domenica 23 marzo 2014

Pillole di Autore: Orphée

               Frederic Leighton- Orfeo ed Euridice(1864)


Orfeo, musico, poeta e cantore, è l'artista per eccellenza, figlio della Musa Calliope e del sovrano tracio Eagro(o, probabilmente del dio Apollo), fonde in sé il lato appolineo e quello dionisiaco, lo spirito della razionalità, contrapposto allo spirito caotico e irrazionale. Orfeo con la sua arte riesce a muovere alberi, pietre, fiumi, a sovvertire l’ordine della natura con i poteri del “genio”; con la sua cetra commuove gli animi degli dei infernali, incanta l’universo intero, ferma la ruota di Issione.

La figura di Orfeo è legata soprattutto  alla celebre vicenda tragica di  Euridice, leggenda rivisitata e riscritta dai tempi più antichi nella letteratura e in poesia, da Virgilio a Bufalino
Ogni variazione sul mito ha degli elementi perturbanti, fino a giungere ad un totale sconvolgimento della trama originaria:Virgilio rimane fedele all’antica leggenda, predilige l’essenzialità e l’eleganza senza dilungarsi in digressioni descrittive; Ovidio si ispira a Virgilio, introduce gli amori omosessuali di Orfeo, celati dal suo predecessore e pennella precisamente i dettagli; mentre la Euridice di Virgilio rimprovera l’amato “Quale…- diceva lei- quale immensa pazzia, Orfeo, ha rovinato me, infelice, e te?”, quella di Ovidio non ha nessuna ragione di biasimo “Pur morendo di nuovo, non ebbe per lo sposo parole di rimprovero(e di cosa doveva lamentarsi, se non di essere amata?)”. Poliziano introduce nuovi personaggi e imbocca la via del dramma satiresco con finale carnacialesco del coro delle baccanti.
Orfeo. Euridice. Hermes di Rilke(la lirica è inclusa nella raccolta Nuove Poesie del 1907) segna una tappa fondamentale nell’evoluzione del mito, non solo per l’introduzione del messaggero degli dei, ma soprattutto per una rappresentazione totalmente nuova; una rappresentazione pittorica che trae ispirazione da un bassorilievo attico del V secolo, conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli.
L’Orphée di Cocteau  (prima rappresentazione 1926) apre la strada al teatro dell’assurdo, i personaggi principali sono una coppia borghese in abiti da campagna, la Morte-Proserpina una giovane bellissima in abito da sera rosa.
Da Cocteau in poi il “respicere” diventa un atto dovuto, un “mi sono voltato apposta”, non una perdita d’equilibrio, né il desiderio di vedere l’amata, è l’individualità dell’artista a prevalere, il viaggio negli inferi di Orfeo non è più per amore, ma per se stesso e la sua arte.
Con Pavese, Orfeo può cantare solo il mondo dei vivi, è il poeta inconsolabile del secondo dopoguerra, si oppone a Bacca, trasgredisce il mito classico ma ha ancora la sua aurea; nell’Orfeo Vedovo è Euridice che risale sulla terra, Savino sopprime gli elementi essenziali del mito: la catabasi di Orfeo e il respicere ( Orfeo non si volta più indietro!); con Savino e Bufalino, il poeta è uno zimbello senza autorità, un musico fallito sia in arte che in amore.

Testo di riferimento: ORFEO, Variazioni sul mito, a cura di Maria Grazia Ciani e Andrea Rodighiero, Venezia, GRANDI CLASSICI tascabili Marsilio, 2004


Virgilio
GEORGICHE
IV, 453-459

L’ira di qualche nume ti perseguita; sconti una grave colpa: contro di te Orfeo, ingiustamente infelice, muove questo castigo- se il fato non si oppone - e duramente infuria per la sposa perduta. Mentre sconvolta cercava di fuggirti, rapida lungo il fiume, la fanciulla segnata dalla morte non vide in mezzo all’erba alta, davanti ai suoi piedi, un mostruoso serpente sulla riva.
 
