lunedì 19 marzo 2012

CriticaLibera: La commedia divina e il cortocircuito dell'anima


Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c'han detto ai dolci amici addio;
(Purgatorio, VIII)
Potrei analizzare il canto, le chiose, le note, potrei parlare di contesto storico, di terzine incatenate di endecasillabi, invece ripenso a quel libretto capitato per caso fra le mie mani infantili: La Divina Commedia spiegata ai bambini che mi ha fatto conoscere, e godere, l’avventura di Dante, Virgilio e Beatrice, a spasso nella selva oscura, giù nei gironi infernali, su per il monte del Purgatorio, in cielo fino all’amor che move il sole e le altre stelle. E penso all’edizione illustrata da Gustave Dorè che circolava in casa, i corpi nudi di Paolo e Francesca sbattuti dalla tempesta, i chiaroscuri cupi, le foglie d’alloro a incoronare i due poeti, lo sguardo truce di Caron dimonio. Penso, infine, all’edizione del 1962, commentata da Carlo Grabher, sulla quale ho studiato al liceo, col professor Aldo Baldini allora trentenne, che, non so se è vivo o morto, ma lo ringrazio per avermi trasfuso la passione per la letteratura e insegnato un metodo di studio. Penso alla stessa edizione spulciata all’università - tutto l’inferno minuto per minuto - imparata quasi a memoria con la mia amica Cristina, perché all’esame ti aprivano a caso il testo, coprendolo con le mani, ti facevano leggere un verso e ti chiedevano vita, morte e miracoli, che canto era, qual era il peccato punito, quale il contrappasso. E noi lì, a ripetere, a farci le domande l’un l’altra, a cercare di memorizzare tutti i personaggi minori, a innamorarcene nostro malgrado.
Ecco, questo mi viene in mente, quando penso alla Divina Commedia e gradirei parlare con quelli dell’organizzazione “per i diritti umani” che vorrebbero bandirla perché omofoba, razzista, anti islamica. Bramerei guardarli negli occhi e dir loro che anch’io ho diritto. Ho diritto alla mia cultura, quella che ho assorbito attraverso i secoli con la lingua dove il sì suona,  a quella che mi ha fatto crescere, che ha fatto di me ciò che sono, nel bene e nel male. E poi vorrei costringerli a leggere il verso che ho citato, a ripeterlo come un mantra, a recitarlo come una preghiera, a sussurrarlo fino a farselo scendere dentro, oltre la metrica, oltre la struttura. “Ma non sentite?” urlerei, “non sentite  la botta di poesia nella pancia, lo struggimento del cuore, il cortocircuito della mente, l’armonia celeste fra significante e significato, fra forma e contenuto, che ti fa salire le lacrime agli occhi ogni volta? Ma che uomini siete?
La Commedia è nostra, ragazzi, è poesia pura, è insuperabile e insuperata, è, appunto, Divina. 
Guai a chi ce la tocca.


Patrizia Poli       

3 commenti:

A. Dario Greco [Sigfried]

La divina commedia è identità letteraria italiana. Dante sta in cima all'olimpo dei più grandi poeti mondiali, il solo pensiero di bandirla dalle scuole mi fa venire i brividi. Gia i ragazzini di oggi sanno a malapena chi è Dante. Vogliamo davvero legittimare l'ignoranza? Le accuse di omofobia, razzismo e anti-islamismo non si reggono in piedi. E' un'opera scritta nel 1300! Va ammirata e studiata per la sua grandezza poetica, va contestualizzata nell'epoca in cui è stata scritta. Come si può pensare di trasporla ai giorni nostri?

Maria Elena

credo che, molto semplicemente, chi l'ha detto o è in cerca di visibilità o non ha studiato granchè nella sua vita. in entrambi i casi, io non lo prendo nemmeno in considerazione!

oleandra

Siamo più che mai dentro "una selva oscura". Tra rami di magre fronde pendono i frutti acerbi dell'arroganza, acri come la mediocrità insegna.
Per riveder le stelle occorre alzare gli occhi al cielo, dare all'anima lo slancio della bellezza, una possibilità, un puro anelito necessario per chi crede nel valore della Letteratura soccorso e guida per la vita.