lunedì 14 luglio 2014

#LibrinTrincea - Un rude inverno: La Grande Guerra secondo Raymond Queneau

Un rude inverno
di Raymond Queneau
Einaudi, 2009


€  17


Nel 1939 Queneau dava alle stampe un romanzo intensamente autobiografico, capace di racchiudere nella sua brevità tutta la ricchezza dei temi e delle scelte stilistiche che caratterizzeranno la produzione matura di questo straordinario autore francese. Un rude inverno non è ancora dominato dal gusto per l'arte combinatoria e per i giochi linguistici che ha reso Queneau celebre al pubblico di tutto il mondo, ma vive già interamente della tensione tra umorismo e tragedia, del gusto per l'enigmatico che è sempre già enigmistico, e della passione per la parola come potente creatrice di senso.

Il romanzo racconta la storia di Bernard Lahameau, un tenente francese a riposo per una ferita e in attesa del ritorno in guerra. È innamorato di una infermiera inglese, non crede nella vittoria e trascorre le proprie giornate osservando la sua Le Havre, popolata da personaggi surreali e attraversata da eventi sempre a metà tra il bislacco e il perturbante. Le oziose giornate del protagonista saranno segnate dall'incontro con due ragazzini, dai litigi esistenziali con il fratello e dalle discussioni politiche con stranieri sconosciuti, in un frizzante percorso narrativo capace di raccontare con grande ironia la vita francese di provincia.


La penna di Queneau orchestra una quotidianità sempre sorprendente, con una ricchezza linguistica che trasfigura l'ordinario e lo rende cifra di un mistero superiore. Tutti i temi ricorrenti della sua scrittura sono già presenti: su tutti la suggestione del satiro, costante pericolo del rapporto tra un signore adulto e una ragazzina smaliziata, che sarà al centro del suo fortunatissimo Zazie nel metrò. La storia, oltretutto, ripercorre con arguta disinvoltura diverse tappe della vita dell'autore: dalla nascita (data dell'incidente del protagonista, che ha perso la famiglia in un incendio) all'arruolamento in guerra, dall'interesse per la città natale alla passione per il cinema. Lo spunto autobiografico diventa così la scusa per una divertente satira del nazionalismo francese, ma dà vita allo stesso tempo ad uno strabiliante esperimento letterario in cui cultura alta e linguaggio popolare, impegno civile e spensieratezza fanciullesca, metafisica e gioco di parole si fondono in una magistrale sintesi.

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