Ovidio
METAMORFOSI
X, 11-21;23-27;38-39

Antonio Canova- Orfeo ed Euridice(1775-1776)
E dopo averla pianta a lungo, al  vento di di quassù, il poeta del Ròdope- per tentare anche le ombre- non esitò a scendere allo Stige per la porta del Tènaro: tra schiere inconsistenti e tra fantasmi  di morti ormai sepolti giunse fino a Persefone, e al signore che governa sullo squallido regno delle ombre. Mosse le corde della lira al canto e disse:«Numi del mondo posto sottoterra dove finiamo per cadere tutti, noi creature mortali, se è lecito e se mi concedete di dire il vero senza giri di un linguaggio bugiardo, io non sono sceso qui per vedere le tenebre del Tartaro(…);la causa del mio viaggio è la mia sposa: in lei una vipera che aveva calpestato ha iniettato il veleno, e le ha tolto i suoi anni che fiorivano. Avrei voluto sopportare(non potrò dire che non ho provato): ha vinto Amore! Sulla terra, lassù, è un Dio ben noto; non so se lo è anche qui, però me lo auguro(…). Ma se il destino nega questa grazia per la mia sposa, è certo che io non me ne andrò: rallegratevi della morte di entrambi!» 

Angelo Poliziano
FABULA DI ORFEO
165-166;181-182;237-244

ORFEO(…)Pietà!Pietà! Del misero amatore/pietà vi prenda, o spiriti infernali.(…) PLUTO Chi è costui che con suo dolce nota/ muove l’abisso e con l’ornata cetra?(…)Io te la rendo, ma con queste leggi:/che la ti segua per la cieca via, ma che tu mai la suo faccia non veggi/ finchè tra’ vivi pervenuta sia;/dunque el tuo gran disire, Orfeo, correggi,/ se non, che tolta subito ti fia. I’ son contento che a s’ dolce plettro/s’inchini la potenza del mio scettro. 


Rainer Maria Rilke
ORFEO, EURIDICE, HERMES
L’uomo snello per primo,/avvolto nel suo manto azzurro/guardava avanti a sé impaziente e muto.(…)Se avesse potuto voltarsi per un attimo/(ma un solo sguardo e l’opera sua/che ormai era alla fine, sarebbe andata in pezzi), li avrebbe visti,/quei due, che muti lo seguivano/col loro passo lieve://il dio dei viandanti e dei messaggi,/sui chiari occhi il pétaso calato,/la verga sottile tesa avanti a sé,/le ali fruscianti alle caviglie;/e, affidata alla sua mano sinistra,/come in pegno: lei.  


Jean Cocteau
ORPHÉE

Lei lo tira, Orfeo perde l’equilibrio e la guarda. Grido di lui. Euridice, impietrita, si alza; sul volto le si legge il terrore; la luce cala. Euridice sprofonda lentamente e scompare; torna la luce. 

ORFEO (celando sempre più l’imbarazzo sotto la collera)
Con le donne bisogna mostrarsi duri; bisogna dimostrare che non ci teniamo; non bisogna lasciarsi condurre per il naso.

HEURTEBISE Questa è enorme! Volete darmi a intendere che avete guardato Euridice apposta?ORFEO Sono un tipo da distrazioni, io? 


Cesare Pavese
L’INCONSOLABILE

BACCA: Un tempo cantavi Euridice sui monti…ORFEO: Il tempo passa Bacca. Ci sono i monti, non c’è più Euridice. Queste cose hanno un nome, e si chiamano uomo. Invocare gli dei della festa qui non serve 


Gesualdo Bufalino
IL RITORNO DI EURIDICE

               Giorgio de Chirico - Orfeo solitario, 1973
Lo aveva amato. Anche se presto aveva dubitato di essere amata altrettanto. Troppe volte lui si eclissava su per i giochi del Rodope in compagnia d’un popolo di fanciulli che portavano al polso una fettuccia rossa,(…).Senza dire mai dove andava, senza preoccuparsi di lasciarla a corto di provviste, deserta d’affetto, esposta ai salaci approcci di un mandriano del vicinato(…).Quand’è così, una si disamora, si lascia andare, sicchè, negli ultimi tempi, lei si era trascurata, si faceva vedere in giro con le chiome secche, male truccata, con la pelle indurita dai rovi, dalle tramontane.  


Alberto Savino
ORFEO VEDOVO


AGENTE
Alt!                         E al pubblico:Signori, prego scusare. Mi tocca chiudere il sipario. Discrezione ci vuole. Costui è più di un marito che sta per raggiungere la moglie: è il poeta che sta per raggiungere la poesia.                        Al direttore:Maestro, solennità. 






Isabella Corrado