse per un reciproco arricchimento: dai giovani arriva la rapidità e la predisposizione alla tecnologia, ormai irrinunciabile; dalle altre generazioni, l'apporto dell'esperienza e un po' di pratica di vita. Ma i giovani bisogna pagarli, e Severgnini ripercorre tutti quelle rassicuranti leggi che vorremmo tornassero a regolare i rapporti lavorativi oggigiorno.
C'è poi una parola che bene si adatta a questi tempi di crisi: resilienza, ovvero la resistenza agli urti di un particolare materiale fino al punto di rottura. Resistere, oggi, deve diventare un motivo di orgoglio personale, e non di frustrazione. In particolare, le vere colonne dell'Italia di oggi sono le 50enni, che si trovano a essere madri, mogli, donne che si rimboccano le maniche nel lavoro e a casa, con sempre più richieste dall'esterno.

Insomma, grande capacità di resilienza, brevità, velocità, precisione e anche semplicità: queste le carte vincenti per rimboccarci tutti le maniche e arrivare a una nuova epoca dell'Italia. C'è speranza ma anche critica nel discorso di Severgnini (forse un po' meno autocritica, ma tant'è...).

La frase più bella dell'incontro:
Il treno del futuro corre veloce; mettersi ad aspettarlo facendo un pic-nic sulle rotaie non è la soluzione! 

***

E così si concludono le cronache di uno dei festival più appassionanti che abbia mai visto. Nel ringraziare ancora una volta il team di Pordenonelegge, per #pnlegge2015 propongo: 
- wifi per i social-twitteri;
- e un solo hashtag per la condivisione online. 

Ma, sia chiaro, questi sono solo consigli a margine. Tutto il resto - ovvero la sostanza - è stato quanto di meglio si potesse sperare. 


GMGhioni






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