domenica 17 febbraio 2013

Pillole d'Autore: le poesie di John Keats

Oggi siamo abituati a considerare John Keats come uno tra i maggiori rappresentanti del Romanticismo, ma la fama di questo poeta si è consolidata solo dopo la sua morte poiché, come è noto, la critica a lui contemporanea ne attaccò le opere, impedendo ad esse di ottenere i riconoscimenti che avrebbero più che legittimamente meritato. A differenza di molti colleghi coetanei (Shelley e Byron, per ricordare i nomi più celebri) Keats non studiò in prestigiose public schools, né frequentò Cambridge o Oxford, la sua formazione avvenne invece nella provincia londinese, alla scuola del reverendo Clarke. A partire da questo periodo e per tutta la breve durata della sua vita, Keats iniziò un percorso letterario che lo portò in contatto con i maggiori autori, da Dante a Shakespeare, da Milton a Omero e che sarebbe stato fonte di continui confronti tra la loro visione dell'arte e la creazione di un suo pensiero originale, la cui evoluzione è riscontrabile in un buon numero di lettere che ci sono pervenute e che testimonia una fitta corrispondenza con intellettuali e letterati dell'epoca. Da una di queste, datata 27 ottobre 1818, si leggono parole interessanti circa quella che Keats riteneva dovesse essere la missione del poeta:
Ho l'ambizione di fare un po' di bene nel mondo: se avrò vita sarà questa l'opera degli anni maturi; nel frattempo, tenterò di giungere nella poesia  alle altezze consentite dalle forze che mi sono state concesse.
Tuttavia, il raggiungimento di questo obiettivo è stato, fin dal principio della sua produzione artistica, fortemente contrapposto al superamento di un'inadeguatezza dei mezzi espressivi utilizzati, che non sembravano soddisfarlo, soprattutto se confrontati con quelli dei suoi riferimenti letterari. Al riguardo, si pronunciò anche in occasione della stesura della prefazione per la pubblicazione di Endymion (1818):
Sapendo bene dentro di me il modo in cui è stato prodotto questo poema, non è senza un senso di rammarico che lo rendo pubblico. A quale modo io mi riferisca sarà perfettamente chiaro per il lettore, che dovrà ben presto accorgersi di una grande inesperienza e immaturità, e di tutti quegli errori che denotano un tentativo febbrile più che non un'impresa realizzata.
 L'attività poetica si concentra in un periodo molto breve, dalla pubblicazione dei primi la lavori alla sua morte, avvenuta nel 1821, trascorrono appena tre anni. In questo tempo Keats sperimentò diverse forme compositive, dal poema- Endymion e Hyperion, entrambi ispirati dallo studio della mitologia classica- alle Odi, ricordiamo tra tutte Ode on a Grecian Urn. Non mancano incursioni "gotiche" nella leggenda medioevale, per citare le parole di Vanna Gentili. Le ritroviamo in The Eve of St Agnes, Eve of St Mark e, sopratutto, nella ballata La Belle Dame sans Merci che diverrà il punto di partenza della tendenza estetica della poesia inglese del secondo Ottocento. Nella raccolta Poesie si trovano anche sedici sonetti, tra cui Bright Star, che ha ispirato il film omonimo del 2009, diretto da Jane Campion.

(Edizione di riferimento: John Keats, Poesie, Einaudi 2007)

Ben Whishaw nel ruolo di John Keats in Bright Star (2009)

Alla prima lettura dell'Omero di Chapman

Molto ho viaggiato nei reami d'oro
e molti vidi buoni stati e regni
e tutt'intorno a molte navigai
isole d'occidente, che poeti
mantengono d'Apollo in signoria.
Spesso mi fu narrato d'una vasta
landa cui tiene in suo dominio Omero
dalla fronte profonda; eppure mai
giammai ho respirato la sua pura
serenità, finchè io non udii
Chapaman parlare forte e audace: allora
simile ad uno che nei cieli scruta
io mi sentii, quando un nuovo pianeta
nuota sotto il suo sguardo; o al valoroso
Cortes quando fissò con occhi d'aquila
il Pacifico - e tutti i suoi compagni
con febbrile incertezza si guardarono -
silente, sopra un picco in Darien.

Rileggendo Re Lear

Sereno liuto, favola dorata
leggendariamente piumata Sirena,
regina di reami assai lontani!
Il tuo canto tralascia in questo giorno
d'inverno, chiudi il libro e muta
rimani. Addio! Perchè una volta ancora
debbo gettarmi ardendo in mezzo all'aspro
duello fra la creta appassionata
e la sua dannazione; ed umilmente
assaporare ancora il dolce amaro
di questo frutto scespiriano. O massimo
tu fra i poeti e voi, nubi d'Albione,
che generaste il nostro tema eterno
e profondo! Allorché nella foresta
di querce antiche io sarò passato,
non lasciatemi errare in uno sterile
sogno, ma se nel fuoco mi consumi,
datemi nuove ali di Fenice,
perch'io voli seguendo il mio desio.
Lucente stella

Oh fossi come te, lucente stella,
costante - non sospeso in solitario
splendore in alto nella notte, e spiando,
con le palpebre schiuse eternamente
come eremita paziente ed insonne
della natura, le mobili acque
nel loro compito sacerdotale
di pura abluzione intorno ai lidi
umani della terra, o rimirando
la maschera di nuova neve che
sofficemente cadde sopra i monti
e sopra le brughiere, no - ma sempre
costante ed immutabile posare
il capo sul bel seno maturante
del mio amore e sentire eternamente
il suo dolce abbassarsi e sollevarsi,
per sempre desto in una dolce ansia,
sempre udire il suo tenero respiro
e vivere così perennemente -
o svenire altrimenti nella morte.
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Scelta dei testi e nota introduttiva a cura di Francesca Cioce

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